Commentaria

20/02/2012

In nome del rigore: altre legnate ai più deboli

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LO STERMINIO DEI DIRITTI DEI DISABILI
Piazza Montecitorio a partire dalle ore 10.30 del giorno martedì 21 febbraio
 
In adesione all’azione di difesa dei diritti dei disabili pubblico questo mio testo che  invierò domattina ho inviato alla Min. Fornero 

Gent.ma Prof.ssa Fornero,
mi rivolgo a Lei affinché voglia impedire una grandissima ingiustizia che si verificherà nel nostro Paese se passeranno i tre NO! che recentemente il Governo, di cui lei è autorevole Ministro, ha posto dinnanzi ai disabili e che si possono riassumere come segue:
1. no alla indennità di accompagnamento concessa al solo titolo della minorazione
2. no alla esclusione dall’Isee delle provvidenze legate alla disabilità;
3. no alla eliminazione delle parti relative ai disabili dall’articolo 5 della legge 23/12/2011 n.214


Signora Fornero, mi permetta alcune osservazioni.
1. In base alla lettera e allo spirito della nostra Costituzione tali provvedimenti risultano illegittimi in quanto la legge difende con chiarezza estrema i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini, anche e soprattutto di quelli che si trovano nelle condizioni di oggettivo svantaggio.
2. i benefici economici e assistenziali ai disabili non rappresentano una sorta di liberale elargizione dello Stato bensì l’applicazione e l’attuazione puntuale e corretta di un dettato costituzionale.
3. Introdurre ulteriori e pesantissime modifiche economiche di tipo restrittivo, che si aggiungono a quelle già in precedenza adottate nel passato recente, significa colpire cittadini che la natura, il caso o la volontà divina ha posto in una condizione di evidente svantaggio. Essi dunque sono doppiamente provati sia da uno stato di salute, di fatto, seriamente compromesso sia dalle difficoltà che l’handicap comporta nel quotidiano vivere.
4. Tali provvedimenti aggraverebbero ulteriormente le difficoltà, spesso drammatiche, che si incontrano quotidianamente quando si cerca di assicurare una parvenza di normalità alla vita dei disabili. Tali difficoltà coinvolgono non solo il minorato ma anche chi ha fatto la scelta d’amore di prendersene cura senza scaricare il peso dell’assistenza sulle strutture pubbliche che allo Stato costano, e anche tanto.
5. Tali provvedimenti pertanto non solo non porterebbero risparmi per le casse dello Stato, ma in breve tempo risulterebbero controproducenti e maggiormente dispendiosi, in quanto molte famiglie si vedrebbero costrette dal bisogno a ricorrere a qualche struttura pubblica che si prenda in carico il disabile.
6. Le provvidenze legate alla disabilità non possono essere considerate delle voci positive del reddito famigliare, ma semplicemente l’atto attraverso il quale lo Stato offre l’individuo disabile i mezzi economici per vivere in una condizione di relativa uguaglianza con gli individui sani.
7. Molto spesso le famiglie con un disabile, specie se minore, sono monoreddito e non di rado sopravvivono solo grazie alla generosità di amici e parenti.
Per i motivi su esposti, Gent.ma Prof.ssa Fornero, consenta dunque a me dire NO! Coloro che attualmente si vedono minacciati nel loro diritto ad un beneficio economico o socio-assistenziale reclamano un’attenta e partecipe azione di responsabilità, negli atti e nelle decisioni, da parte di chi ha l’onere e l’onore di governare la Repubblica italiana.

Pertanto:
• dall’articolo 5 della legge 23/12/2011 n.214 venga eliminata la parte relativa ai disabili;
• la indennità di accompagnamento venga ancora concessa al solo titolo della minorazione e sia considerata diritto inviolabile;
• tutte le provvidenze relative alla disabilità siano tenute fuori dall’ISEE;
• tutte le spese dei servizi forniti alle persone con disabilità dal sistema sanitario nazionale siano gratuite;
• gli ausili per la mobilità, la comunicazione, l’autonomia, per la vita indipendente devono essere forniti dallo Stato con la compartecipazione agevolata da parte dell’interessato in base al reddito personale;
•  sia garantito il sostegno scolastico ed extrascolastico e il diritto al lavoro.

Con queste richieste, i disabili reclamano il diritto di non essere considerati un peso per la società. Ma più che un diritto, mi permetta di affermare che il fatto di non essere considerati un semplice costo da tagliare in nome dell’austerity è una necessità perché serve per trovare la forza per vivere con un minimo di dignità.

E come il disabile, così anche la sua famiglia ha l’estrema necessità di essere sostenuta nel quotidiano sacrificio durissimo e totalizzante, che tenta (e spesso riesce) a rendere la vita fin bella al proprio congiunto disabile, in uno scambio reciproco di amore.
Se passeranno i NO del Governo, di certo i giornali diranno che, grazie alla politica di rigore, in Italia i disabili sono “miracolosamente” diminuiti, se non addirittura che queste persone erano degli abili truffatori che percepivano benefici senza averne diritto. Ovvero, dei parassiti.
Nei fatti, però, Lei, Prof.ssa Fornero,  sa bene che quei disabili “miracolati” saranno purtroppo ancora presenti, e con un costo ben maggiore, nelle voce di bilancio relativa alle spese dello Stato. Essi, inoltre, andranno ad accrescere il numero (in una statistica che credo nessuno si sia ancora sognato di fare) di quelli che lo Stato ha tradito e abbandonato a se stessi.
Gent.ma Prof.ssa Fornero non permetta, dunque, che avvenga questa ulteriore violenza sui disabili, e per questo motivo unisco la mia voce a quelle dei tanti che temono fortemente le ripercussioni gravissime di provvedimenti iniqui, ma soprattutto vorrei che la mia voce possa essere quella dei tanti invalidi che voce non ne hanno, che non hanno protezione, che non sanno a chi rivolgersi nè cosa fare.
Grata per la Sua attenzione, distinti saluti

29/12/2011

ICI-IMU: quando le imposte minacciano un diritto fondamentale dell’uomo

 

In base al combinato disposto delle leggi italiane e ai trattati internazionali ai quali l’Italia aderisce, lo Stato italiano non avrebbe la legittimazione a richiedere il pagamento delle imposte a valere sulla quota di reddito necessaria alla sopravvivenza fisica del soggetto. Nel coacervo dei valori che rientrano per legge nella quota necessaria alla sopravvivenza, oltre al vitto, al vestiario e quote mediche, vi è anche la necessità di avere un tetto.  Il percorso intrapreso dal governo Monti, in tema di imposte sulla casa  pare non consideri questa possibilità, o la consideri solo per alcuni più fortunati.

Questo concetto non deve contrastare con le norme fiscali ma deve necessariamente intervenire sulla decorrenza ultima del termine del pagamento che non può scadere sino a che il soggetto non abbia raggiunto un reddito  adeguato e sufficiente la cui quota spendibile, non più del  quinto, possa essere destinata al pagamento dell’arretrato, congelato alla data in cui era solo teoricamente dovuto, m, a tutti  gli effetti,  non riscuotibile a causa del principio giuridico  che prevede che le imposte non possono, in nessun caso, in base alle leggi fondamentali attualmente in vigore, sottrarre al cittadino il diritto alla vita e alla sopravvivenza.

Su questo punto vorrei dei commenti costruttivi, perchè a me sembra un argomento davvero  insuperabile giuridicamente, per il quale sarebbe interessante verificare il comportamento dell’amministrazione pubblica e della magistratura davanti ad un caso concreto in cui si debba scegliere tra la pretesa di un tributo, il cui pagamento toglie la possibilità di sopravvivere al soggetto o l’alternativa della rinuncia, temporanea o definitiva, alla esazione del tributo per l’impedimento giuridico sopra citato, ovvero che  non può arrivare ad esigere il pagamento di un qualsiasi tributo, imposte e/o tasse, fino al punto  che queste diventino strumenti e causa di morte  fisica del soggetto al quale viene imposto il tributo. Certamente non mancano i motivi giuridici per sostenere la mia tesi e non mancano nemmeno i mezzi economici necessari  allo Stato a farsene carico per rispetto dei valori costituzionali.

15/12/2011

Dottore, può prescrivermi 200 € a settimana?

Spett. AUSL – Bologna

Faccio seguito al colloquio telefonico del 12/12/2011.
Allego un testo che con altro materiale sta per diventare a giorni un libro. Spero che il materiale le piaccia e che le sembri adeguato ad avvicinarci ad un percorso di realistica e possibile ricrescita, prima umanista e poi morale, quindi economica, poiché é ciò di cui abbiamo urgente  bisogno per avere ancora il desiderio di andare a visitare di persona il futuro che ci attende. La nostra Associazione nasce alla  fine del 1997 con lo scopo di difendere un piccolo gruppo di imprese e famiglie (io stesso sono parte di quel gruppo di vittime della P.A. Italiana)  da una aggressione illegittima di alcuni enti pubblici ([1])

Economia per la gente che non ha i soldi per vivere

Vengo ora a voi, alla conversazione telefonica ed alla mia provocazione o proposta che dir si voglia.

La  storiella,  in allegato, contiene una battuta centrale: quella del paziente che chiede al medico se fosse possibile, insieme alla medicina, ottenere anche la prescrizione di 200 € a settimana, tanto per avere il cibo necessario per poter seguire le indicazioni del medicamento che raccomandano di prenderlo a stomaco pieno.

Qui occorre considerare che l’insieme delle leggi Italiane consideri come un dovere ed un obbligo quello della tutela della vita della persona.

Senza voler polemizzare, non si può ignorare la legge sugli embrioni considerati persona a tutti gli effetti e di come la legge, dopo lungo approfondimento, ha scelto di tutelarli come persone. Ma allora, ciò posto, come si può conciliare tale imperiosa norma con un rischio strisciante di eventuale condanna a  morte per inedia per i poveri? Inoltre, non siamo stati noi Italiani anche i promotori della moratoria, approvata in sede ONU, per la abolizione della pena di morte? Come facciamo, allora, a permettere che si crei una fascia sociale così povera da dover morire di fame ? La gente vorrebbe lavorare, ma il lavoro è stato delocalizzato in Cina e non tutti si possono trasferire in Cina.

Si arriva,  dunque, al punto che molte persone rischiano di morire di indigenza, e se ancora non si è presentata l’occasione, questa potrebbe, prima o poi, presentarsi; cioè, prima o poi, un medico si potrebbe trovare davanti ad una famiglia che non può essere curata solo con i medicinali ma che le occorrerebbe anche del cibo, che la famiglia non è, però, in grado di procurarsi per mancanza di lavoro.

Ecco, dunque, cosa ho pensato.

Ho pensato che sarebbe interessante che un medico di base facesse un tentativo di prescrizione di denaro direttamente in ricetta, o che proponesse a Voi, AUSL, di autorizzare tale prescrizione in casi in cui sia indispensabile. Credo che, in base alle vigenti disposizioni, sia assolutamente dovuto il sostegno alla vita delle persone e quindi credo che, adattando alla situazione reale la legislazione già esistente, si possa dare doverosamente del denaro  per il sostegno al minimo a chi non ce la fa.

So che è provocatorio, ma sono anche personalmente convinto che non serva una nuova legge, ma solo una migliore interpretazione di quella vigente.

Tanto volevo spiegarvi e credo che ora, dopo un esame di fattibilità, possa essere utile valutare sino a che punto la legge vigente sia compatibile con una simile opzione innovativa e provocatoria ma che potrebbe rivelarsi saggia, in quanto renderebbe insuperabile il minimo di sopravvivenza per tutti.

Piero Riccardo Pavia


[1] Il raccontino qui allegato è un brano di un libro, di prossima pubblicazione,   che tratterà le vicende della nostra famiglia,  più una serie di considerazioni che riguardano direttamente tale storia che non è ancora conclusa come sarebbe giusto che fosse.

25/11/2011

Un diritto dimenticato: Costituzione e diritto alla vita

In un Paese come l’Italia che ha promosso la moratoria contro la pena di morte, che ha emanato una normativa per la tutela delle cellule staminali embrionali, occorre che ci si adoperi affinchè siano applicati i principi della nostra Costituzione e delle leggi vigenti  per tutelare  della vita fisica dei cittadini in stato di bisogno. Ecco un racconto  che espone il tema ed una proposta concreta in modo giuridicamente innovativo  a partire da normative già esistenti e forse direttamente già applicabili.

Un medico di base viene chiamato in visita da una famigliola.
Padre, madre e due piccini in tenera età.
Quando il medico arriva a casa, si guarda attorno, visita il bambino malato ma si rende conto che, oltre ad un po’ di febbre e ad una brutta bronchite del piccolo, anche gli altri componenti della famiglia sembrano non stare molto bene: pallidi, un po’ troppo magri, e soprattutto tristi.
Allora quel buon medico di famiglia fa qualche domanda mirata e scopre che in quella famiglia si mangia a stento una volta al giorno.
La situazione lo incuriosisce e un po’ lo preoccupa; egli vorrebbe saperne di più, e mentre pensa su cosa poter dire per approfondire l’argomento, chiede se per caso stessero seguendo una dieta particolare.
A quella domanda, il capofamiglia fa cenno al medico di volersi appartare per spiegargli l’attuale momento che stava vivendo la sua famiglia. Il negozio presso cui lavorava non aveva retto alla concorrenza del supermercato, il lavoro della moglie perduto a causa del fallimento della ditta dove era impiegata, gli ultimi soldi frutto di risparmi ormai agli sgoccioli, solo un parente gli manda un piccolo aiuto, di tanto in tanto, ma che non può bastare.
In famiglia non sanno che lui non ha più una occupazione, e tutti credono che quel po’ di denaro che saltuariamente arriva, grazie al buon cuore del parente, sia in realtà frutto di un lavoro in prova ma che presto diventerà a tempo pieno e fisso. Nessuno sa la verità, salvo lui e l’anziano parente che lo aiuta.

Ha bussato a tante porte, ha chiesto un aiuto ma non ha ottenuto granché.
Oltre alle preoccupazioni che lo stanno logorando fisicamente e moralmente, egli, però, ha un altro tarlo nel cervello. Ha visto in TV che in Israele ed anche in Australia, il Fisco o chi di competenza, se nota qualcuno che dichiara un reddito molto basso, si attiva per approfondire la cosa, si informa presso il contribuente circa i suoi problemi e si offre di pagargli l’affitto di casa o le utenze in modo che anche un  reddito molto basso diventi sufficiente a poter sopravvivere. Perchè, egli si chiedeva, non è  possibile avere un aiuto del genere anche qui da noi? In fondo, qui in Italia abbiamo delle leggi che proteggono la vita delle cellule staminali, quindi, a maggior ragione dovrebbero esserci delle leggi per proteggere la vita delle persone!

Il medico ascoltava le parole di questo padre, parole e ragionamenti che nascevano dalla disperazione; è colpito dalla situazione in cui versa questa famiglia ma non sa cosa fare o dire, e nel porgere la ricetta dice:
“ Le va bene così?” e aggiunge quasi timidamente “Vi serve altro?”

La madre, con il più piccolo in braccio, osserva e non ha espressione in volto. Quel padre affranto guarda i tratti tesi e stanchi del volto della moglie, poi guarda il medico fisso negli occhi per un istante. D’un tratto, generato da un pensiero quasi folle ma nel contempo molto giusto, gli si disegna sul viso solo un accenno di un sorriso, cosa che fa intendere che deve essere molto tempo che non sorrideva più, e con un lampo di speranza negli occhi, dice: “ Beh…. forse, se potesse prescriverci anche…” e il medico, ben lieto di poter rendersi in qualche modo utile: “Sì, mi dica pure!!”
Il pover’uomo, con gli occhi ancora ravvivati dalla luce generata da un’assurda e quindi effimera speranza, sa bene che sarà presto deluso, ma sente il bisogno di esprimere egualmente quanto ha dentro. Cerca le parole adatte ma si rende conto che balbetta, quasi gli cedono le gambe e barcolla per un istante.
Il medico si accorge di questo stato di improvviso malessere, e con fare amichevole ma professionale lo invita a sedersi per prendere fiato e per riordinare le idee. “Con calma, con calma…. Non ho fretta. Mi dica pure, e se posso…”
Così quel padre, riprendendosi dal brutto momento, con la lingua e la bocca asciutte, ma un po’ più sereno ed incoraggiato dai modi bonari del dottore, trova il coraggio di parlare: “Mi scusi dottore per poco fa. Ora sto molto meglio. Quello che volevo dire è che, certo, i farmaci che ha lei prescritto sono molto importanti per curare il mio bambino, ma sa… così, da soli, forse non sono ancora sufficienti”
Il medico gli rivolge uno sguardo interrogativo, perchè ancora non riesce a capire: “Mi dica…”
Ed il padre, ora rinfrancato del tutto e quasi eccitato per quanto sta per dire: “Ecco, signor dottore, stavo pensando.. Con tutte quelle leggi che avete voi medici, non è che ce ne sarebbe una che le consentisse, viste le nostre condizioni… Lei mi capisce, vero?” e riprende “Ecco… Non potrebbe prescriverci anche 200€ da prendere prima dei pasti, almeno una volta a settimana, tanto per avere anche qualcosa da mangiare? Vede? Qui, nel foglietto illustrativo dell’antibiotico c’è scritto che va preso dopo i pasti!” e così dicendo, prende la scatola quasi finita e gli fa vedere dov’è scritta questa cautela nelle modalità d’uso del farmaco stesso.
Il medico non sa francamente se il discorso sia serio, ma sa che sia il tema che la situazione non solo sono seri ma addirittura tragici nella loro estrema evidenza  e gravità senza soluzione.
E pensa, tra sé e sé, che il ragionamento è giusto: non ci aveva mai riflettuto prima, ma sì, sarebbe proprio giusto poterlo fare, in casi così! La legge specifica mancava ma sarebbe stato giusto invece che ci fosse stata..
Nella stanza di quella casa, un tempo ricca e ben tenuta, ora si vede la stanchezza della sofferenza. E’ sceso un silenzio senza nome. Tutti nella stanza tacciono. Tutti sanno che a quella richiesta la risposta giusta dovrebbe essere un Sì! ma qui in Italia, al contrario di tutto il resto del mondo civile, non è così. Nonostante la legge imporrebbe che tutti i cittadini fossero tutelati, in specie quando versano in stato di bisogno, a quella giusta richiesta di aiuto, che non era solo una semplice spiritosa battuta, ma che era molto di più, l’unica risposta al momento possibile non serve che venga espressa ad alta voce, perchè tutti i presenti sanno che essa è solo un inesorabile No!
In questo silenzio senza risposte, il buon medico riflette a lungo ma non sa fare altro che sospirare  un “Eh.. già!” aggiungendo subito dopo: “Beh, ora cerchiamo di curare questo bel piccino! Sa, è una brutta influenza, un inizio di bronchitella, ma in un paio di giorni vedrà che andrà tutto a posto. Mi raccomando però, comperi le medicine e gliele dia come le ho prescritto.”
Poi tace e si rende conto che il discorso non ha più alcun senso logico.
Così, mentre su tutti e su tutto è svanito il colore della speranza ed il mondo è tornato in bianco e nero – più nero che bianco –  e ci si accorge improvvisamente che fa anche freddo.
Il medico, nel silenzio tombale di quel momento di attesa senza speranza, tace perché nulla può essere detto che non sia noto e che non sia perfettamente inutile.
Mentre si appresta a salutare, nell’indossare la giacca, estrae dalla tasca il suo portafogli. Prende 50, poi 100, poi 150 €. Non ne ha di più … Senza nemmeno rendersene conto li stringe nella mano quasi tremante per l’imbarazzo. Non vuole offendere, ma non sa resistere; e mentre la mano stringe quel denaro sino a farne un indistinto groviglio accartocciato, li porge con molta discrezione a quel padre disperato, a quella famiglia sola e senza speranze. E’ un gesto automatico, diretto da un sentimento di solidarietà umana che quasi furtivamente incontra la mano dell’altro, il quale, in un primo istante di dignità ferita, cerca di respingere ma non ne ha né la forza né il coraggio né il diritto… La mano si apre, il denaro è stato accettato. Ora potranno prendere le medicine dopo i pasti, come prescritto. Per una settimana basterà e poi… Poi, si vedrà. Il Cielo ci penserà. Forse Dio esiste e farà Lui qualcosa.

Quel medico non sopporta di avere dentro di sé tutto questo disagio, questa illogicità di un sistema che protegge per poi uccidere per umiliazione, miseria e mancanza del lavoro.
Ecco, uscendo da quella casa egli saluta i suoi pazienti che ora, oltre la ricetta, avevano anche da mangiare per un po’ di giorni. I sorrisi sono di gratitudine, gli imbarazzi sono ormai sfumati nella bellezza di tutto ciò che dona la vita, e il denaro quando è al servizio della vita è bellissimo anche lui.
Fuori dal portone e con il vento in faccia, quel dottore ora sa cosa farà … Solo con se stesso ora si è veramente ripromesso di parlarne con qualcuno, di riferire della scena, del dolore e della impotenza avvertita in quel momento in cui fare il medico diventava superfluo con gente destinata di lì a poco a dover forse realmente morire di stenti, salvo un miracolo del cielo, un miracolo che per legge sarebbe un dovere dello Stato compiere, ma che lo Stato Italiano non si è mai organizzato per poterlo realizzare, pur dovendolo fare.
Il compito del medico non è però quello di trovare soluzioni di economia, di inventare il lavoro, di fare atti politici. Altri hanno questi compiti, le competenze, il denaro, il potere. Dire un Sì! alla richiesta di aiuto di quella povera famiglia bisognosa, e di tante altre nelle stesse condizioni, è compito del legislatore e del sistema perchè situazioni di quel genere possono certamente essere eliminate per sempre senza che da questo provvedimento nessun banchiere, nessuna multinazionale venga a perdere i suoi affari ed i suoi tanti soldi, spesso addirittura troppi per poter avere ancora uno scopo ed un uso ragionevole che non sia quello di donarne una piccola parte a chi non può mangiare.
Il medico non fa il legislatore. Il medico fa il medico, però può anche fare da tramite, può alzare la voce per salvare una vita. La competenza in questo caso è proprio la sua, cavolo! Ne ha il diritto, ma ne ha anche il sacrosanto dovere!
E quel dottore decise che quel diritto-dovere lo avrebbe esercitato, tutelato, salvato, promosso! Altro che se lo avrebbe fatto!
Salendo in auto si continuava a ripetere che era questo ciò che intendeva fare. Lo avrebbe fatto, lo avrebbe ottenuto! Cavolo, se lo avrebbe ottenuto!!

Da quanto si legge su varie fonti autorevoli, non mancherebbero le risorse necessarie a garantire il minimo per la sopravvivenza,  la casa e il cibo ai cittadini che non trovano lavoro a causa del sistema che ha teso a monopolizzarlo sempre di più in poche mani.

20/04/2011

Scelte per restare umani

Filed under: diritti civili,Estero,riflessioni,uno sguardo al mondo — M. Cinque @ 10:40 PM

In questi giorni si fa un gran parlare della tragica fine di Arrigoni, in terra di Palestina, meglio dire nella striscia di Gaza. Era un pacifista. O almeno così viene definito un po’ ovunque. Il suo motto “Restiamo umani” è diventato uno slogan scandito trasversalmente, come una specie di mantra sulla bocca di persone che ritengono di acquisire lustro a fare sfoggio di un impegno politico e sociale (che in realtà essi mai hanno avuto nella loro vita) da questa piccola, ma impegnativa frase. Fa chic essere pacifista standosene comodamente in casa propria, e nutrire forti pregiudizi sul marocchino irregolare… Ma queste sono le contraddizioni di questa nostra epoca che va avanti nonostante si ostini a guardare indietro.
Però non voglio fare l’ennesimo necrologio sulla figura di Arrigoni, e devo confessare che il suo nome mi era assolutamente sconosciuto fino a quando non si è parlato del suo rapimento.
Vorrei invece fare due considerazioni, che probabilmente molti altri opinionisti ed esperti di penna e di favella avranno fatto ma che ancora una volta a me saranno sfuggite: quindi faccio conto che io sia la prima.
La prima considerazione è di carattere generale, e nasce dal momento storico che sta vivendo il nord del continente africano. In pochissime settimane abbiamo assistito ad uno sconvolgimento politico che pareva impossibile potesse realizzarsi con una tale velocità.
Ma più che uno sconvolgimento politico, quello che ha sorpreso e spiazzato tutto il mondo è il constatare che stava maturando nel silenzio e nel clima oppressivo di questi paesi una forza tendenzialmente pacifica ma proprio per questo rivoluzionaria che rivendica diritti, libertà, rispetto, partecipazione alla vita politica, in poche parole, c’è la scoperta di una coscienza anestetizzata ma non morta che chiede di essere riconosciuta e pretende maggiore spazio e nuovi ruoli.
Questo cambiamento così profondo si è manifestato in maniera così veloce che ha modificato rapidamente anche gli antichi assetti politici con tutto quello che essi comportavano: i ruoli si sono modificati profondamente, e anche se qualcuno volesse ritornare allo status precedente non sarebbe mai più uguale. Il mondo ora sa, e chi si è ribellato sa che c’è qualcosa di meglio e di diverso nel mondo che aspetta di essere scoperto.
Chiaramente questo rivolgimento non poteva non toccare Israele e la Palestina, la Siria, la Giordania. Cosa sarebbe potuto succedere in questa zona?
Poteva succedere qualsiasi cosa: poteva succedere che i Palestinesi vedessero in Israele l’oppressore da abbattere e che richiedessero aiuti per poter fronteggiare la propria rivoluzione storica per riprendere i territori e annientare Israele… Questa era la migliore ipotesi, però ce n’era anche un’altra altrettanto possibile: non ultima l’idea che ci potesse essere un tentativo di accordo tra Israele e i rappresentanti dei Palestinesi, temporaneamente abbandonati dai suoi sponsor storici, nello specifico dalla Siria, alle prese con le proteste interne da affrontare e sedare nel sangue. Non è poi così peregrina l’ipotesi: in realtà Wikileaks ha fatto il lavoro sporco rivelando un paio di mesi fa che tante volte c’erano stati tentativi di portare pace in quei territori, o almeno di affrontare il problema per cercare una soluzione.
Tali tentativi però fallivano regolarmente grazie ad azioni violente e sanguinose che venivano improvvisamente a turbare il clima, provocando nuove tensioni, altri lutti, rabbie desideri di vendetta….
Io ritengo che abbia prevalso la paura della pace, di un accordo, di un tentativo di negoziato per la soluzione dei problemi. Il vecchio sistema ha avuto paura di aprirsi al nuovo… e il vecchio usa strategie vecchie, quella della provocazione e della violenza per accendere gli animi già esacerbati da anni.
Personalmente la morte di Arrigoni non mi ha sorpreso affatto: che fosse lui o un altro, non aveva importanza. Che fosse sparato, decapitato, o impiccato neanche… Doveva succedere, il come non aveva importanza, il chi neanche, ma un pacifista arrabbiato contro Israele era la persona giusta per tentare ancora una volta il solito giochino.
Stavolta però, l’aria di novità che spira nel Nord Africa ha fatto sì che si scoprisse che c’è un preciso disegno di continua destabilizzazione e alimentazione della questione palestinese ma che in realtà della povera gente che vi abita non interessa nulla a nessuno. La pace, un accordo, un dialogo saranno sempre resi impossibili  da chi ha organizzato il proprio potere sulla sofferenza della povera gente, anche  se  ce ne fosse l’occasione. La pace non è una parola pronunciabile in quelle zone.
E qui mi nasce una seconda considerazione: ma quale pace si vuole? O meglio, quale pace vogliono i pacifisti? Questa pace di cui tanto si parla sembra a senso unico. La pacificazione inizia creandone le premesse e non alimentando l’odio. Il fatto che la salma, per espressa volontà della famiglia Arrigoni non sia passata attraverso Israele la dice lunga. Un gesto simile di estremo disprezzo mi sembra che abbia vanificato l’impegno di una vita spesa a parlare di pace, ma non a costruirla. Arrigoni non era un pacifista, era un generoso giovane che si era schierato con la parte che riteneva più debole e vittima di tremendi soprusi. Ma si era sbagliato. Quando due parti non riescono a trovare dei punti in comune per raggiungere un accordo è perchè manca la volontà di entrambe le parti, e la parte che aveva scelto Arrigoni è stata la sua carnefice.

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