Commentaria

Giugno 30, 2008

Obama e McCain: l’opinione dei resistenti iraniani

Archiviato in: analisi, futuro, problemi, uno sguardo al mondo — commentaria @ 1:26 pm
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Questo viaggio sara’ un’ottima opportunita’ per me per valutare la situazione in Paesi che sono fondamentali per la sicurezza nazionale americana e per consultare alcuni dei nostri amici e alleati piu’ stretti sulle sfide comuni che ci troviamo di fronte” (fonte ASCA)

Prendo spunto da questa nota di agenzia delle ultime ore che annuncia un prossimo viaggio, con tappe in Israele, Giordania, Francia, Germania e Gran Bretagna, del candidato democratico alla Casa Bianca Barak Obama, per proporvi alcuni passaggi di un articolo apparso qualche settimana fa su un sito in lingua francese tenuto da un un gruppo di fuoriusciti iraniani, oppositori del regime dei Mullah e del presidente Ahmadinejad.

Ritengo che sia un articolo molto interessante perché tratta appunto l’argomento dei rapporti con i Paesi del Medio Oriente che un futuro presidente degli Stati Uniti dovrà necessariamente stabilire per curare per gli interessi politici ed economici della sua nazione in una zona del mondo ad altissimo rischio di conflitto.

E Obama con questo viaggio vuole giocarsi una carta importantissima per garantirsi il sospirato “goal” nelle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre, dimostrando di aver ben capito e valutato l’impatto che la politica estera ha sul corpo elettorale e per la sua immagine.

L’attenzione di Obama si focalizza soprattutto su Israele e sulla Giordania, probabilmente per capire quanto possa contare sulla collaborazione di questi due stati, tradizionalmente vicini agli U.S.A, per contrastare la preoccupante influenza diretta e indiretta  della Siria e dell’Iran nella zona mediorientale.

In questa zona, infatti l’Iran sta acquistando sempre più il ruolo di nazione leader, grazie alla sua posizione strategica sia politica che economica, tanto da essere ormai avvertita come una seria minaccia per l’equilibrio e per la pace del mondo intero.

L’articolo apparso in data 21.05.08 esprime dunque il punto di vista di chi conosce bene sia la situazione iraniana che quella in cui si dibatte la società e la politica occidentale e ne fa un’analisi “alternativa”.

“Obama – Mac Cain: i due parleranno all’Iran!  Attualmente tra i due c’è un altalenante dibattito mediatico tra Obama e McCain sull’utilità di un dialogo con i mullah. I due candidati moltiplicano le loro argomentazioni in un gioco di ruolo che non corrisponde alla realtà della loro opinione sull’Iran e il suo regime islamico.

Obama, partigiano di un dialogo con l’Iran , è portavoce delle posizioni del Council on Foreign Relations, il centro che definisce gli obiettivi diplomatici che gli Stati Uniti dovranno perseguire per dominare i loro avversari, principalmente la Cina. Il Council  è dominato dalle dottrine elaborate da un certo Brzezinski, il quale dagli anni ‘70, aveva proposto una specie di affidamento dell’Asia centrale a dei musulmani integralisti per creare un’onda d’urto e per scuotere la regione mineraria dello Xinjiang, abitata soprattutto da ouigours, i musulmani cinesi. Il progetto di Brzezinski consisteva nel sostituire tutti gli Stati della regione con delle repubbliche islamiche per risvegliare appunto gli ouigours.

Oggi giorno, per rilanciare l‘offensiva economica anti cinese , che andrebbe a colpire così anche il Giappone e le altre tigri asiatiche che fanno ombra agli Stati Uniti,  gli amricano hanno bisogno di legarsi all’Iran per ragioni pratiche. L’Iran è dotata del potere islamista, possibile sorgente di ispirazione per gli ouigours, ed è inoltre uno dei fornitori petroliferi della Cina. …

L’approccio di Obama dovrebbe essere  di tipo più pragmatico: un accordo con chi si trova al potere in Iran e ciò senza porre le eccessive condizioni preliminari che ha chiesto Bush …

Dal canto suo, come erede di Bush, McCaini è condizionato dalla strategia adottata dai consiglieri di Bush. Attaccando Obama su un dialogo con l’Iran senza condizioni preventive, McCain non fa altro che giocare il ruolo d’erede ma contrariamente a Bush, egli non precisa mai quali saranno le condizioni preventive necessarie per riprendere il dialogo con i mullah! Non esiste alcuin intervento pubblico del candidato repubblicano sulla natura di queste condizioni preliminari.

Di fatto, malgrado le apparenze non si tratta di un confronto di posizioni con Obama ma di un morphing impercettibile per navigare sia nell’opzione Bush che in quella di Obama…”

Per leggere l’articolo: http://www.iran-resist.org/article4484

Per saperne di più sul Council on Foreign Relations: http://www.iran-resist.org/article4315

Giugno 27, 2008

Immagine Italia

Archiviato in: Estero, Italia, idee, società — commentaria @ 7:40 pm
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Una proposta: perchè non prendiamo le impronte digitali di tutti, adulti e bambini, italiani e stranieri?
Senza troppe cerimonie, una volta che si prendessero le impronte digitali di tutti, non ci sarebbe più alcuna discriminazione. Così si creerebbe una banca dati che consentirebbe alle forze dell’ordine di poter dare con molta più facilità un volto a chi commette un crimine.
In fondo cosa ci sarebbe di male?
Saremmo schedati?
Perchè, ora che succede?
Di ciascuno di noi si sa di tutto e di più, e la maggior parte dei dati sensibili sono ormai pressocchè pubblici e facilmente reperibili, in barba alla tutela della privacy.
Che le impronte digitali siano dunque a corredo dei nostri dati personali e nessuno avrebbe più nulla da eccepire!

A proposito di obiezioni… Ma avete fatto caso che da qualche tempo in qua, sempre più spesso e con maggior veemenza, leggiamo i commenti di uomini politici esteri o di organizzazioni internazionali che fanno la voce grossa e stigmatizzano le faccende di casa nostra?
Il figlio di Gheddafi protesta per la ventilata ipotesi di Calderoli quale Ministro degli Esteri. A momenti non sapeva neanche Berlusconi dove piazzarlo nel nuovo ordinamento governativo, e già qualcuno si faceva sentire…
Poi ci si è messa la Spagna che con l’accusa di razzismo esplicitamente indirizzato al nostro Paese, rischiava di far scoppiare un incidente diplomatico.
Non occorre avere lunga memoria, per ricordare come solo qualche settimana fa, Bush davanti alle telecamere italiane affermava che in linea di massima non avrebbe avuto nulla da ridire nel far entrare l’Italia nel gruppo dei 5+1 per condurre le trattative per lo stop al nucleare con l’ostico Iran. Alcuni giorni dopo l’Italia si è vista esclusa dal tavolo delle negoziazioni (in questo modo ci hanno evitato il sonoro: No, grazie! ricevuto dai negoziatori sulla faccia come uno sganassone dal portavoce di quel simpaticone di Ahmadinejad, ma certo questa esclusione è il segno della considerazione di cui godiamo all’estero).
Forse Bush non aveva nulla da ridire, ma gli altri 5 sì!
Ora ci si mettono l’UNICEF, la Commissione Europea che puntano irati e scandalizzati il dito contro l’Italia per la questione delle impronte dei bambini rom..
C’è ancora qualcuno che chiede la parola per sindacare sui fatti nostri?
Avanti, c’è ancora posto!

Albania: vergini per giuramento d’onore

from NYTime- Per i secoli, nella società chiusa e conservatrice dell’Albania del Nord, lo scambio di genere è stata considerata una soluzione pratica quando una famiglia si trovava a corto di uomini. Questa usanza di origine medioevale nacque come una necessità sociale, in una regione prevalentemente agricola infestata da guerre e morte. In una famiglia il cui patriarca moriva senza lasciare figli maschi, le donne non sposate della famiglia si trovavano sole e povere. Solo facendo un giuramento di verginità per onore della famiglia, le donne potevano assumere il ruolo di capo famiglia, portare armi, avere delle proprietà e muoversi liberamente. Esse vestivano esattamente come gli uomini e trascorrevano la loro vita in compagnia di altri uomini, sebbene parecchie di loro conservavano il loro nome femminile. Non erano affatto derise, ma accettate nella vita pubblica, perfino apprezzate e rispettate. Alcune sceglievano la verginità per onore della famiglia, per affermare una propria autonomia o per evitare matrimioni combinati.

Ecco alcune storie in breve…

Keqi ricorda il giorno di quasi 60 anni fa quando decise di diventare un uomo. Tagliò i suoi lunghi riccioli neri, scambiò il suo vestito con i larghi pantaloni di suo padre, si munì di fucile da caccia e fece voto di verginità d’onore, rinunciando al matrimonio, ad avere dei figli e al sesso.
Il padre di Keqi era stato ucciso in un litigio e in famiglia non c’era un erede maschio.
Così, Keqi, che ora ha 78 anni, fece voto di verginità per il resto della sua vita e da allora ha vissuto come un uomo, un nuovo patriarca, con tutta la tracotanza e gli oneri dell’autorità maschile – compreso l’obbligo di vendicare la morte del padre. Nella sua famiglia la chiamano “il pasha„
Keqi decise di diventare l’uomo della casa a 20 anni. I suoi quattro fratelli, oppositori di Enver Hoxha, dittatore dell’Albania per 40 anni fino alla sua morte, avvenuta nel 1985, erano stati incarcerati o uccisi. Trasformarsi in un uomo, per quei tempi, era l’unica alternativa per sostentare sua madre, le sue quattro cognate ed i suoi cinque nipoti.
Ha lavorato come carpentiere nei cantieri edili ed ha pregato nella moschea assieme agli altri uomini. Neppure oggi, i suoi nipoti e le sue nipoti oserebbero sposarsi senza il consenso del loro “zio„.
Essere l’uomo della casa, però, significava anche vendicare la morte del padre. Perciò, quando assassino di suo padre, ormai ottantenne, è uscito di prigione cinque anni fa, Keqi, applicando la legge del Kanun, ha ordinato a un suo nipote di 15 anni di ammazzarlo. Per vendetta la famiglia dell’uomo ha ucciso a sua volta il ragazzo. “Ho sempre sognato di vendicare la morte di mio padre,„ ha detto Keqi. “Naturalmente, mi rincresce che mio nipote sia stato ammazzato. Ma se tu uccidi me, io devo uccidere te.„
Recentemente è stata in ospedale per un intervento chirurgico, e l’altra malata con la quale condivideva la stanza era sconvolta credendola un uomo.

Diana Rakipi, 54, guardia giurata nella città di Durres, nell’Albania occidentale, divenuta anche lei vergine per giuramento d’onore per sostentare le sue nove sorelle, rimpiange con nostalgia l’era di Hoxha. Durante il periodo comunista lei era un maggiore e si occupava dell’addestramento delle donne come soldati da combattimento. “Oggi le donne escono mezze nude per andare in discoteca,„ ha detto la signora Rakipi, che porta un berretto da militare. “ Nella mia vita sono stato trattato sempre come un uomo, sempre con rispetto. Non pulisco, non stiro, non cucino. Quello è lavoro da donna.„

“Le donne e gli uomini ora sono quasi uguali,„ afferma Caca Fiqiri, la cui zia, Qamile Stema di 88 anni, è l’ultima vergine per giuramento d’onore del suo villaggio. “Rispettiamo molto le vergini per giuramento; le consideriamo come uomini a causa del loro grande sacrificio. Ma oggi non è più un marchio di infamia non avere l’uomo di casa.„
Qamile Stema afferma che trasformarsi in una vergine per giuramento era una necessità e un sacrificio. “Mi sento solo qualche volta, tutte le mie sorelle sono morte e vivo da solo,„ ha detto. “Ma non ho mai voluto sposarmi. Alcuni nella mia famiglia hanno provato a convincermi a cambiare abbigliamento, ma quando hanno capito che ero diventato un uomo, mi hanno lasciato stare.„
“Immagino che potreste dire che io sia parzialmente donna e parzialmente uomo,„ dice Stema. “Ma mi è piaciuta la mia vita come uomo. Non ho rimpianti.„

Fonte: http://www.nytimes.com/2008/06/25/world/europe/25virgins.html?scp=2&sq=albania&st=nyt

Cos’è il Kanun? http://it.wikipedia.org/wiki/Kanun

Giugno 26, 2008

Il Planning Bill inglese: autorità o autoritarismo?

Archiviato in: problemi, società — commentaria @ 5:07 pm
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E’ di ieri la notizia (poco pubblicizzata, a dire il vero) che uno Stato democratico occidentale quale l’Inghilterra avrà il Planning Bill, ovvero una legge che impedirà ai propri cittadini di protestare quando si tratterà di fare opere di pubblico interesse tipo un’autostrada, un ponte, un aeroporto, centrali nucleari, discariche o altro sul loro territorio.
Come tanti governi europei, anche quello di sinistra di Gordon Brown è paralizzato dalle continue proteste delle comunità locali ogni volta che si parla di nuove opere che rivestono un’importanza strategica. La legge inglese prevede che i cittadini possano trascinare in giudizio il governo e che le decisioni possano essere riviste, quindi le cause intentate sono tantissime e si trascinano per anni, bloccando di fatto l’iniziativa pubblica.

Il Planning Bill, dunque, attribuirà ad un comitato di esperti, di nomina governativa, il compito di localizzare il sito più adatto per l’opera pubblica che si andrà a realizzare senza che le comunità locali abbiano la possibilità di opporsi.

Immagino che la decisione debba essere arrivata dopo lungo dibattimento, e capisco anche che una scelta tanto impopolare e molto contestata debba essere stata quasi una scelta obbligata, fatta nel tentativo di sbloccare delle situazioni che, è duro dirlo, sono paralizzate proprio grazie al legittimo esercizio democratico da parte dei cittadini e della categorie, ma soprattutto ad un modo di pensare ai propri interessi personali, comune a tutte le latitudini: tutto va bene, tutto può essere utile ma non vicino a casa mia!
Nelle faccende di casa nostra abbiamo avuto più di un esempio di quelle situazioni di stallo, a volte paradossali, che gli inglesi stanno cercando di correggere con il Planning Bill.

Sarà banale, ma il più attuale è quello della “munnezza” in Campania: tutti chiedono strade pulite, una raccolta efficiente e quotidiana. Poca è la voglia di raccolta differenziata, perchè diciamocelo pure, un po’ di seccature le procura con tutti quei contenitori messi ad ingombrare un angolo della cucina o il balconcino di casa; con l’impegno a consegnare ad orari stabiliti; con il fastidio e la fatica di fare tratti di strada, anche abbastanza lunghi perchè non sempre i punti di raccolta sono sotto casa, carichi di bottiglie e barattoli di vetro o mucchi di giornali e cartoni.. Non ne parlarliamo poi dei rifiuti ingombranti!
L’esigenza di avere strade pulite, però, pone l’altrettanto evidente problema di dove depositare la spazzatura raccolta: occorrono dei siti, che naturalmente non si trovano sulla Luna ma in qualche parte del comprensorio territoriale.
Ma quando si parla di aprire una discarica nei dintorni del luogo dove si ha la propria casa, allora la gente scende per le strade, si fanno cortei, comizi, messe e corrono le TV e i giornalisti.
Poi, quando le luci della scena si spengono il problema resta: dove mettiamo le montagne di spazzatura che incorniciano strade e marciapiedi? La risposta è sempre la stessa: si devono cercare i siti adatti, ma non qui! Non nel nostro paese!

La democrazia consente ai cittadini di dissentire, di protestare, di far valere i propri diritti avverso decisioni di potere che non condividono o che li danneggiano, ma cosa si deve fare quando c’è una esigenza di carattere collettivo?
Resto del parere che gestire compiutamente non “In democrazia” ma “La Democrazia” è quasi impossibile…

Per saperne di più: http://services.parliament.uk/bills/2007-08/planning.html

Giugno 25, 2008

Germania-Turchia: oltre lo sport

Archiviato in: società — commentaria @ 10:16 am
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Che i Campionati europei fossero una occasione per vivacizzare il clima all’interno di una
UE uscita acciaccata dal No! irlandese, non c’era dubbio, così come non è sfuggita (a me non di certo) l’aspetto politico che dietro le quinte agita gli animi e le menti.

Emblematica i tentativi di forzatura mediatica fatta dalla Spagna alla vigilia dell’incontro con l’Italia, quasi a mettere in campo non soltantodei giocatori ma il ruolo, il peso e il prestigio delle due nazioni contendenti all’interno della Comunità europea.
Se la Spagna intendeva dare alla partita questo significato, da parte nostra non c’è voluto molto ad accontentarli.
Stessa cosa per la Russia: la bella figura che ha fatto questa squadra fresca e senza dubbio sorprendente, è stata letta in molti come l’esempio lampante di un nuovo corso dell’intera nazione, ormai sempre più libera dalla cappa del regime omnipervasivo che l’aveva caratterizzata per decenni.
Che dire della Turchia?
Questa nazione appetita dall’Occidente e dall’Oriente per la sua posizione strategica e sul ruolo della quale sono anni ormai che si dibatte: deve entrare a far parte dell’Europa per cercare di arginare la pericolosa tendenza a scivolare nell’orbita del grande progetto del fondamentalismo islamico di gettare una solida testa di ponte nell’Europa, oppure deve essere tenuta fuori perchè alla lunga creerebbe dei problemi di non facile soluzione se essa venisse accettata?
In attesa di ulteriori sviluppi nel quadro geopolitico dell’Europa, la squadra turca ha eliminato gli avversari del suo girone e ora si ritrova a competere con la Germania nelle semifinali di questa sera.
Questo avvenimento però ha aperto un certo dibattimento all’interno della classe politica tedesca, che va oltre il mero episodio calcistico.
Leggevo questa mattina un interessante articolo che vi segnalo sul sito http://www.spiegel.de/ il cui titolo tradotto potrebbe essere:
Nati e cresciuti in Germania.. ma giocano per la Turchia!
Il sottotitolo spiega chiaramente qual è il problema:
“Due giocatori chiave della squadra nazionale della Turchia sono nati e sono cresciuti in Germania.
Ora, un politico tedesco
(n.d.a. per la precisione si tratta di Claudia Roth, figura di spicco del partito dei Verdi) sta domandandosi ad alta voce perchè essi non facciano parte della squadra nazionale tedesca. È ancora un ulteriore segno delle imperfezioni del sistema di integrazione? …”
L’articolo mostra chiaramente un problema politico e sociale cui un evento sportivo ha fatto
da cassa di risonanza: la questione dell’integrazione razziale di una comunità straniera che ormai non è alla prima, ma già alla seconda o addirittura terza generazione all’interno della nazione che li ha accolti.
E’ un problema di grande attualità, che richiede delle soluzioni coerenti e soprattutto univoche per evitare degli squilibri che alla lunga diverranno drammatici.

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