E non ci siamo…. non ci siamo proprio!
In TV guardo le immagini delle manifestazioni sindacali in varie parti d’Italia, sento le parole dei sindacalisti, ma soprattutto osservo i loro volti, le espressioni, la gestualità…. Non so, sarà una mia impressione, ma vedo i Sindacati poco convinti, li sento senza voce, quasi imbarazzati..
Si imbarazzano a vicenda, come in quelle scene che capitano nei funerali, quando parenti divisi da antichi attriti, che da anni non si parlavano più, si ritrovano dietro al feretro del caro estinto, e grazie all’opera pacificatrice dell’immancabile compare di famiglia, ritornano al saluto e alla stretta di mano. Questi gesti di pura educazione non basteranno a cancellare anni di veleni e di rancori, ma difficilmente ci si sottrae all’opportunità di salvare la faccia. Almeno quella.
Si imbarazzano a vicenda perché si rendono conto che la situazione del Paese è drammatica, talmente drammatica che gli slogan, le ore di sciopero, gli incontri e le tavole rotonde organizzate, pur con tanta buona volontà e per giuste rivendicazioni, non sono più sufficienti a dare risposte efficaci ai problemi che strangolano il Paese reale. Anzi, tutte queste cose aggravano la situazione, e questo i sindacati lo sanno bene.
Il Governo del gran Manovratore non sembra brillare nel fronteggiare la crisi (ecco, finalmente anche io ho detto la parolina incriminata!). Oscillando tra l’urgenza del tempo che stringe e il rischio di miseria per milioni di persone che diventa ogni giorno sempre molto più concreto di un incubo notturno (qualcuno, anzi, già sente che sta bussando alle porte di casa sua), gli Italiani e i mercati stanno reagendo malissimo ai provvedimenti di prossima adozione, dunque si può affermare che la manovra Salva Italia- Salva tutti è fallimentare.
Le parti sociali, i sindacati, da parte loro non avendo proposte innovative da suggerire, rispolverano le vecchie bandiere dei tempi gloriosi, quando le cose erano più chiare, quando i ruoli sociali erano definiti, quando eravamo tutti più giovani ed energici di corpo e di spirito, e scendono in piazza. La causa è giusta, ma all’Italia non bastano più il cartello, lo striscione e la fiaccolata.
Steve Jobs spronava i giovani a restare hungry & foolish, la sfida che ci sta aspettando impaziente, a braccia conserte, sul finire di quest’anno è proprio questa: inventare, proporre, osare idee foolish che affrontino i problemi che stanno paralizzando la nostra capacità di essere attivamente e costruttivamente presenti nella società. La gente, il popolo dei lavoratori, il Paese stesso chiede, anzi pretende con urgenza, che qualcuno faccia il primo passo foolish, quello di coniare, cioè, degli slogan nuovi che nascano da proposte alternative, innovative, magari apparentemente azzardate ma coraggiose. Ci servono urgentemente delle idee completamente nuove per fronteggiare problemi che sono completamente diversi da quelli che l’umanità ha dovuto affrontare nel corso della sua Storia. Oggi la gente, il popolo dei lavoratori, il Paese ha bisogno, per iniziare, solo di un paio di idee fresche, di quelle che i problemi li guardano in faccia, ma anche di spalle e di lato. A tutto tondo, e senza pregiudizi. La gente, i lavoratori, io, tu, noi tutti abbiamo bisogno di sentirci nuovamente liberi, e di avere la certezza che i giorni a venire porteranno eventualmente sole o pioggia, ma mai e per nessuno ci possa essere il pericolo di precipitare nel baratro della miseria e della solitudine.




