Commentaria

31/12/2011

PETROLIO-Quando il gioco si fa duro…

Filed under: Estero,futuro,Medio Oriente,problemi,riflessioni,uno sguardo al mondo — Paolo Porsia @ 1:19 AM

Tornando ad affrontare la questione di Hormuz, sono convinto dalla enorme capacità esplicativa delle immagini ecco perché vi mostro anzitutto questa:
e questa

Mi direte: ma cosa vuol dire?

Si tratta di mappe piuttosto semplici, direi autoesplicite….

Se cliccate poi sulla prima icona della petroliera sulla prima mappa…

Bab El Mandeb passaggio
Barili di Petrolio che passano per Bab el Mandeb
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
…E sulla seconda
 

Passaggio di Barili di petrolio per Suez

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 E su questa….

Passaggio di Barili di Petrolio dal Bosforo

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 E SOPRATTUTTO questa:
 
Passaggio di Barili di Petrolio per lo stretto di Hormuz
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
HORMUZ , la pietra dello scandalo….
 
Quindi secondo voi…..
 
Islamic Plan to enslave World
 
UN PIANO
DEL GENERE
ovvero di creare uno Stato Islamico unico che sia padrone dei punti focali di distribuzione del
PETROLIO
in MEDIO ORIENTE è
solo una fantasia da leghisti…
o
qualcosa che perfino il Prof. Monti  potrebbe tenere in considerazione?
 

29/12/2011

Golfo Persico: Minacce, mosse e contro mosse


Nonostante le innumerevoli minacce da parte degli Iraniani, e a differenza di ciò
che dicono i cospirazionisti di destra e sinistra, gli USA non ATTACCHERANNO
l’Iran.
L’Iran è retto da una cosca mafiosa sacerdotale, ma non da fessi…
Numerosi scricchiolii si fanno sentire a Teheran a cominciare dal boicottaggii dell’Ashura da parte non solo della maggioranza della popolazione ma anche dagli Ayatollah di base e dei Pasdaran..
Nessuno segue più gli Ayatollah. Otre a ciò per scatenare una guerra gli manca il fattore “essenziale” LA BENZINA!
Questo perchè da 30 anni i Mullah NON PRODUCONO PETROLIO Vendono concessioni…
Così un paese che potrebbe essere autosufficiente dispone di quantità di petrolio limitate, poichè i contratti di concessione impongono alle compagnie straniere di fornire all’Iran dal 20 al 30% del prodotto delle concessioni come compenso. Ciò significa che un paese petrolifero non dispone che di quantità limitate di petrolio per il suo sistema industriale. La cronica mancanza di kerosene fa sì che il regime degli Ayatollah al giorno d’oggi abbia già perduto dal 50 al 60% delle sue capacità di produzione di energa elettrica CHE AL GIORNO D’OGGI FA AFFIDAMENTO SOLO SULLE VECCHIE CENTRALI TERMICHE A KEROSENE…
Come volete che facciano a bloccare lo Stretto di HORMUZ?

13/12/2011

Gli imbarazzati di turno: i sindacati

 

E non ci siamo….  non ci siamo proprio!

In TV guardo  le immagini delle manifestazioni sindacali in varie parti d’Italia, sento le parole dei sindacalisti, ma soprattutto osservo i loro volti, le espressioni,  la gestualità…. Non so, sarà una mia  impressione, ma vedo i Sindacati  poco convinti,  li sento senza voce,  quasi imbarazzati..

Si imbarazzano a vicenda, come in quelle scene che capitano nei funerali, quando parenti divisi da antichi attriti,  che da anni non si parlavano più,  si ritrovano  dietro al feretro del caro estinto, e grazie all’opera pacificatrice dell’immancabile compare di famiglia,   ritornano al saluto e alla stretta di mano.  Questi gesti di pura educazione non basteranno  a cancellare  anni di veleni e di rancori, ma difficilmente  ci si sottrae  all’opportunità di  salvare la faccia. Almeno quella.

Si imbarazzano a vicenda perché  si rendono conto che la situazione del Paese  è drammatica, talmente drammatica che gli slogan, le ore di sciopero, gli incontri e le tavole rotonde organizzate, pur con tanta buona volontà e per giuste rivendicazioni, non sono più sufficienti a dare risposte efficaci ai problemi che strangolano il Paese reale. Anzi, tutte queste cose aggravano la situazione,   e questo i sindacati lo sanno bene.

Il Governo  del gran Manovratore non sembra brillare nel fronteggiare la crisi (ecco, finalmente anche io ho detto la parolina incriminata!).  Oscillando tra l’urgenza del tempo che stringe  e il rischio di miseria per milioni di persone  che diventa ogni giorno sempre  molto più concreto  di un incubo notturno (qualcuno, anzi,  già sente che  sta  bussando alle porte  di casa sua),  gli Italiani e i mercati stanno reagendo malissimo  ai provvedimenti di prossima adozione, dunque si può affermare che la manovra  Salva Italia- Salva tutti è fallimentare.

Le parti sociali, i sindacati, da parte loro non avendo proposte innovative da suggerire,   rispolverano le vecchie bandiere dei tempi gloriosi, quando le cose erano più chiare, quando i ruoli sociali erano definiti, quando eravamo tutti più giovani ed energici di corpo e di spirito, e scendono in piazza. La causa è giusta,  ma all’Italia non bastano più  il cartello,  lo striscione e la fiaccolata.

Steve Jobs  spronava i giovani a restare hungry & foolish, la sfida che ci  sta aspettando impaziente, a braccia conserte, sul finire di quest’anno è proprio questa:  inventare, proporre, osare idee foolish  che affrontino i problemi che stanno paralizzando la nostra capacità di essere attivamente e costruttivamente presenti nella società. La gente,  il  popolo dei lavoratori, il Paese stesso chiede, anzi pretende con urgenza, che qualcuno faccia il primo passo foolish, quello di coniare, cioè, degli slogan nuovi che nascano da  proposte alternative, innovative, magari apparentemente azzardate ma coraggiose. Ci servono urgentemente  delle  idee  completamente nuove  per fronteggiare problemi che sono completamente diversi  da quelli che l’umanità ha dovuto affrontare nel corso della sua Storia.  Oggi la gente, il popolo dei lavoratori, il Paese ha bisogno, per iniziare, solo di un paio di idee fresche,  di quelle che  i problemi li  guardano in faccia, ma anche di spalle e  di lato.  A tutto tondo, e senza pregiudizi.   La gente, i lavoratori, io, tu, noi tutti abbiamo bisogno di sentirci nuovamente  liberi,  e di avere  la certezza che i giorni a venire porteranno  eventualmente  sole o  pioggia,  ma mai  e per nessuno ci  possa essere  il pericolo di precipitare nel baratro della miseria e della solitudine.

 

25/11/2011

Un diritto dimenticato: Costituzione e diritto alla vita

In un Paese come l’Italia che ha promosso la moratoria contro la pena di morte, che ha emanato una normativa per la tutela delle cellule staminali embrionali, occorre che ci si adoperi affinchè siano applicati i principi della nostra Costituzione e delle leggi vigenti  per tutelare  della vita fisica dei cittadini in stato di bisogno. Ecco un racconto  che espone il tema ed una proposta concreta in modo giuridicamente innovativo  a partire da normative già esistenti e forse direttamente già applicabili.

Un medico di base viene chiamato in visita da una famigliola.
Padre, madre e due piccini in tenera età.
Quando il medico arriva a casa, si guarda attorno, visita il bambino malato ma si rende conto che, oltre ad un po’ di febbre e ad una brutta bronchite del piccolo, anche gli altri componenti della famiglia sembrano non stare molto bene: pallidi, un po’ troppo magri, e soprattutto tristi.
Allora quel buon medico di famiglia fa qualche domanda mirata e scopre che in quella famiglia si mangia a stento una volta al giorno.
La situazione lo incuriosisce e un po’ lo preoccupa; egli vorrebbe saperne di più, e mentre pensa su cosa poter dire per approfondire l’argomento, chiede se per caso stessero seguendo una dieta particolare.
A quella domanda, il capofamiglia fa cenno al medico di volersi appartare per spiegargli l’attuale momento che stava vivendo la sua famiglia. Il negozio presso cui lavorava non aveva retto alla concorrenza del supermercato, il lavoro della moglie perduto a causa del fallimento della ditta dove era impiegata, gli ultimi soldi frutto di risparmi ormai agli sgoccioli, solo un parente gli manda un piccolo aiuto, di tanto in tanto, ma che non può bastare.
In famiglia non sanno che lui non ha più una occupazione, e tutti credono che quel po’ di denaro che saltuariamente arriva, grazie al buon cuore del parente, sia in realtà frutto di un lavoro in prova ma che presto diventerà a tempo pieno e fisso. Nessuno sa la verità, salvo lui e l’anziano parente che lo aiuta.

Ha bussato a tante porte, ha chiesto un aiuto ma non ha ottenuto granché.
Oltre alle preoccupazioni che lo stanno logorando fisicamente e moralmente, egli, però, ha un altro tarlo nel cervello. Ha visto in TV che in Israele ed anche in Australia, il Fisco o chi di competenza, se nota qualcuno che dichiara un reddito molto basso, si attiva per approfondire la cosa, si informa presso il contribuente circa i suoi problemi e si offre di pagargli l’affitto di casa o le utenze in modo che anche un  reddito molto basso diventi sufficiente a poter sopravvivere. Perchè, egli si chiedeva, non è  possibile avere un aiuto del genere anche qui da noi? In fondo, qui in Italia abbiamo delle leggi che proteggono la vita delle cellule staminali, quindi, a maggior ragione dovrebbero esserci delle leggi per proteggere la vita delle persone!

Il medico ascoltava le parole di questo padre, parole e ragionamenti che nascevano dalla disperazione; è colpito dalla situazione in cui versa questa famiglia ma non sa cosa fare o dire, e nel porgere la ricetta dice:
“ Le va bene così?” e aggiunge quasi timidamente “Vi serve altro?”

La madre, con il più piccolo in braccio, osserva e non ha espressione in volto. Quel padre affranto guarda i tratti tesi e stanchi del volto della moglie, poi guarda il medico fisso negli occhi per un istante. D’un tratto, generato da un pensiero quasi folle ma nel contempo molto giusto, gli si disegna sul viso solo un accenno di un sorriso, cosa che fa intendere che deve essere molto tempo che non sorrideva più, e con un lampo di speranza negli occhi, dice: “ Beh…. forse, se potesse prescriverci anche…” e il medico, ben lieto di poter rendersi in qualche modo utile: “Sì, mi dica pure!!”
Il pover’uomo, con gli occhi ancora ravvivati dalla luce generata da un’assurda e quindi effimera speranza, sa bene che sarà presto deluso, ma sente il bisogno di esprimere egualmente quanto ha dentro. Cerca le parole adatte ma si rende conto che balbetta, quasi gli cedono le gambe e barcolla per un istante.
Il medico si accorge di questo stato di improvviso malessere, e con fare amichevole ma professionale lo invita a sedersi per prendere fiato e per riordinare le idee. “Con calma, con calma…. Non ho fretta. Mi dica pure, e se posso…”
Così quel padre, riprendendosi dal brutto momento, con la lingua e la bocca asciutte, ma un po’ più sereno ed incoraggiato dai modi bonari del dottore, trova il coraggio di parlare: “Mi scusi dottore per poco fa. Ora sto molto meglio. Quello che volevo dire è che, certo, i farmaci che ha lei prescritto sono molto importanti per curare il mio bambino, ma sa… così, da soli, forse non sono ancora sufficienti”
Il medico gli rivolge uno sguardo interrogativo, perchè ancora non riesce a capire: “Mi dica…”
Ed il padre, ora rinfrancato del tutto e quasi eccitato per quanto sta per dire: “Ecco, signor dottore, stavo pensando.. Con tutte quelle leggi che avete voi medici, non è che ce ne sarebbe una che le consentisse, viste le nostre condizioni… Lei mi capisce, vero?” e riprende “Ecco… Non potrebbe prescriverci anche 200€ da prendere prima dei pasti, almeno una volta a settimana, tanto per avere anche qualcosa da mangiare? Vede? Qui, nel foglietto illustrativo dell’antibiotico c’è scritto che va preso dopo i pasti!” e così dicendo, prende la scatola quasi finita e gli fa vedere dov’è scritta questa cautela nelle modalità d’uso del farmaco stesso.
Il medico non sa francamente se il discorso sia serio, ma sa che sia il tema che la situazione non solo sono seri ma addirittura tragici nella loro estrema evidenza  e gravità senza soluzione.
E pensa, tra sé e sé, che il ragionamento è giusto: non ci aveva mai riflettuto prima, ma sì, sarebbe proprio giusto poterlo fare, in casi così! La legge specifica mancava ma sarebbe stato giusto invece che ci fosse stata..
Nella stanza di quella casa, un tempo ricca e ben tenuta, ora si vede la stanchezza della sofferenza. E’ sceso un silenzio senza nome. Tutti nella stanza tacciono. Tutti sanno che a quella richiesta la risposta giusta dovrebbe essere un Sì! ma qui in Italia, al contrario di tutto il resto del mondo civile, non è così. Nonostante la legge imporrebbe che tutti i cittadini fossero tutelati, in specie quando versano in stato di bisogno, a quella giusta richiesta di aiuto, che non era solo una semplice spiritosa battuta, ma che era molto di più, l’unica risposta al momento possibile non serve che venga espressa ad alta voce, perchè tutti i presenti sanno che essa è solo un inesorabile No!
In questo silenzio senza risposte, il buon medico riflette a lungo ma non sa fare altro che sospirare  un “Eh.. già!” aggiungendo subito dopo: “Beh, ora cerchiamo di curare questo bel piccino! Sa, è una brutta influenza, un inizio di bronchitella, ma in un paio di giorni vedrà che andrà tutto a posto. Mi raccomando però, comperi le medicine e gliele dia come le ho prescritto.”
Poi tace e si rende conto che il discorso non ha più alcun senso logico.
Così, mentre su tutti e su tutto è svanito il colore della speranza ed il mondo è tornato in bianco e nero – più nero che bianco –  e ci si accorge improvvisamente che fa anche freddo.
Il medico, nel silenzio tombale di quel momento di attesa senza speranza, tace perché nulla può essere detto che non sia noto e che non sia perfettamente inutile.
Mentre si appresta a salutare, nell’indossare la giacca, estrae dalla tasca il suo portafogli. Prende 50, poi 100, poi 150 €. Non ne ha di più … Senza nemmeno rendersene conto li stringe nella mano quasi tremante per l’imbarazzo. Non vuole offendere, ma non sa resistere; e mentre la mano stringe quel denaro sino a farne un indistinto groviglio accartocciato, li porge con molta discrezione a quel padre disperato, a quella famiglia sola e senza speranze. E’ un gesto automatico, diretto da un sentimento di solidarietà umana che quasi furtivamente incontra la mano dell’altro, il quale, in un primo istante di dignità ferita, cerca di respingere ma non ne ha né la forza né il coraggio né il diritto… La mano si apre, il denaro è stato accettato. Ora potranno prendere le medicine dopo i pasti, come prescritto. Per una settimana basterà e poi… Poi, si vedrà. Il Cielo ci penserà. Forse Dio esiste e farà Lui qualcosa.

Quel medico non sopporta di avere dentro di sé tutto questo disagio, questa illogicità di un sistema che protegge per poi uccidere per umiliazione, miseria e mancanza del lavoro.
Ecco, uscendo da quella casa egli saluta i suoi pazienti che ora, oltre la ricetta, avevano anche da mangiare per un po’ di giorni. I sorrisi sono di gratitudine, gli imbarazzi sono ormai sfumati nella bellezza di tutto ciò che dona la vita, e il denaro quando è al servizio della vita è bellissimo anche lui.
Fuori dal portone e con il vento in faccia, quel dottore ora sa cosa farà … Solo con se stesso ora si è veramente ripromesso di parlarne con qualcuno, di riferire della scena, del dolore e della impotenza avvertita in quel momento in cui fare il medico diventava superfluo con gente destinata di lì a poco a dover forse realmente morire di stenti, salvo un miracolo del cielo, un miracolo che per legge sarebbe un dovere dello Stato compiere, ma che lo Stato Italiano non si è mai organizzato per poterlo realizzare, pur dovendolo fare.
Il compito del medico non è però quello di trovare soluzioni di economia, di inventare il lavoro, di fare atti politici. Altri hanno questi compiti, le competenze, il denaro, il potere. Dire un Sì! alla richiesta di aiuto di quella povera famiglia bisognosa, e di tante altre nelle stesse condizioni, è compito del legislatore e del sistema perchè situazioni di quel genere possono certamente essere eliminate per sempre senza che da questo provvedimento nessun banchiere, nessuna multinazionale venga a perdere i suoi affari ed i suoi tanti soldi, spesso addirittura troppi per poter avere ancora uno scopo ed un uso ragionevole che non sia quello di donarne una piccola parte a chi non può mangiare.
Il medico non fa il legislatore. Il medico fa il medico, però può anche fare da tramite, può alzare la voce per salvare una vita. La competenza in questo caso è proprio la sua, cavolo! Ne ha il diritto, ma ne ha anche il sacrosanto dovere!
E quel dottore decise che quel diritto-dovere lo avrebbe esercitato, tutelato, salvato, promosso! Altro che se lo avrebbe fatto!
Salendo in auto si continuava a ripetere che era questo ciò che intendeva fare. Lo avrebbe fatto, lo avrebbe ottenuto! Cavolo, se lo avrebbe ottenuto!!

Da quanto si legge su varie fonti autorevoli, non mancherebbero le risorse necessarie a garantire il minimo per la sopravvivenza,  la casa e il cibo ai cittadini che non trovano lavoro a causa del sistema che ha teso a monopolizzarlo sempre di più in poche mani.

27/08/2010

Le idee per uscire dalla crisi

La mia analisi sulla situazione economica attuale, in sintesi,  è sostanzialmente questa:

La crisi finanziaria non è la causa della crisi in atto adesso.

Anzi, i fattori comportamentali che hanno innescato la crisi finanziaria erano, in un certo senso, un freno posto al progredire dei fattori negativi che tendevano a condurre l’economia in una specie di vicolo cieco, che consiste poi nella attuale crisi dei consumi.
Sempre esagerando, ma non troppo, oggi il denaro esiste in enormi quantità, però è in gran parte nei luoghi dove non serve quasi a nulla. Infatti, oggi, la maggior parte del denaro è saldamente nelle mani dei grandi gruppi finanziari o comunque dei capitalisti, i quali però non lo impiegano perché mancano sempre di più gli impieghi remunerativi.
Il motivo di questa situazione sta proprio nella posizione che il denaro occupa attualmente.

Solo per fare un piccolo esempio,  ipotizziamo che oggi  il denaro è posseduto  dai fabbricanti di scarpe e i potenziali clienti che vorrebbero comprarne perchè hanno piedi nudi, sporchi e piagati  ma, al momento, non hanno soldi per acquistarle. Avrebbero bisogno di un lavoro per procurarsi il denaro per comprare le scarpe, ma il lavoro può essere offerto solo dal  fabbricante di scarpe, che però  non  assume operai perché, dato che le scarpe non si vendono,  teme  di non riuscire a pagare i loro stipendi.
Siamo, cioè, in un vortice e non ne usciremo se non taglieremo il circolo vizioso che sta generando qualcosa che andrebbe fermato prima che questo divenga impossibile a farsi.
Noi Europei tendiamo a tagliare, e poi….?
Veramente, l’idea che si possa far ricrescere la domanda ed i posti di lavoro tagliando e mandando la gente a casa a dormire, mangiare, a vivere senza lavorare e senza entrate, a me non pare una cosa tecnicamente possibile e quindi, francamente, credo che non funzionerà affatto.
Insomma, in questo sistema non si può mangiare senza soldi e senza un lavoro. I soldi non arrivano dal cielo e quindi, se togliamo la possibilità di mangiare, la gente cui toccherà di dover morire di fame  è piuttosto probabile che non sarà molto d’accordo, e si dovrebbe presumere che cercherà di crearsi un lavoro per sopravvivere, ma il sistema è organizzato in modo che questo non possa accadere perché il lavoro è stato monopolizzato,  mentre invece  è presente sul mercato una quantità di denaro e potenziali investitori in grado di fare tutto ciò che serve per dare lavoro e benesse almeno per tre volte ciò che potremmo assorbire.
Quindi, semplicemente, se quel denaro in esubero, pronto ad investimenti che il mercato non offre più, fosse almeno in parte letteralmente regalato, o meglio, ridistribuito ai potenziali consumatori, il mercato riprenderebbe a girare ed il serissimo pericolo di cadere nella tentazione di poter risolvere le cose con una “bella guerra” come fu negli anni 40, svanirebbe anche dalle menti più offuscate dalla illusione che le cose accadano sempre nel medesimo modo.

Dunque si deve far circolare il denaro, in qualunque modo sia, dare a chi non ha i soldi per consumare ulteriori mezzi economici, e se non lo faremo la crisi andrà oltre e diventerà sempre più difficile fermarne gli effetti che, a parere mio, in questi casi, dilagano  e travolgono tutto, così  come fa l’acqua di una diga crollata, che non si arresta  finché non abbia invaso e travolto tutto ciò che può essere invaso e distrutto.

Allora, non si può fare più nulla? Saremmo già arrivati tutti alla fine?
No, questo non  vero, ma dobbiamo cambiare le cose che non vanno bene prima che sia troppo tardi per farlo, e francamente non è che ci resti poi molto tempo.
Dunque che fare?  C’è da fare molto però non  con sistemi conflittuali ma solo metodi condivisi da tutti:

Ho alcune proposte e idee che ho elaborato  da alcuni anni e che credo siano interessanti e attuabili subito.

1)       ridurre le aliquote fiscali senza perdere gettito. Con il sistema attuale questo è impossibile, modificando però con un tipo di sistema che mi piacerebbe suggerire a chi fosse in grado di attuarlo, questo diventa non solo possibile ma anche facile.

2)       Ridurre il costo degli appartamenti per chi compera e sostenere il prezzo degli immobili per chi deve realizzarli o conservarli e trarre da questo un plusvalore nel tempo.

3)       Nuovi metodi di trasporto pubblico urbano per tutte le città con uno o più sistemi innovativi che funzionerebbero alla grande, permettendo alle auto private una maggiore  facilità di circolazione ma che, nel contempo invoglierebbe  i proprietari di auto a usarle meno nei centri urbani perché meno convenienti rispetto alla praticità dei nuovi sistemi pubblico, sicuro, agile, personalizzabile, efficiente ed incluso, per gli spostamenti non pendolari, nel prezzo del bollo e della assicurazione auto.

4)     Valorizzare la nostra capacità, tutta italiana,  di far bene da mangiare. Questa capacità, opportunamente valorizzata a livello mondiale,  potrebbe diventare uno dei più grandi affari del secolo per noi Italiani.

5)     Sfruttare il clima mite invernale per far guadagnare soldi ai Comuni Italiani e far risparmiare una quota dell’Ici  per la seconda casa, o anche di più, ai contribuenti Italiani.

Come far ricrescere la domanda di manodopera, ovvero come creare nuovi posti di lavoro?

a)   Invece di lasciarcene travolgere, rinforzare ed e far fruttare a vantaggio del nostro Paese, il nostro sistema di diritti e di tutela  che rischiamo sia distrutto dalla concorrenza, a volte un po’ sleale, di Paesi  che non pagano stipendi minimi adeguati ai loro lavoratori, facendo leva sullo schiavismo e sullo sfruttamento dei minori..

b)   Rivalutare il nostro bellissimo ed immenso  patrimonio artistico e culturale, facendolo diventare  un grossissimo business capace di rendere sia un consistente prezzo di entrata, che corrisponderebbe in valore ad un vero ordine fiduciario temporaneo di acquisto (senza ovviamente che sia un vero acquisto), una percentuale di utili, un ritorno di immagine e una rivalutazione della storia e della cultura italiana e, nel contempo, di ottenere il rimborso delle spese di restauro e manutenzione da terzi, interessati a voler partecipare all’iniziativa.

c)   Accrescere il tempo disponibile per vivere e lavorare degli Italiani riducendo a zero i tempi della burocrazia e delle incombenze  di legge, eliminando le code e le inutili attese ovunque attraverso “nuovi sistemi” informatizzati e semplificati.

d)    Rivitalizzare la piccola e medie attività commerciali, obbligando i supermercati a sistemare una parte del loro interno a disposizione di banchi concorrenti o comunque di banchi che comperino con un loro distinto ufficio acquisti.

e)    Recuperare altri e ulteriori posti di lavoro facendo accrescere il numero degli addetti  ai servizi telefonici.

f)    Obbligare i supermercati ad assumere un addetto per ogni sistema o cassa automatica o informatizzata.

Come si può notare le proposte sono tantissime, le idee anche e sono tutte da valutare e da sviluppare, ma dobbiamo fare in fretta. Il mondo cambia a ritmi sostenuti. Se non troviamo un modo condiviso da tutti per salvarci tutti insieme da un disastro che si annuncia di dimensioni enormi, forse quando saremo costretti a farlo potrebbe essere troppo tardi per dare un futuro alla nostra umanità.

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