Ripensavo a quanto letto un paio di giorni fa sul sito Guysen una dichiarazione rilasciata dal colonnello Gheddafi sull’iniziativa intrapresa della Francia di concerto con la Comunità Europea per formare l’Unione del Mediterraneo..
Gheddafi precisa che “Il suo paese (la Libia) non parteciperà a un progetto pauroso e pericoloso, che è un campo minato poiché andrebbe ad alimentare gli atti di terrorismo di gruppi islamici che lo considereranno come un progetto per una nuova crociata, e di conseguenza essi attaccheranno i paesi musulmani, membri del progetto”
E commentaria pensa ..
Sbaglio o il nostro eroe era uno di quelli che in passato sosteneva e approvava atti di terrorismo islamico se non addirittura ne era egli stesso la mente che faceva muovere il braccio? Ora ne ha paura?
Certo che la sua voglia di protagonismo del colonnello non viene meno con il passare degli anni, e non si smentisce neanche questa volta: di sicuro fa sensazione a livello mediatico un personaggio illustre che preferisce restare cautamente fuori, lanciando velate minacce a destra e a manca, e che rifiuta di sedere allo stesso tavolo attorno al quale si vedono riuniti parecchi suoi amici … O non li considera più tali?
Quanto alla novella crociata lanciata dall’Occidente che teme il colonnello Gheddafi, qualcuno si prenda la briga di rassicurarlo: il tempo delle crociate è finito da un pezzo e il tentativo della Comunità europea è la classica sciarpetta attorno alla gola di chi sente salire la febbre e cerca una possibile cura alla malattia. L’Europa ha bisogno di energia, ma non è in grado di prendere nulla con la forza e la violenza, quindi sceglie la via diplomatica..
Niente di male in tutto ciò: gli accordi commerciali, le intese di collaborazione, le trattative e gli scambi oggi non si possono più fare con intenti da rapina. I paesi che si affacciano sul Mediterraneo ormai sono ben svegli e attenti ai loro interessi..
E commentaria conclude:
a mio modo di vedere, Gheddafi ha detto una grossa verità, di quelle che scappano fuori dalla bocca incautamente, e sortiscono effetti che neanche chi l’ha espressa si rende conto fino in fondo della loro portata, compromettendo anche chi la proferisce.
Le parole di Gheddafi non lasciano forse intendere che il terrorismo islamico, braccio armato dell’estremismo ideologico, lotterà contro questa iniziativa, (e qualunque altra volta a portare un po’ di equilibrio in quella zona geografica, aggiungo io) perché teme che i popoli dei paesi che vi partecipano possano essere contaminati da qualche barlume di idea un po’ più liberale e democratica proveniente da influenze occidentali? Idee che diffondendosi toglierebbero a questi gruppi potere e denaro?





Senza entrare nel merito del progetto di Unione del Mediterraneo (lanciato nell’ottobre dello scorso anno da Sarkozy in visita a Tangeri, ripreso a dicembre 2007 da Prodi, Zapatero e dal presidente francese che lo ha riaffermato con forza nei giorni scorsi), mi permetto di osservare che scrivere, in riferimento a Gheddafi, “… Sbaglio o il nostro eroe era uno di quelli che in passato sosteneva e approvava atti di terrorismo islamico se non addirittura ne era egli stesso la mente che faceva muovere il braccio?” non è corretto.
Non ci sono dubbi che la Guida della Rivoluzione abbia finanziato e diretto una parte del terrorismo internazionale arabo e non solo arabo (la sentenza dfel 2001 sul caso Lockerbie 1988 ne è incontrovertibile testimonianza), ma chi conosce, frequenta o semplicemente studia la storia della Jamāhīriyya sa bene che, sin dalla fine degli anni Novanta, Gheddafi si è tenuto ben lontano dal terrorismo collegato all’integralismo islamico e non ha tollerato (e non tollera) la presenza di integralisti mussulmani in Libia (il carcere è il posto ove di frequente finiscono, al pari di quel che accade in Marocco).
Se è provato che Gheddafi appoggiò, fra le tante, un’organizzazione terrorista come la palestinese Settembre Nero, è anche sicuro che la fase di trasformazione delle organizzazioni guerrigliere di ispirazione ‘laica, araba e socialista’, in movimenti integralisti religiosi non è stata condivisa o sostenuta da Gheddafi. Insomma, i suoi rapporti con Hamas (per citare un movimento che è a metà fra un’organizzazione militare e una terroristica) non sono certo gli stessi che ebbe con Fatah.
Termino con una citazione dell’ex presidente della repubblica Francesco Cossiga -non che mi stia particolarmentre simpatico, ma è certamente un acuto osservatore e un profondo conoscitore degli scenari internazionali: “Tripoli si batte da sempre contro l’integralismo islamico. Ma l’Occidente vive di contraddizioni: “sappiamo che l’estremismo islamico è guidato dall’Arabia Saudita, considerato Paese ‘moderato’ solo perché è in affari con gli Stati Uniti. Lo sappiamo ma facciamo finta di niente. Ora dovremmo ignorare il tentativo degli estremisti islamici di incendiare anche la Libia?”.
Commento di Giornale di Bordo — Luglio 18, 2008 @ 11:35 am
…Sono d’accordo sul fatto che Gheddafi non è riconducibile all’archetipo dell’islamista. Tuttavia il Baath (partito Arabo della rinascita) di Michel Aflaq and Salah al Bitar partito che sta alla radice delle varie Al-Fatah, FLP (Abul Abbas)- ma non del PFLP di George Habbash, di ispirazione marxista e del DFLP parimenti Marxista- e le varie organizzazioni degli “Ufficiali Liberi” con le sue ispirazioni teutoniche -Herder i Fratelli Grimm e la “Kulturnation” e negli anni seguenti al 1934 una fascinazione per Rosemberg e HITLER, dovuta senza dubbio alla frustrazione per la dichiarazione Balfour nel mondo arabo- e l’appoggio al colpo di stato filofascista iracheno del 1941 di Rachid Alì oltre al perennemente citato “padre nobile” della “Rivoluzione Palestinese” il famigerato Haji Amin al-Husseini Gran Miufti di Gerusalemme per tutto ciò ed altro il Baath non risulta essere composto di anime belle…..
Commento di pillau — Luglio 18, 2008 @ 1:10 pm