Commentaria

20/02/2012

In nome del rigore: altre legnate ai più deboli

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LO STERMINIO DEI DIRITTI DEI DISABILI
Piazza Montecitorio a partire dalle ore 10.30 del giorno martedì 21 febbraio
 
In adesione all’azione di difesa dei diritti dei disabili pubblico questo mio testo che  invierò domattina ho inviato alla Min. Fornero 

Gent.ma Prof.ssa Fornero,
mi rivolgo a Lei affinché voglia impedire una grandissima ingiustizia che si verificherà nel nostro Paese se passeranno i tre NO! che recentemente il Governo, di cui lei è autorevole Ministro, ha posto dinnanzi ai disabili e che si possono riassumere come segue:
1. no alla indennità di accompagnamento concessa al solo titolo della minorazione
2. no alla esclusione dall’Isee delle provvidenze legate alla disabilità;
3. no alla eliminazione delle parti relative ai disabili dall’articolo 5 della legge 23/12/2011 n.214


Signora Fornero, mi permetta alcune osservazioni.
1. In base alla lettera e allo spirito della nostra Costituzione tali provvedimenti risultano illegittimi in quanto la legge difende con chiarezza estrema i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini, anche e soprattutto di quelli che si trovano nelle condizioni di oggettivo svantaggio.
2. i benefici economici e assistenziali ai disabili non rappresentano una sorta di liberale elargizione dello Stato bensì l’applicazione e l’attuazione puntuale e corretta di un dettato costituzionale.
3. Introdurre ulteriori e pesantissime modifiche economiche di tipo restrittivo, che si aggiungono a quelle già in precedenza adottate nel passato recente, significa colpire cittadini che la natura, il caso o la volontà divina ha posto in una condizione di evidente svantaggio. Essi dunque sono doppiamente provati sia da uno stato di salute, di fatto, seriamente compromesso sia dalle difficoltà che l’handicap comporta nel quotidiano vivere.
4. Tali provvedimenti aggraverebbero ulteriormente le difficoltà, spesso drammatiche, che si incontrano quotidianamente quando si cerca di assicurare una parvenza di normalità alla vita dei disabili. Tali difficoltà coinvolgono non solo il minorato ma anche chi ha fatto la scelta d’amore di prendersene cura senza scaricare il peso dell’assistenza sulle strutture pubbliche che allo Stato costano, e anche tanto.
5. Tali provvedimenti pertanto non solo non porterebbero risparmi per le casse dello Stato, ma in breve tempo risulterebbero controproducenti e maggiormente dispendiosi, in quanto molte famiglie si vedrebbero costrette dal bisogno a ricorrere a qualche struttura pubblica che si prenda in carico il disabile.
6. Le provvidenze legate alla disabilità non possono essere considerate delle voci positive del reddito famigliare, ma semplicemente l’atto attraverso il quale lo Stato offre l’individuo disabile i mezzi economici per vivere in una condizione di relativa uguaglianza con gli individui sani.
7. Molto spesso le famiglie con un disabile, specie se minore, sono monoreddito e non di rado sopravvivono solo grazie alla generosità di amici e parenti.
Per i motivi su esposti, Gent.ma Prof.ssa Fornero, consenta dunque a me dire NO! Coloro che attualmente si vedono minacciati nel loro diritto ad un beneficio economico o socio-assistenziale reclamano un’attenta e partecipe azione di responsabilità, negli atti e nelle decisioni, da parte di chi ha l’onere e l’onore di governare la Repubblica italiana.

Pertanto:
• dall’articolo 5 della legge 23/12/2011 n.214 venga eliminata la parte relativa ai disabili;
• la indennità di accompagnamento venga ancora concessa al solo titolo della minorazione e sia considerata diritto inviolabile;
• tutte le provvidenze relative alla disabilità siano tenute fuori dall’ISEE;
• tutte le spese dei servizi forniti alle persone con disabilità dal sistema sanitario nazionale siano gratuite;
• gli ausili per la mobilità, la comunicazione, l’autonomia, per la vita indipendente devono essere forniti dallo Stato con la compartecipazione agevolata da parte dell’interessato in base al reddito personale;
•  sia garantito il sostegno scolastico ed extrascolastico e il diritto al lavoro.

Con queste richieste, i disabili reclamano il diritto di non essere considerati un peso per la società. Ma più che un diritto, mi permetta di affermare che il fatto di non essere considerati un semplice costo da tagliare in nome dell’austerity è una necessità perché serve per trovare la forza per vivere con un minimo di dignità.

E come il disabile, così anche la sua famiglia ha l’estrema necessità di essere sostenuta nel quotidiano sacrificio durissimo e totalizzante, che tenta (e spesso riesce) a rendere la vita fin bella al proprio congiunto disabile, in uno scambio reciproco di amore.
Se passeranno i NO del Governo, di certo i giornali diranno che, grazie alla politica di rigore, in Italia i disabili sono “miracolosamente” diminuiti, se non addirittura che queste persone erano degli abili truffatori che percepivano benefici senza averne diritto. Ovvero, dei parassiti.
Nei fatti, però, Lei, Prof.ssa Fornero,  sa bene che quei disabili “miracolati” saranno purtroppo ancora presenti, e con un costo ben maggiore, nelle voce di bilancio relativa alle spese dello Stato. Essi, inoltre, andranno ad accrescere il numero (in una statistica che credo nessuno si sia ancora sognato di fare) di quelli che lo Stato ha tradito e abbandonato a se stessi.
Gent.ma Prof.ssa Fornero non permetta, dunque, che avvenga questa ulteriore violenza sui disabili, e per questo motivo unisco la mia voce a quelle dei tanti che temono fortemente le ripercussioni gravissime di provvedimenti iniqui, ma soprattutto vorrei che la mia voce possa essere quella dei tanti invalidi che voce non ne hanno, che non hanno protezione, che non sanno a chi rivolgersi nè cosa fare.
Grata per la Sua attenzione, distinti saluti

28/01/2012

Più che la memoria: il monologo da Il Grande Dittatore di Chaplin

Quali parole migliori per ricordare la follia del Nazismo, l’Olocausto e le vittime di tale follia? Il monologo finale tratto dal film  IL GRANDE DITTATORE  del  1940, diretto ed interpretato da Chaplin.

La dittatura non è una questione riconducibile alla follia di un singolo personaggio ma è  la tentazione antica di dominio e controllo totale che ritorna periodicamente alla ribalta, sotto spoglie sempre diverse. Una volta usava la clava e l’arco oggi usa le fonti di energia e di materie prime; ieri si adoperavano le scomuniche oggi  il controllo dei mezzi di comunicazione. Il  Grande Dittatore  oggi potrebbe   non indossare uniformi e divise militari ma  sobri abiti di sartoria.  L’intento però è  quello di sempre; il male è quello che non si  riesce ad estirpare: la sete di potere.

A volte ci illudiamo di essere riusciti ad assopire questa voglia di dominio, cullandola con parole profonde e  buoni sentimenti, con il progresso della civiltà che chiede il rifiuto della barbarie oppressiva in nome della libertà e della democrazia.  Poi i piccoli sussulti, magari in luoghi lontani;  i rigurgiti di intolleranza razzista, religiosa, di ceto sociale, di genere  sono campanelli che ci avvertono che  il Grande Dittatore non è morto, non dorme,  non è stato domato: semplicemente è nascosta in un cantuccio oscuro e attende il momento per colpire.  La tentazione del Grande Dittatore non è  stata ancora cancellata dalla lista dei pericoli  che corre l’umanità.

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato.

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio,  ci ha condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza, e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare  gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.  E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di San  Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo».

Non di un solo uomo,  di un gruppo di uomini,  ma  di tutti gli uomini. Voi, voi il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza  di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare questa vita una splendida avventura, quindi,  in nome della democrazia, usiamo questa forza.

Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo,  che sia migliore, che dia a tutti gli uomini un lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi  la sicurezza. Promettendovi queste cose degli bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse. Combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e le barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole,  un mondo in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.

Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

« Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto, Anna. Le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’animo umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù. »

21/01/2012

Grazie, presidente Obama

Filed under: Estero,riflessioni,società — M. Cinque @ 1:15 AM
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Grandi novità! L’amministrazione Obama ha approvato una nuova importante regola che adesso obbliga le società di assicurazione a coprire i costi per la contraccezione. A partire da agosto, l’ assicurazione copre le spese per il controllo delle nascite. Questo è un accordo importante – attualmente circa 1 donna su 3 ha difficoltà  ad affrontare il controllo delle nascite.

L’amministrazione ha affrontato una intensa campagna di lobbying dalla destra religiosa – in particolare dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti.  Oggi, l’amministrazione Obama ha fatto la cosa giusta e ha messo la salute della donna prima della politica. E dobbiamo ringraziarli per questo.

(from: http://act.weareultraviolet.org/sign/thank_you_obama/ )

12/01/2012

Che spettacolo la crisi!

Ieri sera guardavo Matrix. Ospite di lustro della trasmissione il dott. Attilio Befera di Equitalia, tranquillo, per nulla in imbarazzo né apparentemente preoccupato per l’inevitabile fuoco di fila di domande e contestazioni che era lecito aspettarsi gli sarebbero toccate. Invece nulla… tutto molto soft… tranne Oscar Giannino che ha provato ad alzare – senza successo – il tono moscio della trasmissione con l’esternazione del proprio disagio a dover dire che le tasse vanno pagate ad uno Stato che sicuramente non ne farà buon uso.
Gli argomenti sono stati, per sommi capi, quelli soliti e ormai desolatamente comuni a tutti i talk show, programmi di approfondimento, reportage: tasse, evasione-evasori, bliz a Cortina, pressione fiscale altissima, controlli di routine, scontrini, i suv e le Cayenne di illustri sconosciuti al Fisco, il Sud parassita e ladro, il Nord probo ed integerrimo (fino bliz contrario), lo Stato che nell’ora estrema del bisogno di cassa si appella al senso patrio delle tasche di pensionati e lavoratori dipendenti. C’è il caso di malafiscalità di cui è vittima una imprenditrice, con attività svolta per conto dello Stato, la quale si è macchiata dell’infamia di dover pagare allo Stato un debito astronomico di 5 centesimi (divenuti poi circa 60€ tra spese e more) rendendosi così meritevole della “punizione” dello Stato, il quale ha pensato bene di tutelarsi non erogando i 15.000€ che spettavano alla ditta della signora per il lavoro svolto e condannandola così a dover licenziare gli operai e al rischio di fallimento.
Non mancano gli “indispettiti benestanti” (non si può più dire la parola ricchi, è discriminante) che frignano, pur tra le trepide coccole ricevute nell’ovattata quiete di resort che il cittadino under 30.000€ lordi annui non prova neanche a immaginare, per paura che anche per i sogni ad occhi aperti possa esistere una tassa, magari poco pubblicizzata. Non ho visto tutta la trasmissione ma credo che non sia mancata l’inquadratura del poveraccio (la parola povero si può ancora dire perché non discrimina bensì accomuna) che scuotendo la testa parla di bollette, di mutuo, di tasse e di lavoro precario, e che si trova anche ad affrontare il dilemma se sia meglio riflettere in solitudine casalinga sulla propria disperazione oppure scegliere di vederla diventare spettacolo in TV…
E’ la crisi? No! E’ sempre stato così, solo che ora il divario tra ricchi e poveri è diventato talmente tangibile che non solo fa notizia: fa tanto spettacolo!
La crisi dilagante fa spettacolo perché gran parte della popolazione vi si riconosce e vi si rispecchia. E anche chi è blindato dagli effetti del mal d’italia che dilaga, vi si appassiona perché è un ottimo argomento di conversazione davanti ad un drink.
Del resto, tutto ciò che è notizia offre un goloso spunto per fare spettacolo.
A questo siamo stati abituati, e dunque non ne possiamo più fare a meno: è la banalizzazione che trasforma la realtà in alimento precotto e predigerito che viene quotidianamente utilizzato nel tentativo di sfamare il vorace buco nero dello strepito.

13/12/2011

Gli imbarazzati di turno: i sindacati

 

E non ci siamo….  non ci siamo proprio!

In TV guardo  le immagini delle manifestazioni sindacali in varie parti d’Italia, sento le parole dei sindacalisti, ma soprattutto osservo i loro volti, le espressioni,  la gestualità…. Non so, sarà una mia  impressione, ma vedo i Sindacati  poco convinti,  li sento senza voce,  quasi imbarazzati..

Si imbarazzano a vicenda, come in quelle scene che capitano nei funerali, quando parenti divisi da antichi attriti,  che da anni non si parlavano più,  si ritrovano  dietro al feretro del caro estinto, e grazie all’opera pacificatrice dell’immancabile compare di famiglia,   ritornano al saluto e alla stretta di mano.  Questi gesti di pura educazione non basteranno  a cancellare  anni di veleni e di rancori, ma difficilmente  ci si sottrae  all’opportunità di  salvare la faccia. Almeno quella.

Si imbarazzano a vicenda perché  si rendono conto che la situazione del Paese  è drammatica, talmente drammatica che gli slogan, le ore di sciopero, gli incontri e le tavole rotonde organizzate, pur con tanta buona volontà e per giuste rivendicazioni, non sono più sufficienti a dare risposte efficaci ai problemi che strangolano il Paese reale. Anzi, tutte queste cose aggravano la situazione,   e questo i sindacati lo sanno bene.

Il Governo  del gran Manovratore non sembra brillare nel fronteggiare la crisi (ecco, finalmente anche io ho detto la parolina incriminata!).  Oscillando tra l’urgenza del tempo che stringe  e il rischio di miseria per milioni di persone  che diventa ogni giorno sempre  molto più concreto  di un incubo notturno (qualcuno, anzi,  già sente che  sta  bussando alle porte  di casa sua),  gli Italiani e i mercati stanno reagendo malissimo  ai provvedimenti di prossima adozione, dunque si può affermare che la manovra  Salva Italia- Salva tutti è fallimentare.

Le parti sociali, i sindacati, da parte loro non avendo proposte innovative da suggerire,   rispolverano le vecchie bandiere dei tempi gloriosi, quando le cose erano più chiare, quando i ruoli sociali erano definiti, quando eravamo tutti più giovani ed energici di corpo e di spirito, e scendono in piazza. La causa è giusta,  ma all’Italia non bastano più  il cartello,  lo striscione e la fiaccolata.

Steve Jobs  spronava i giovani a restare hungry & foolish, la sfida che ci  sta aspettando impaziente, a braccia conserte, sul finire di quest’anno è proprio questa:  inventare, proporre, osare idee foolish  che affrontino i problemi che stanno paralizzando la nostra capacità di essere attivamente e costruttivamente presenti nella società. La gente,  il  popolo dei lavoratori, il Paese stesso chiede, anzi pretende con urgenza, che qualcuno faccia il primo passo foolish, quello di coniare, cioè, degli slogan nuovi che nascano da  proposte alternative, innovative, magari apparentemente azzardate ma coraggiose. Ci servono urgentemente  delle  idee  completamente nuove  per fronteggiare problemi che sono completamente diversi  da quelli che l’umanità ha dovuto affrontare nel corso della sua Storia.  Oggi la gente, il popolo dei lavoratori, il Paese ha bisogno, per iniziare, solo di un paio di idee fresche,  di quelle che  i problemi li  guardano in faccia, ma anche di spalle e  di lato.  A tutto tondo, e senza pregiudizi.   La gente, i lavoratori, io, tu, noi tutti abbiamo bisogno di sentirci nuovamente  liberi,  e di avere  la certezza che i giorni a venire porteranno  eventualmente  sole o  pioggia,  ma mai  e per nessuno ci  possa essere  il pericolo di precipitare nel baratro della miseria e della solitudine.

 

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