Commentaria

10/12/2011

La scommessa? La crisi che non c’è!

 

Il presidente Monti non poteva fare nulla di diverso rispetto a quanto sta tentanto di fare,  in quanto ogni sistema ha delle convinzioni e delle opzioni a cui uniformarsi,  e nel sistema economico e ideologico mondiale attuale grandi misure ad ampio respiro non si possono mettere in campo. Misure, cioè,  in grado di risolvere realmente questa crisi,  una crisi che quasi nessuno pare abbia capito da dove arriva.

Questa crisi si chiarisce con un esempio tratto da una favola e personaggi per bambini, ma assolutamente puntuale per adulti: ricordate Cenerentola? Non aveva soldi, non aveva vestiti, non aveva un mezzo di locomozione perciò non poteva andare al ballo.

Il sogno costante dell’Uomo affamato, che fino alla fine dell’800 e primi del Novecento lavorava anche se malato, stanco, vecchio o bambino,   e  moriva di fame lo stesso, oggi si può dire che sia  stato esaudito. La Fatina di Cenerentola rappresenta  il sogno realizzato, solo nella fantasia, per consolare la necessità di una umanità senza speranze economiche e di giustizia sociale. La Fatina rappresenta quindi la soluzione.   E’ molto  facile fare carrozze con una bacchetta magica da una zucca.  La favola ha un lieto fine: Cenerentola va al ballo, incontra il principe, lo sposa e vissero insieme felici e contenti.  Ma proviamo ad  immaginare il seguito della favola, e di come, di lì in avanti  le fabbriche di abbigliamento e di carrozze abbiano chiuso i battenti e la loro lavoranti siano rimasti senza lavoro.   Impossibile per costoro resistere,  per costi e tempi di produzione,  alla concorrenza della bacchetta magica della fatina.

C’è stata una bacchetta magica anche per noi ed è questo è il motivo per cui esiste la crisi da almeno 20 anni. Quanto è accaduto durante questi 20 anni è costituito solo da tentativi, tutti inevitabilmente falliti, di mantenere in piedi il sistema, senza considerare che ora vi era una bacchetta magica a scandire i tempi e l’economia.

L’attuale, quindi, non è  una crisi uguale a tutte quelle  vissute dall’umanità fino alla fine dell’ 800 in cui a mancare erano le risorse. Adesso siamo in una crisi in cui a mancare sono i compensi ai cittadini, indispensabili a mantenere un livello di consumi e di remunerazione del lavoro sufficiente a mantenere in vita le imprese e i posti di lavoro.

La crisi che ha colpito tutto l’occidente, quindi,  è tale solo perché chi cerca di gestirla non la capisce, non la conosce, non sa da cosa sia nata,  e soprattutto non sa come correggerne gli effetti perchè ha stabilito  aprioristicamente e rigidamente  di cercarne le  soluzioni esclusivamente in comportamenti già sperimentati e adottati nel passato. Regola ferrea: non pensare e non fare nulla di nuovo.

Poichè  per problemi nuovi occorrono soluzioni nuove,  lasciare il potere delle scelte ad un insieme di professori che, per principio,  ha stabilito che non farà mai cose nuove, è ovvio che porterà alla catastrofe certa.   Resta però chiaro  che le sofferenze e la conseguente catastrofe non sono assolutamente necessarie, sono fuori campo;  le soluzioni sono altrove ma sono state vietate per  miopia.

Difficile infatti trovare soluzione a problemi che si ignorano totalmente nelle loro cause fondamentali. Quindi o il sistema viene totalmente cambiato, a partire dalle opinioni che oggi tutti hanno, e che vanno interamente e tutte cambiate, oppure costoro (insieme a tutti gli altri che la pensano come loro, e che sono quindi in errore totale e certo)  proprio non potranno fare niente di diverso che lasciar cadere il sistema verso l’altra opzione disponibile, ovvero quella che rappresenta il peggiore degli scenari possibili.  Questa seconda opzione, che diventerà inevitabile  e travolgente se non si cambiano le opinioni e le convinzioni, purtroppo è  solo la guerra. Non occorre spiegare come: chiunque capisce che la somma dei comportamenti e degli effetti,  se,  come detto, non si cambia tutto il modo di pensare, non può che portare a questo epilogo tragico e stupido, perchè in questa fase le persone intelligenti sanno che vi è molto di più da guadagnare in potere e ricchezza a scegliere di cambiare il mondo, cambiando il pensiero corrente  piuttosto che distruggerlo con una guerra che non lascerebbe vincitori, e dove nessuno guadagnerebbe nulla.

Ora il sistema, non avendo capito assolutamente nulla della crisi in atto, si sta semplicemente ritirando dietro le mura del cerchio più interno del suo castello con lo scopo duplice di resistere il più a lungo possibile,  esponendo ai colpi più duri le parti deboli della sua socie. Con commoventi lacrime si è deciso di lasciar  pagare il conto ai più deboli, pensando così di poter salvare una parte quando l’ovvietà e l’ovvio sanno che o si salva tutto o non si salva niente.

Ritirarsi nella cittadella, abbandonando le parti più deboli alla strage non può portare ad una vittoria di nessuno perchè nessuno può economicamente sopravvivere alla perdita di miliardi di idee, vite umane e clienti. Il sistema pare ormai consapevole di non avere soluzioni al di la della guerra e della rinascita dopo la guerra, sempre che  una guerra lasci però  una possibilità di rinascita, il che oggi non è detto.

Credere però che per queste scelte, e solo per queste, chi ci governa sia cattivo sarebbe l’errore peggiore, perché in tal modo si creerebbe un conflitto sterile, invece la sola possibilità che abbiamo per evitare il finale di cui sopra è avere fede e capire che la crisi non è economica ma solo di  evidente cecità. In sostanza, quello che vorrei dire è che,  in realtà,  abbiamo più soluzioni disponibili, più risorse disponibili, più possibilità di quante mai l’umanità abbia avuto in tutta la storia conosciuta sino ad ora.

La soluzione esiste, è facile e disponibile;  serve solo capire e poi la crisi sarebbe già sostanzialmente risolta,  e questo sarebbe nell’interesse di tutti. Con un simile approccio è possibile mandare a braccetto e senza più conflitto anche i  NoGlobal e i G8.

E’ una idea equilibrata che parte da una sola idea di base, che può essere difficile all’inizio da capire perchè le convinzioni stratificate ereditate dal passato vanno cambiate,  e questo può essere inizialmente faticoso.  Il bisogno generale derivato dal momento difficilissimo per tutti, e dove nessuno ha colpa, perchè nessuno ha intenzione di aggravbare la situazione, può esserci d’aiuto perchè la disperazione di non avere soluzioni convincenti può convincerci più facilmente a provare una strada nuova.

Sono convinto che già dai primi risultati iniziali di questo cambio di opinioni si avrtebbero risultati così convincenti  da essere in grado di rassicurarci tutti sul fatto di aver intrapreso una via più tranquillizzante e sicura di quella precendente e dove la precedente ha perso la sua precedente validità perchè non esiste più il mondo per il quale andava bene ma esiste un mondo nuovo che per andare bene ha solo bisogno di questo cambiamento che consiste nel mettere l’Uomo al centro e quindi  di garantire gradualmente a tutti il minimo necesssario alla sopravvivenza  e ad una vita dignitosa. Oggi questo è facile a realizzarsi perchè i mezzi li abbiamo. Questi mezzi sono rappresentati da una somma di cultura, umanesimo,  valori,  tecnologia e conoscenza, Diritto,  doveri e diritti di ciascuno, lavoro e benessere per tutti. I mezzi della conoscenza sono la bacchetta magica della fatina di Cenerentola che l’uomo sogna da quando è sulla terra e che oggi ha nelle sue mani. Se useremo questo potere  nell’interesse di tutti avremo l’alleanza di tutti, nessuno può desiderare più di questo.

Il libro che presenta la soluzione è quasi pronto, ma i mezzi sono pochi.   Se ci fossero persone interessate a sponsorizzare quest’opera,  potremmo impegnarci a terminare  il lavoro molto più in fretta.

Se qualcuno ha delle obiezioni, siamo interessati a conoscerle perchè possiamo provare a spiegare come ciascuna possa essere superabile.

05/12/2011

Lacrime per l’Italia per gli italiani

Filed under: idee,Italia,onorevole,riflessioni — Piero Riccardo Pavia @ 1:28 AM
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Ho ascoltato il progetto “Salva Italia”, e lo ritengo fatto in buona fede ma non trovo nulla di innovativo e di mai sentito prima.
Inoltre mi è piaciuto, ed è stato veramente molto commovente,  la Ministro del Welfare, Fornero.
Quel momento di espressione libera e profonda di pura e bella umanità ha mostrato che  in questo membro del Governo vi è una forte fede ed un serio impegno responsabile, e certamente questo dato così bello potrebbe significare che forse abbiamo davanti a noi  una intera compagine di persone che potrebbero veramente essere in sicura buona fede.
Mi scuso per il “potrebbero” ma la mia personale sfiducia nel sistema Italia deriva dalla assenza di giustizia ed onestà nel sistema burocratico, e nell’ancora più grave assenza totale di poteri dotati del reale mandato e potere di difendere i cittadini vittime di abusi di potere.
Per difendersi, il cittadino può solo fare una causa civile per danni, e di solito le cause di questo tipo si perdono comunque e questo avviene di solito  anche quando si ha pienissima ragione. Se così non fosse non avrei appena detto che manca la giustizia.  Ma questo nostro è anche un genere di sistema che si permette di fare pignoramenti immobiliari senza avere il titolo o il credito per poterli fare.
Io non mi lamento quindi tanto delle modifiche fiscali peggiorative e di effetto quasi unicamente recessivo – soltanto utile, quindi,  a consolidare ed a far durare più a lungo possibile la crisi – ma mi lamento della assenza di giustizia e della assenza di provvedimenti volti a tutelare la persona e la vita.
Inoltre manca la garanzia al reddito minimo, che è invece obbligatoria per legge. La prima casa, Ici o non Ici,  deve essere intoccabile dalle imposte e anche il reddito essenziale alla vita deve essere protetto, quindi non può in nessun caso finire alle imposte.
Questi sono obblighi fissati dalla logica ma anche dai padri fondatori che li hanno fissati nella Costituzione, ammesso che si sia in grado di leggerne gli intenti più che ragionevoli e buoni per un mondo economicamente sensato.
Altro motivo di lamentela, il fisco che non rispetta affatto la legge. Il fisco colpisce chi non ha reddito e non chi occulta i redditi.  Questo lo sanno tutti ed è per questo che in Italia il fenomeno della evasione è difficilmente contenibile.
Infatti nessuno Governo avrà successo se il suo fine è di mettere la persona in una condizione tanto estrema da obbligarla al suicidio economico. Molto difficilmente la gente sceglierà di comportarsi in modo da distruggere se stessa, perciò tutto questo andrebbe corretto e mi domando se questo Governo possa andare in questa necessaria e salvifica direzione..
Lo spero, ma se non è riuscito Berlusconi che lo aveva giurato e spergiurato, si può sperare che lo faccia un governo solo tecnico?
Ovviamente, nessuno al momento può garantircelo.  E’ improbabile che possa farlo ma il momento di commozione del Ministro del Welfare mi ha dato una speranza, e questo è in questo momento il mio solo motivo di speranza. Forse se tra i Ministri vi è gente che ha simili sentimenti puri e limpidi e belli allora qualche motivo per sperare forse lo abbiamo ancora.
Dunque cercherò di dare il mio contributo suggerendo idee innovative mai tentate e mai pensate prima d’ora, forte della convinzione che dalla crisi si esce solo se si inventano cose mai pensate e mai tentate prima di oggi.  Così mi fermo al momento alla speranza e chi può dirlo ma sperando magari qualcosa è anche possibile fare.

27/11/2011

ECONOMIA E FUTURO: quanti giorni mancano all’epilogo?

Il tema che desidero toccare è composito e va dalla Unione Europea che non esiste ancora, ai problemi Italiani, alla crisi economica, alla rivoluzione verde nel mondo nordafricano, sino al ritorno ormai evidente di tutto il mondo al clima sociopolitico esistente negli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale.

E’ ormai una cosa considerata inevitabile, e questo dato è ormai sotto gli occhi di tutti coloro che sanno guardare intero il mondo come è realmente.

Per rendersi conto di questa verità basta osservare le norme relative a fisco e esattorie, sembra di essere retrocessi  in pieno  XIX secolo,  senza etica né  morale,  ed è indiscutibile che questo parallelo non sia confutabile proprio da nessuno. Se ci piace così teniamocelo pure, ma mi pongo delle domande:

Prima domanda: Questo sistema può funzionare?

La risposta è certamente una soltanto, certa, assolutamente certa: non funzionerà mai e tutto sarà  distrutto o avviato a distruzione.

Nei secoli passati,  le crisi economiche  però, al contrario di quella attuale, erano vere e si moriva di fame perché non c’era da mangiare per tutti.  In circostanze del  genere, i conflitti potevano forse avere ancora un senso  o almeno delle cause riconoscibili. Ma nel mondo attuale non esiste un solo motivo fondamentale riconoscibile per il quale si possa sostenere la tesi che l’attuale crisi sia irresistibile e reale, e soprattutto non possa essere rapidamente risolta senza traumi per nessuno.

Se così stessero le cose (e che stiano così si può dimostrare) allora perché non si fanno le scelte che sono in grado di farci superare questa crisi che deriva, alle sue origini, solo da troppa capacità produttiva e da una cattiva redistribuzione del lavoro e dei proventi delle umane attività?

Seconda domanda:  perché non hanno mai voluto eliminare l’evasione fiscale anche se il farlo è semplicissimo e fattibile senza lotta e senza crear danno a nessuno?

Terza domanda: come mai allora, non vi è nel paese una forte protesta contro le nuove norme che rendono i sedicenti “accertamenti fiscali” validi senza giudizio?

Togliere al cittadino il diritto, spesso solo teorico, di potersi difendere può rappresentare un chiarimento.  In sostanza, ci stanno solo dicendo con molta chiarezza di voler sgombere il campo dalle ipocrisie e rendere definitivo e chiaro a tutti i cittadini che qui, in  Italia, le regole sono finite. Le apparenze di una giustizia di sola facciata, pure. Così facendo, si è deciso di sgomberare il campo da inutili perdite di tempo e finzioni preferendo, per semplicità, di passare a dire le cose direttamente come stanno. Questa nuova norma significa solo questo.

Abbiamo preso atto che  hanno deciso che siamo sudditi ed ora si fanno leggi in tal senso. Forse che la chiarezza può apparire migliore degli inganni? A questo non saprei rispondere in questo momento.

Ma ci si rende conto che la gente, o diciamo molta gente, reagirà smettendo le attività o evitando di crearne di nuove?

Questo favorirà pure le multinazionali amiche del potere politico, ma mi domando come non ci si rendapoi conto che alla fine del giro, con una maggioranza di gente a spasso e senza lavoro anche le multinazionali, e quindi il sistema dei supermercati vedrà inevitabilmente  un calo dei consumi e del lavoro da far paura …

Ad ogni nuova manovra questo si accentua e quindi dopo questa,  come la metteremo?

Torneremo forse a ricominciare il ciclo con il sistema adottato nel 1915 attraverso la globalizzazione disordinata e prossima, attesa, forse desiderata guerra prossima ventura?  Non sono io a dover scegliere ma non sarebbe meglio chiedere alla gente se vuole la guerra o se preferisce fermare la crisi e rimettere il mondo e l’umanità in corsa per un futuro  migliore del presente?

Futuro migliore che noi umani oggi abbiamo alla nostra portata, se cercheremo di mettere a riposo i citrulli e per prendere coscienza dei nostri diritti tra i quali il diritto alla vita stessa.

No,  le risorse non mancano;  le risorse scarse si possono dimenticare, e per farlo basta cambiare produzioni e adeguarci al disponibile, poi la scienza farà per noi tutto ciò che in futuro potrebbe mancare. Non vi è ormai più alcun problema perché  la scienza e conoscenza ci hanno condotti oltre il limite, ora siamo già nel futuro e ogni problema che avevamo nel passato è oggi risolvibile pacificamente in quanto vi è pane per tutti ed in abbondanza e senza dover distruggere ambiente e pianeta..Veramente non capisco perché non lo facciamo.

Ho ovviamente proposte concrete delle quali si potrebbe parlare subito , ma la domanda è:  ma la politica,  i problemi li vuole aggravare oppure,  se ci fossero soluzioni, le accetterebbe  e vorrebbe invece risolverli?

25/11/2011

Un diritto dimenticato: Costituzione e diritto alla vita

In un Paese come l’Italia che ha promosso la moratoria contro la pena di morte, che ha emanato una normativa per la tutela delle cellule staminali embrionali, occorre che ci si adoperi affinchè siano applicati i principi della nostra Costituzione e delle leggi vigenti  per tutelare  della vita fisica dei cittadini in stato di bisogno. Ecco un racconto  che espone il tema ed una proposta concreta in modo giuridicamente innovativo  a partire da normative già esistenti e forse direttamente già applicabili.

Un medico di base viene chiamato in visita da una famigliola.
Padre, madre e due piccini in tenera età.
Quando il medico arriva a casa, si guarda attorno, visita il bambino malato ma si rende conto che, oltre ad un po’ di febbre e ad una brutta bronchite del piccolo, anche gli altri componenti della famiglia sembrano non stare molto bene: pallidi, un po’ troppo magri, e soprattutto tristi.
Allora quel buon medico di famiglia fa qualche domanda mirata e scopre che in quella famiglia si mangia a stento una volta al giorno.
La situazione lo incuriosisce e un po’ lo preoccupa; egli vorrebbe saperne di più, e mentre pensa su cosa poter dire per approfondire l’argomento, chiede se per caso stessero seguendo una dieta particolare.
A quella domanda, il capofamiglia fa cenno al medico di volersi appartare per spiegargli l’attuale momento che stava vivendo la sua famiglia. Il negozio presso cui lavorava non aveva retto alla concorrenza del supermercato, il lavoro della moglie perduto a causa del fallimento della ditta dove era impiegata, gli ultimi soldi frutto di risparmi ormai agli sgoccioli, solo un parente gli manda un piccolo aiuto, di tanto in tanto, ma che non può bastare.
In famiglia non sanno che lui non ha più una occupazione, e tutti credono che quel po’ di denaro che saltuariamente arriva, grazie al buon cuore del parente, sia in realtà frutto di un lavoro in prova ma che presto diventerà a tempo pieno e fisso. Nessuno sa la verità, salvo lui e l’anziano parente che lo aiuta.

Ha bussato a tante porte, ha chiesto un aiuto ma non ha ottenuto granché.
Oltre alle preoccupazioni che lo stanno logorando fisicamente e moralmente, egli, però, ha un altro tarlo nel cervello. Ha visto in TV che in Israele ed anche in Australia, il Fisco o chi di competenza, se nota qualcuno che dichiara un reddito molto basso, si attiva per approfondire la cosa, si informa presso il contribuente circa i suoi problemi e si offre di pagargli l’affitto di casa o le utenze in modo che anche un  reddito molto basso diventi sufficiente a poter sopravvivere. Perchè, egli si chiedeva, non è  possibile avere un aiuto del genere anche qui da noi? In fondo, qui in Italia abbiamo delle leggi che proteggono la vita delle cellule staminali, quindi, a maggior ragione dovrebbero esserci delle leggi per proteggere la vita delle persone!

Il medico ascoltava le parole di questo padre, parole e ragionamenti che nascevano dalla disperazione; è colpito dalla situazione in cui versa questa famiglia ma non sa cosa fare o dire, e nel porgere la ricetta dice:
“ Le va bene così?” e aggiunge quasi timidamente “Vi serve altro?”

La madre, con il più piccolo in braccio, osserva e non ha espressione in volto. Quel padre affranto guarda i tratti tesi e stanchi del volto della moglie, poi guarda il medico fisso negli occhi per un istante. D’un tratto, generato da un pensiero quasi folle ma nel contempo molto giusto, gli si disegna sul viso solo un accenno di un sorriso, cosa che fa intendere che deve essere molto tempo che non sorrideva più, e con un lampo di speranza negli occhi, dice: “ Beh…. forse, se potesse prescriverci anche…” e il medico, ben lieto di poter rendersi in qualche modo utile: “Sì, mi dica pure!!”
Il pover’uomo, con gli occhi ancora ravvivati dalla luce generata da un’assurda e quindi effimera speranza, sa bene che sarà presto deluso, ma sente il bisogno di esprimere egualmente quanto ha dentro. Cerca le parole adatte ma si rende conto che balbetta, quasi gli cedono le gambe e barcolla per un istante.
Il medico si accorge di questo stato di improvviso malessere, e con fare amichevole ma professionale lo invita a sedersi per prendere fiato e per riordinare le idee. “Con calma, con calma…. Non ho fretta. Mi dica pure, e se posso…”
Così quel padre, riprendendosi dal brutto momento, con la lingua e la bocca asciutte, ma un po’ più sereno ed incoraggiato dai modi bonari del dottore, trova il coraggio di parlare: “Mi scusi dottore per poco fa. Ora sto molto meglio. Quello che volevo dire è che, certo, i farmaci che ha lei prescritto sono molto importanti per curare il mio bambino, ma sa… così, da soli, forse non sono ancora sufficienti”
Il medico gli rivolge uno sguardo interrogativo, perchè ancora non riesce a capire: “Mi dica…”
Ed il padre, ora rinfrancato del tutto e quasi eccitato per quanto sta per dire: “Ecco, signor dottore, stavo pensando.. Con tutte quelle leggi che avete voi medici, non è che ce ne sarebbe una che le consentisse, viste le nostre condizioni… Lei mi capisce, vero?” e riprende “Ecco… Non potrebbe prescriverci anche 200€ da prendere prima dei pasti, almeno una volta a settimana, tanto per avere anche qualcosa da mangiare? Vede? Qui, nel foglietto illustrativo dell’antibiotico c’è scritto che va preso dopo i pasti!” e così dicendo, prende la scatola quasi finita e gli fa vedere dov’è scritta questa cautela nelle modalità d’uso del farmaco stesso.
Il medico non sa francamente se il discorso sia serio, ma sa che sia il tema che la situazione non solo sono seri ma addirittura tragici nella loro estrema evidenza  e gravità senza soluzione.
E pensa, tra sé e sé, che il ragionamento è giusto: non ci aveva mai riflettuto prima, ma sì, sarebbe proprio giusto poterlo fare, in casi così! La legge specifica mancava ma sarebbe stato giusto invece che ci fosse stata..
Nella stanza di quella casa, un tempo ricca e ben tenuta, ora si vede la stanchezza della sofferenza. E’ sceso un silenzio senza nome. Tutti nella stanza tacciono. Tutti sanno che a quella richiesta la risposta giusta dovrebbe essere un Sì! ma qui in Italia, al contrario di tutto il resto del mondo civile, non è così. Nonostante la legge imporrebbe che tutti i cittadini fossero tutelati, in specie quando versano in stato di bisogno, a quella giusta richiesta di aiuto, che non era solo una semplice spiritosa battuta, ma che era molto di più, l’unica risposta al momento possibile non serve che venga espressa ad alta voce, perchè tutti i presenti sanno che essa è solo un inesorabile No!
In questo silenzio senza risposte, il buon medico riflette a lungo ma non sa fare altro che sospirare  un “Eh.. già!” aggiungendo subito dopo: “Beh, ora cerchiamo di curare questo bel piccino! Sa, è una brutta influenza, un inizio di bronchitella, ma in un paio di giorni vedrà che andrà tutto a posto. Mi raccomando però, comperi le medicine e gliele dia come le ho prescritto.”
Poi tace e si rende conto che il discorso non ha più alcun senso logico.
Così, mentre su tutti e su tutto è svanito il colore della speranza ed il mondo è tornato in bianco e nero – più nero che bianco –  e ci si accorge improvvisamente che fa anche freddo.
Il medico, nel silenzio tombale di quel momento di attesa senza speranza, tace perché nulla può essere detto che non sia noto e che non sia perfettamente inutile.
Mentre si appresta a salutare, nell’indossare la giacca, estrae dalla tasca il suo portafogli. Prende 50, poi 100, poi 150 €. Non ne ha di più … Senza nemmeno rendersene conto li stringe nella mano quasi tremante per l’imbarazzo. Non vuole offendere, ma non sa resistere; e mentre la mano stringe quel denaro sino a farne un indistinto groviglio accartocciato, li porge con molta discrezione a quel padre disperato, a quella famiglia sola e senza speranze. E’ un gesto automatico, diretto da un sentimento di solidarietà umana che quasi furtivamente incontra la mano dell’altro, il quale, in un primo istante di dignità ferita, cerca di respingere ma non ne ha né la forza né il coraggio né il diritto… La mano si apre, il denaro è stato accettato. Ora potranno prendere le medicine dopo i pasti, come prescritto. Per una settimana basterà e poi… Poi, si vedrà. Il Cielo ci penserà. Forse Dio esiste e farà Lui qualcosa.

Quel medico non sopporta di avere dentro di sé tutto questo disagio, questa illogicità di un sistema che protegge per poi uccidere per umiliazione, miseria e mancanza del lavoro.
Ecco, uscendo da quella casa egli saluta i suoi pazienti che ora, oltre la ricetta, avevano anche da mangiare per un po’ di giorni. I sorrisi sono di gratitudine, gli imbarazzi sono ormai sfumati nella bellezza di tutto ciò che dona la vita, e il denaro quando è al servizio della vita è bellissimo anche lui.
Fuori dal portone e con il vento in faccia, quel dottore ora sa cosa farà … Solo con se stesso ora si è veramente ripromesso di parlarne con qualcuno, di riferire della scena, del dolore e della impotenza avvertita in quel momento in cui fare il medico diventava superfluo con gente destinata di lì a poco a dover forse realmente morire di stenti, salvo un miracolo del cielo, un miracolo che per legge sarebbe un dovere dello Stato compiere, ma che lo Stato Italiano non si è mai organizzato per poterlo realizzare, pur dovendolo fare.
Il compito del medico non è però quello di trovare soluzioni di economia, di inventare il lavoro, di fare atti politici. Altri hanno questi compiti, le competenze, il denaro, il potere. Dire un Sì! alla richiesta di aiuto di quella povera famiglia bisognosa, e di tante altre nelle stesse condizioni, è compito del legislatore e del sistema perchè situazioni di quel genere possono certamente essere eliminate per sempre senza che da questo provvedimento nessun banchiere, nessuna multinazionale venga a perdere i suoi affari ed i suoi tanti soldi, spesso addirittura troppi per poter avere ancora uno scopo ed un uso ragionevole che non sia quello di donarne una piccola parte a chi non può mangiare.
Il medico non fa il legislatore. Il medico fa il medico, però può anche fare da tramite, può alzare la voce per salvare una vita. La competenza in questo caso è proprio la sua, cavolo! Ne ha il diritto, ma ne ha anche il sacrosanto dovere!
E quel dottore decise che quel diritto-dovere lo avrebbe esercitato, tutelato, salvato, promosso! Altro che se lo avrebbe fatto!
Salendo in auto si continuava a ripetere che era questo ciò che intendeva fare. Lo avrebbe fatto, lo avrebbe ottenuto! Cavolo, se lo avrebbe ottenuto!!

Da quanto si legge su varie fonti autorevoli, non mancherebbero le risorse necessarie a garantire il minimo per la sopravvivenza,  la casa e il cibo ai cittadini che non trovano lavoro a causa del sistema che ha teso a monopolizzarlo sempre di più in poche mani.

27/08/2010

Le idee per uscire dalla crisi

La mia analisi sulla situazione economica attuale, in sintesi,  è sostanzialmente questa:

La crisi finanziaria non è la causa della crisi in atto adesso.

Anzi, i fattori comportamentali che hanno innescato la crisi finanziaria erano, in un certo senso, un freno posto al progredire dei fattori negativi che tendevano a condurre l’economia in una specie di vicolo cieco, che consiste poi nella attuale crisi dei consumi.
Sempre esagerando, ma non troppo, oggi il denaro esiste in enormi quantità, però è in gran parte nei luoghi dove non serve quasi a nulla. Infatti, oggi, la maggior parte del denaro è saldamente nelle mani dei grandi gruppi finanziari o comunque dei capitalisti, i quali però non lo impiegano perché mancano sempre di più gli impieghi remunerativi.
Il motivo di questa situazione sta proprio nella posizione che il denaro occupa attualmente.

Solo per fare un piccolo esempio,  ipotizziamo che oggi  il denaro è posseduto  dai fabbricanti di scarpe e i potenziali clienti che vorrebbero comprarne perchè hanno piedi nudi, sporchi e piagati  ma, al momento, non hanno soldi per acquistarle. Avrebbero bisogno di un lavoro per procurarsi il denaro per comprare le scarpe, ma il lavoro può essere offerto solo dal  fabbricante di scarpe, che però  non  assume operai perché, dato che le scarpe non si vendono,  teme  di non riuscire a pagare i loro stipendi.
Siamo, cioè, in un vortice e non ne usciremo se non taglieremo il circolo vizioso che sta generando qualcosa che andrebbe fermato prima che questo divenga impossibile a farsi.
Noi Europei tendiamo a tagliare, e poi….?
Veramente, l’idea che si possa far ricrescere la domanda ed i posti di lavoro tagliando e mandando la gente a casa a dormire, mangiare, a vivere senza lavorare e senza entrate, a me non pare una cosa tecnicamente possibile e quindi, francamente, credo che non funzionerà affatto.
Insomma, in questo sistema non si può mangiare senza soldi e senza un lavoro. I soldi non arrivano dal cielo e quindi, se togliamo la possibilità di mangiare, la gente cui toccherà di dover morire di fame  è piuttosto probabile che non sarà molto d’accordo, e si dovrebbe presumere che cercherà di crearsi un lavoro per sopravvivere, ma il sistema è organizzato in modo che questo non possa accadere perché il lavoro è stato monopolizzato,  mentre invece  è presente sul mercato una quantità di denaro e potenziali investitori in grado di fare tutto ciò che serve per dare lavoro e benesse almeno per tre volte ciò che potremmo assorbire.
Quindi, semplicemente, se quel denaro in esubero, pronto ad investimenti che il mercato non offre più, fosse almeno in parte letteralmente regalato, o meglio, ridistribuito ai potenziali consumatori, il mercato riprenderebbe a girare ed il serissimo pericolo di cadere nella tentazione di poter risolvere le cose con una “bella guerra” come fu negli anni 40, svanirebbe anche dalle menti più offuscate dalla illusione che le cose accadano sempre nel medesimo modo.

Dunque si deve far circolare il denaro, in qualunque modo sia, dare a chi non ha i soldi per consumare ulteriori mezzi economici, e se non lo faremo la crisi andrà oltre e diventerà sempre più difficile fermarne gli effetti che, a parere mio, in questi casi, dilagano  e travolgono tutto, così  come fa l’acqua di una diga crollata, che non si arresta  finché non abbia invaso e travolto tutto ciò che può essere invaso e distrutto.

Allora, non si può fare più nulla? Saremmo già arrivati tutti alla fine?
No, questo non  vero, ma dobbiamo cambiare le cose che non vanno bene prima che sia troppo tardi per farlo, e francamente non è che ci resti poi molto tempo.
Dunque che fare?  C’è da fare molto però non  con sistemi conflittuali ma solo metodi condivisi da tutti:

Ho alcune proposte e idee che ho elaborato  da alcuni anni e che credo siano interessanti e attuabili subito.

1)       ridurre le aliquote fiscali senza perdere gettito. Con il sistema attuale questo è impossibile, modificando però con un tipo di sistema che mi piacerebbe suggerire a chi fosse in grado di attuarlo, questo diventa non solo possibile ma anche facile.

2)       Ridurre il costo degli appartamenti per chi compera e sostenere il prezzo degli immobili per chi deve realizzarli o conservarli e trarre da questo un plusvalore nel tempo.

3)       Nuovi metodi di trasporto pubblico urbano per tutte le città con uno o più sistemi innovativi che funzionerebbero alla grande, permettendo alle auto private una maggiore  facilità di circolazione ma che, nel contempo invoglierebbe  i proprietari di auto a usarle meno nei centri urbani perché meno convenienti rispetto alla praticità dei nuovi sistemi pubblico, sicuro, agile, personalizzabile, efficiente ed incluso, per gli spostamenti non pendolari, nel prezzo del bollo e della assicurazione auto.

4)     Valorizzare la nostra capacità, tutta italiana,  di far bene da mangiare. Questa capacità, opportunamente valorizzata a livello mondiale,  potrebbe diventare uno dei più grandi affari del secolo per noi Italiani.

5)     Sfruttare il clima mite invernale per far guadagnare soldi ai Comuni Italiani e far risparmiare una quota dell’Ici  per la seconda casa, o anche di più, ai contribuenti Italiani.

Come far ricrescere la domanda di manodopera, ovvero come creare nuovi posti di lavoro?

a)   Invece di lasciarcene travolgere, rinforzare ed e far fruttare a vantaggio del nostro Paese, il nostro sistema di diritti e di tutela  che rischiamo sia distrutto dalla concorrenza, a volte un po’ sleale, di Paesi  che non pagano stipendi minimi adeguati ai loro lavoratori, facendo leva sullo schiavismo e sullo sfruttamento dei minori..

b)   Rivalutare il nostro bellissimo ed immenso  patrimonio artistico e culturale, facendolo diventare  un grossissimo business capace di rendere sia un consistente prezzo di entrata, che corrisponderebbe in valore ad un vero ordine fiduciario temporaneo di acquisto (senza ovviamente che sia un vero acquisto), una percentuale di utili, un ritorno di immagine e una rivalutazione della storia e della cultura italiana e, nel contempo, di ottenere il rimborso delle spese di restauro e manutenzione da terzi, interessati a voler partecipare all’iniziativa.

c)   Accrescere il tempo disponibile per vivere e lavorare degli Italiani riducendo a zero i tempi della burocrazia e delle incombenze  di legge, eliminando le code e le inutili attese ovunque attraverso “nuovi sistemi” informatizzati e semplificati.

d)    Rivitalizzare la piccola e medie attività commerciali, obbligando i supermercati a sistemare una parte del loro interno a disposizione di banchi concorrenti o comunque di banchi che comperino con un loro distinto ufficio acquisti.

e)    Recuperare altri e ulteriori posti di lavoro facendo accrescere il numero degli addetti  ai servizi telefonici.

f)    Obbligare i supermercati ad assumere un addetto per ogni sistema o cassa automatica o informatizzata.

Come si può notare le proposte sono tantissime, le idee anche e sono tutte da valutare e da sviluppare, ma dobbiamo fare in fretta. Il mondo cambia a ritmi sostenuti. Se non troviamo un modo condiviso da tutti per salvarci tutti insieme da un disastro che si annuncia di dimensioni enormi, forse quando saremo costretti a farlo potrebbe essere troppo tardi per dare un futuro alla nostra umanità.

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