“Questo viaggio sara’ un’ottima opportunita’ per me per valutare la situazione in Paesi che sono fondamentali per la sicurezza nazionale americana e per consultare alcuni dei nostri amici e alleati piu’ stretti sulle sfide comuni che ci troviamo di fronte” (fonte ASCA)
Prendo spunto da questa nota di agenzia delle ultime ore che annuncia un prossimo viaggio, con tappe in Israele, Giordania, Francia, Germania e Gran Bretagna, del candidato democratico alla Casa Bianca Barak Obama, per proporvi alcuni passaggi di un articolo apparso qualche settimana fa su un sito in lingua francese tenuto da un un gruppo di fuoriusciti iraniani, oppositori del regime dei Mullah e del presidente Ahmadinejad.
Ritengo che sia un articolo molto interessante perché tratta appunto l’argomento dei rapporti con i Paesi del Medio Oriente che un futuro presidente degli Stati Uniti dovrà necessariamente stabilire per curare per gli interessi politici ed economici della sua nazione in una zona del mondo ad altissimo rischio di conflitto.
E Obama con questo viaggio vuole giocarsi una carta importantissima per garantirsi il sospirato “goal” nelle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre, dimostrando di aver ben capito e valutato l’impatto che la politica estera ha sul corpo elettorale e per la sua immagine.
L’attenzione di Obama si focalizza soprattutto su Israele e sulla Giordania, probabilmente per capire quanto possa contare sulla collaborazione di questi due stati, tradizionalmente vicini agli U.S.A, per contrastare la preoccupante influenza diretta e indiretta della Siria e dell’Iran nella zona mediorientale.
In questa zona, infatti l’Iran sta acquistando sempre più il ruolo di nazione leader, grazie alla sua posizione strategica sia politica che economica, tanto da essere ormai avvertita come una seria minaccia per l’equilibrio e per la pace del mondo intero.
L’articolo apparso in data 21.05.08 esprime dunque il punto di vista di chi conosce bene sia la situazione iraniana che quella in cui si dibatte la società e la politica occidentale e ne fa un’analisi “alternativa”.
“Obama – Mac Cain: i due parleranno all’Iran! Attualmente tra i due c’è un altalenante dibattito mediatico tra Obama e McCain sull’utilità di un dialogo con i mullah. I due candidati moltiplicano le loro argomentazioni in un gioco di ruolo che non corrisponde alla realtà della loro opinione sull’Iran e il suo regime islamico.
Obama, partigiano di un dialogo con l’Iran , è portavoce delle posizioni del Council on Foreign Relations, il centro che definisce gli obiettivi diplomatici che gli Stati Uniti dovranno perseguire per dominare i loro avversari, principalmente la Cina. Il Council è dominato dalle dottrine elaborate da un certo Brzezinski, il quale dagli anni ‘70, aveva proposto una specie di affidamento dell’Asia centrale a dei musulmani integralisti per creare un’onda d’urto e per scuotere la regione mineraria dello Xinjiang, abitata soprattutto da ouigours, i musulmani cinesi. Il progetto di Brzezinski consisteva nel sostituire tutti gli Stati della regione con delle repubbliche islamiche per risvegliare appunto gli ouigours.
Oggi giorno, per rilanciare l‘offensiva economica anti cinese , che andrebbe a colpire così anche il Giappone e le altre tigri asiatiche che fanno ombra agli Stati Uniti, gli amricano hanno bisogno di legarsi all’Iran per ragioni pratiche. L’Iran è dotata del potere islamista, possibile sorgente di ispirazione per gli ouigours, ed è inoltre uno dei fornitori petroliferi della Cina. …
L’approccio di Obama dovrebbe essere di tipo più pragmatico: un accordo con chi si trova al potere in Iran e ciò senza porre le eccessive condizioni preliminari che ha chiesto Bush …
Dal canto suo, come erede di Bush, McCaini è condizionato dalla strategia adottata dai consiglieri di Bush. Attaccando Obama su un dialogo con l’Iran senza condizioni preventive, McCain non fa altro che giocare il ruolo d’erede ma contrariamente a Bush, egli non precisa mai quali saranno le condizioni preventive necessarie per riprendere il dialogo con i mullah! Non esiste alcuin intervento pubblico del candidato repubblicano sulla natura di queste condizioni preliminari.
Di fatto, malgrado le apparenze non si tratta di un confronto di posizioni con Obama ma di un morphing impercettibile per navigare sia nell’opzione Bush che in quella di Obama…”
Per leggere l’articolo: http://www.iran-resist.org/article4484
Per saperne di più sul Council on Foreign Relations: http://www.iran-resist.org/article4315




