E’ di ieri la notizia (poco pubblicizzata, a dire il vero) che uno Stato democratico occidentale quale l’Inghilterra avrà il Planning Bill, ovvero una legge che impedirà ai propri cittadini di protestare quando si tratterà di fare opere di pubblico interesse tipo un’autostrada, un ponte, un aeroporto, centrali nucleari, discariche o altro sul loro territorio.
Come tanti governi europei, anche quello di sinistra di Gordon Brown è paralizzato dalle continue proteste delle comunità locali ogni volta che si parla di nuove opere che rivestono un’importanza strategica. La legge inglese prevede che i cittadini possano trascinare in giudizio il governo e che le decisioni possano essere riviste, quindi le cause intentate sono tantissime e si trascinano per anni, bloccando di fatto l’iniziativa pubblica.
Il Planning Bill, dunque, attribuirà ad un comitato di esperti, di nomina governativa, il compito di localizzare il sito più adatto per l’opera pubblica che si andrà a realizzare senza che le comunità locali abbiano la possibilità di opporsi.
Immagino che la decisione debba essere arrivata dopo lungo dibattimento, e capisco anche che una scelta tanto impopolare e molto contestata debba essere stata quasi una scelta obbligata, fatta nel tentativo di sbloccare delle situazioni che, è duro dirlo, sono paralizzate proprio grazie al legittimo esercizio democratico da parte dei cittadini e della categorie, ma soprattutto ad un modo di pensare ai propri interessi personali, comune a tutte le latitudini: tutto va bene, tutto può essere utile ma non vicino a casa mia!
Nelle faccende di casa nostra abbiamo avuto più di un esempio di quelle situazioni di stallo, a volte paradossali, che gli inglesi stanno cercando di correggere con il Planning Bill.
Sarà banale, ma il più attuale è quello della “munnezza” in Campania: tutti chiedono strade pulite, una raccolta efficiente e quotidiana. Poca è la voglia di raccolta differenziata, perchè diciamocelo pure, un po’ di seccature le procura con tutti quei contenitori messi ad ingombrare un angolo della cucina o il balconcino di casa; con l’impegno a consegnare ad orari stabiliti; con il fastidio e la fatica di fare tratti di strada, anche abbastanza lunghi perchè non sempre i punti di raccolta sono sotto casa, carichi di bottiglie e barattoli di vetro o mucchi di giornali e cartoni.. Non ne parlarliamo poi dei rifiuti ingombranti!
L’esigenza di avere strade pulite, però, pone l’altrettanto evidente problema di dove depositare la spazzatura raccolta: occorrono dei siti, che naturalmente non si trovano sulla Luna ma in qualche parte del comprensorio territoriale.
Ma quando si parla di aprire una discarica nei dintorni del luogo dove si ha la propria casa, allora la gente scende per le strade, si fanno cortei, comizi, messe e corrono le TV e i giornalisti.
Poi, quando le luci della scena si spengono il problema resta: dove mettiamo le montagne di spazzatura che incorniciano strade e marciapiedi? La risposta è sempre la stessa: si devono cercare i siti adatti, ma non qui! Non nel nostro paese!
La democrazia consente ai cittadini di dissentire, di protestare, di far valere i propri diritti avverso decisioni di potere che non condividono o che li danneggiano, ma cosa si deve fare quando c’è una esigenza di carattere collettivo?
Resto del parere che gestire compiutamente non “In democrazia” ma “La Democrazia” è quasi impossibile…
Per saperne di più: http://services.parliament.uk/bills/2007-08/planning.html




