Prendo spunto da un post apparso su Rinascita riportato in rete da diversi bloggers, e mi permetto di esprimere un mio commento sull’analisi fatta dall’autore dell’articolo, circa la situazione della Turchia.
Ora che l’Alta Corte Costituzionale ha salvato per il rotto della cuffia l’AKP (partito di Erdogan e del presidente Gul) dalle accuse di “attività antilaiche” e “volte a distruggere l’unità nazionale” che avrebbero portato alla chiusura del partito e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per un gran numero dei suoi maggiori esponenti, credo che si possano tirare le somme e giungere all’ovvia conclusione: serviva che il paese fosse nel caos e sotto choc. Per delle ragioni immediate: a Erdogan serviva per creare un clima di tensione tale che nessuna autorità di buon senso ( o intelligentemente corrotta) se la sentisse di creare un vuoto istituzionale in un momento di evidente crisi del paese. Vero, però che la Turchia sta facendo parecchi sforzi per essere accolta tra i membri dell’Unione Europea e questi attentati non offrono grosse credenziali. Ma se, per ipotesi, ora che l’AKP è stato prosciolto dalle accuse di voler introdurre la Sharia nel proprio paese; dopo le parole di Erdogan, il quale ha dichiarato subito dopo la sentenza che “Il mio partito (l’APK) continuerà a impegnarsi sulla via della protezione dei valori repubblicani e della laicità”, e soprattutto dopo che la Corte, anche se non ha fatto ricorso alla sanzione più pesante, ha deciso comunque di mandare al partito “un serio ammonimento”, tagliando la metà dei fondi pubblici che dovevano essergli destinati quest’anno e chiedendo a tutti i partiti politici turchi di prendere i provvedimenti necessari per evitare che altri casi del genere giungano davanti alla Corte, si avvalora sempre più l’ipotesi che l’attentato servisse a due obbiettivi, entrambi apparentemente raggiunti: evitare una gravissima crisi interna e mostrare all’Occidente che la Turchia è un paese che sa gestire le proprie difficoltà interne nel severo rispetto delle leggi, tutelando la laicità dello Stato senza pericolosi cedimenti all’estremismo islamico.
Come dire: entrare in Europa è un obbiettivo ambizioso a lungo termine; salvare la pelle era più urgente. Un bell’attentato è servito a ricompattare il quadro politico e a rilanciare l’immagine della Turchia.




