Oggi guardavo alcune foto del Gay Pride di Roma.
Qualche giorno fa c’erano quelle del Gay Pride di Napoli…
Avrei potuto guardare le foto di tutti i vari Gay Pride del passato, di quelli che si svolgono in altre nazioni e non vi avrei trovato grosse differenze: presenze coloratissime, estrose, provocatorie, esagerate, a volte ridicole. Tutto l’apparato organizzativo è orchestrato per mettere in risalto la “gioia della diversità”.
E a questo punto, io non capisco.
Non capisco perchè si chieda di veder riconosciuti il proprio diritto ad essere considerati uguali agli etero quando si sottolinea con forza la propria diversità, quando si vorrebbe far passare il messaggio che il mondo e la vita degli etero sia di un immenso grigiore, al contrario del mondo festoso, allegro, creativo, colorato, trasgressivo, felice e spensierato degli omosessuali, mentre l’obbiettivo da raggiungere dovrebbe essere quello di ottenere una reale uguaglianza, non tanto sulla carta, quanto nella società che non è ancora capace di accettare la diversità, in qualunque modo essa si manifesti.
Al di là dell’aspetto pittoresco del Gay Pride, non credo che questo giovi alla causa degli omosessuali, anzi a volte penso che possa piuttosto nuocere proprio per la contraddizione di fondo che manifesta e che appare fin troppo evidente.
Gli omosessuali sono uomini e donne con diritti e doveri e con gli stessi problemi legati alla vita quotidiana, alla convivenza, al lavoro, alla casa, alla salute, alla burocrazia imperversante con in più i problemi legati ai pregiudizi.
Per cancellare questi pregiudizi si deve lottare seriamente, e se nell’ambito di un Gay Pride si organizzano anche incontri e dibattiti interessanti, questo aspetto “serio” si perde in una specie di Carnevale fuori stagione che alla fine si trasforma in patetica esibizione di un’allegria forzata che non convince nessuno, neanche chi vi partecipa.
Quando il trucco si scioglie per il caldo, i boa di struzzo perdono le piume, le calzamaglie si sfilano, le acconciature non reggono, e con le parrucche sotto il braccio e le bandiere ripiegate si torna a casa, termina ingloriosamente l’allegra finzione, e restano sulle spalle i tanti problemi piccoli e grandi che un omosessuale deve affrontare tutti i santi giorni.




