Commentaria

Luglio 24, 2008

Alitalia o ali-tagliate?

Stamattina alla radio si parlava del tema e mi sono fatto due riflessioni in merito.

Dopo un po’ di esternazioni dei miei sentimenti più profondi che son venute fuori su alcuni temi che io ritengo capitali, e un un po’ a commento di fatti che l’attualità o il caso offrivano come spunto, ma con l’attenzione che merita ciascun tema, ora spero che a mano a mano, da queste mie “esternazioni” verrà fuori un discorso unitario, perché il pensiero che sottende i miei interventi su questo blog non cambia tema per tema, evento per evento, commento per commento, ma vorebbe avere come obbiettivo quello di portare ad un discorso unitario e omogeneo.
Ogni commento ed argomento, ogni diversa riflessione, altro non sono che occasioni per ricondursi alla propria visione del mondo, del divenire e delle opportunità che ciascuno di noi riesce a vedere all’interno di cose, problemi e sistemi che ci sembrano difficili da affrontare.
Problemi che sembrano tutti diversi, ma che invece alla fin fine, credo si possano affrontare e risolvere se si trova il bandolo della matassa: che poi spesso è un elemento comune a fatti e situazioni che solo all’apparenza sembrano diversi. Sì, un capo del filo che, se fossimo in grado di trovarlo, saremmo poi in grado di poter risolvere ogni altro problema.

Terminata la parentesi personale, e dunque tornando ad Alitalia, io credo che la soluzione stia nel dividere il problema in tre parti:
1) La scuola di pilotaggio: se necessario e per mantenere il livello qualitativo, che sia aperta a piloti di tutte e per tutte le altre compagnie aeree e abbia un suo bilancio separato. In sostanza un’azienda del gruppo, ma separata per gestione economica da Alitalia-Voli.
2) La parte di Alitalia che sarebbe in grado di tenere il mercato: controllo accurato su costi ed esuberi che la appesantiscono e la rendono economicamente un disastro.
3) Quella parte riguardante clientele di ogni tipo e natura, clientele che non rendono nulla nè in economia nè in nessuna altra cosa, e che rappresentano solo un costo del sistema Italia. Costo che deriva dai tanti difetti di una politica di “scambio di favori” che è retaggio diretto della cultura assolutista dalla quale discende la nostra cultura attuale.

In tal modo avremmo risolto il problema Alitalia, la cordata si troverebbe subito e ci saremmo obbligati nel contempo a dover finalmente trovare una soluzione seria per tutte le clientele politiche di Italia.
Risolto il problema per Alitalia, potremmo adottare la stessa soluzione per tutto il resto e forse avremmo così, anche salvato l’Italia dal suo inarrestabile declino culturale ed economico prodotto dalle clientele e dal retaggio culturale del nostro amato e vecchio assolutismo bimillenario.
Mi riprometto di rientrare nel discorso con maggiori dettagli circa il terzo punto. Lo farò in seguito perché è un discorso un po’ lungo in quanto l’idea di questa soluzione nasce molti decenni orsono, da riflessioni relative ad un contesto ben più rilevante di quello del singolo caso Alitalia.
Dunque mi limito a dire che secondo me l’idea c’è, che il sistema potrebbe anche funzionare e che, una volta conosciute le sue origini e la sua genesi logica, e i valori umanistici dal quale nasce, credo potrebbe esserci ampia condivisione circa la sua attuazione…
A presto.

Luglio 22, 2008

Ritorna libero l’assegno… contro pagamento riscatto! :-))

C’è retromarcia per il valore massimo degli assegni liberi. Si torna ai € 12.500 invece dei € 5000 liberamente trasferibili, niente codice fiscale nelle girate.. Insomma, si torna alla situazione antecedente il 29 aprile 2008. Tutto ok, tutto come prima dunque? Quasi.. Resta l’imposta di € 1,50 su questo tipo di assegni…

E vabbè.. La comodità di poter effettuare un pagamento al proprio dentista con assegno libero, il tempo che si risparmia evitando di riportare il proprio codice fiscale in girata hanno un prezzo, e le banche provvedono ad incassare!

Luglio 21, 2008

La vita tra cuore e ragione

Da poche settimane è mancato un mio congiunto, e anche per lui è stata necessaria una scelta dolorosa per i famigliari: quella di evitare l’accanimento terapeutico, in una situazione gravemente compromessa, che inevitabilmente in poco tempo l’avrebbe comunque portato alla fine.
Sentito il parere dei medici curanti, provata anche una sorta di alimentazione forzata, quando abbiamo capito che per nutrirlo ci sarebbero voluti interventi ancora più invasivi e dolorosi, abbiamo fatto la scelta di lasciare che la natura facesse il suo corso..
Ossigeno, liquidi per idratare, assistenza continua, tanto rispetto, un grande amore. E il silenzio. Un silenzio che ha avvolto come una tenera coperta la fase finale di una vita.

E’ stata una scelta fatta nel privato della famiglia, nessuna reclame, nessuno schiamazzo. Ciascun famigliareha affrontato il dolore, il senso di impotenza e il peso della decisone secondo il proprio carattere..

Non c’è stato molto da dire, e neanche ora c’è molto da aggiungere.

Le parole erano state spese tutte prima, quando ancora si cercava di combattere, o almeno di patteggiare una tregua con la progressione della malattia.

Quello che voglio dire, e mi riferisco anche a temi di attualità che hanno aperto un acceso dibattito sociale, è che in situazioni estreme, irrisolvibili e senza ragionevole speranza del benché minimo accenno di ripresa,la decisione tra il prolungare una parvenza di vita e la morte non spetta all’uomo, ma dovrebbe essere quelladi lasciare che la natura, nella sua saggezza, faccia il suo corso stabilito.

Sembrerebbero parole dette da chi è legato a delle convinzioni religiose molto radicate, in realtà in questa mia convinzione ho trovato il punto di incontro tra cuore e cervello, tra fede e ragione.

Luglio 19, 2008

Le impronte di una sconfitta

Potevo mai farmi scapparmi l’occasione per dire la mia  opinione  su una notizia  tanto in auge in questi giorni, quella riguardo le impronte digitali sulla carta di identità a partire dal 2010?
Prima di tutto devo dire che commentaria ha scritto un bel articolo Impronte digitali: tanto rumor per nulla! proponendo un ottimo spunto, (si sente il violino in sottofondo?).

Ma tornando alle cose serie,  dimmi un po’,  cos’ è questo del prendere le impronte a tutti?
Non sarà mica considerato come un progresso? E no! Perché un progresso certamente non lo è!
Vedi, per me il “bisogno”un po’ impellente o sentito come tale, del dover prendere le impronte a tutti, più che poter rappresentare un progresso, mi pare che al massimo mostri che siamo tutti precipitati in una emergenza profonda, una emergenza che non ci sentiamo di affrontare se non con strumenti repressivi .
Io credo che progresso sia il non avere bisogno di strumenti repressivi piuttosto che poterne avere di più perché si hanno sempre più problemi da dover affrontare.
Dunque la domanda è, ma sarebbe possibile risolvere l’emergenza senza imbarbarirci e degradarci verso una civiltà un po’ più insicura ed oscura di quella che esisteva prima di sentirci obbligati a introdurre nuovi strumenti repressivi tra di noi?
Se oggi ci sentiamo obbligati a scegliere una via che potenzialmente, limita di fatto i diritti e le libertà individuali dobbiamo essere consapevoli che in qualche cosa abbiamo fallito, e che l’effetto di tale fallimento è oggi il nostro perdere una parte dei nostri diritti in precedenza goduti e potuti godere.
Si può dire tutto, fuorché  queste circostanze ed il conseguente bisogno di difenderci con limitazioni alle nostre stesse libertà individuali possano essere considerati un progresso.
Il prendere le impronte a tutti serve, quindi, solo per disporre di un nuovo, ulteriore mezzo per reprimere  – si intende per reprimere i “cattivi” ! – ma dover fare questo mostra una società che ha paura,  e una società che ha paura e paure è una società che ha commesso in precedenza degli errori.
Dunque il problema è che trovo ci sia un gravissimo squilibrio logico nell’accrescere i nostri strumenti repressivi senza nel contempo aver ancora fatto una sufficiente analisi delle cause che ci hanno portato sino a qui. Come si può pensare di essere in grado di trovare le giuste soluzioni se ancora non si sa quale sia il problema che si cerca di risolvere e soprattutto quali ne siano le cause?
Al momento il mio tempo non mi permette di andare oltre ma lascio questo spunto per pensarci …. Se continueremo a non individuare le cause e ad accrescere gli strumenti repressivi faremo aumentare il livello della paura e l’insicurezza invece di diminuire crescerà e non avremo intanto ancora capito cosa stiamo combattendo e perché esiste ciò che cerchiamo di combattere.

NOTA:
La paura deriva dalla insicurezza e poichè purtroppo al momento il sistema italiano in particolare, ma per certi versi anche quello Europeo, non riluce per rapidità nella correzione degli errori che possono gravemente ed ingiustamente interrompere e danneggiare la vita normale di una famiglia e di un cittadino;  l’accrescere i poteri repressivi porta sempre con sé  una certa possibilità di errori potenziali che più gli strumenti repressivi sono potenti e più gli effetti degli eventuali errori possono essere devastanti.
Importa poco il pensare che è molto improbabile che capitino errori, sia perchè se è vero che errori molto gravi possono essere abbastanza rari è pur vero che invece piccoli errori sono molto frequenti, e stando alla  mia esperienza so per certo  che  ottenere dallo Stato delle correzioni, in caso di suoi errori, costa sempre molto impegno,  lavoro e  non sempre gli errori vengono corretti in modo collaborativo.
Ma se per un piccolo errore il sistema è così “ostacolante” verso chi si aspetta una rapida, spontanea correzione con tanto di scuse, cosa potrebbe accadere al cittadino vittima di un errore molto grave?
Ecco, la gente oggi ha anche questo tipo di fondata paura e se si vuole realmente migliorare la nostra società non possiamo pensare che la paura possa essere ridotta con i soli, nuovi, ulteriori strumenti repressivi. Ci vogliono anche strumenti etici e la dimostrazione che il sistema esiste per il fine democratico di tutelare i singoli individui e questo fine oggi è molto carente nei fatti , provocando tanto male e tanta sofferenza.

Concludo per il momento questo mio post, ricordando il clima degli anni ‘70; all’epoca ero ragazzo, gli stranieri che arrivavano qui in visita erano considerati amici.  Non importava da dove arrivassero. Noi giovani eravamo alla ricerca di una amicizia di un ragazzo o di una ragazza da conoscere.
Si poteva fare l’autostop e non vi era pericolo di nulla e di niente …
Il  solo pericolo erano gli UFO .. Se ne parlava tanto perché il sogno della conquista dello spazio era un tema dell’epoca, perché in quel tempo vedevamo il futuro umano in un crescendo di possibilità e di conquiste possibili.
Sì,  avevamo la guerra fredda e il mondo era dominato dalla potenza dei due colossi contrapposti U.S.A. e URSS. Ma quei due colossi si contrapponevano su di un tema che potremmo definire “etico” e con un fine etico.
Il fine era il benessere dell’uomo, della specie e del mondo intero;  e ciascuna delle due parti cercava di imporre o suggerire, con le buone maniere o con maniere meno buone, il suo punto di vista ideologico sul come rendere le nostre vite migliori e sempre migliori.
Dunque vi era speranza nel futuro e avevamo ideali in cui credere …  ed oggi invece? In cosa crediamo? In che futuro ci immedesimiamo? La democrazia ed il buon diritto sono ancora e veramente i nostri ideali? Vediamo il nostro futuro migliore del presente? Si contrappongono ancora blocchi che si combattono per far stare meglio gli uomini o piuttosto si combattono oligarchie che hanno il fine chiarissimo di accrescere solo la loro potenza ai danni degli altri?
In sostanza io credo che non esista potere repressivo e potenza in grado di far diventare buono ciò che buono non è, e non intende essere.
Credo poco al sistema della repressione o del credere di avere il potere di curare il male e la violenza con altra contrapposta forza.
Sì, che la violenza ha i suoi effetti immediati e diretti ma lascia il segno e produce interazioni che di solito aggravano la decadenza e ci allontanano dalla possibilità di realizzare i nostri veri bisogni ed obbiettivi che si riassumono semplicemente in:
benessere
sicurezza
amore
… Amare gli altri non so,  e non tutti sono abbastanza sereni per sentire questa forza interiore e per praticarla con gli altri, anzi più cresce la paura più l’amore si allontana.
Ma se amore oggi è diventata quasi una parola perduta dal nostro vocabolario, circa il potersi sentire amati  tutti o quasi tutti siamo d’accordo, e credo che tutti lo capiamo e lo condividiamo.
Dunque se chi ha in mano le sorti del nostro piccolo mondo crede sia necessario questo nuovo, doloroso regresso del dover prendere le impronte, che lo facciano …
Io credo però che chi è responsabile debba esercitare la sua responsabilità, ma  come cittadino che pensa, dico e raccomando di compensare tale regresso con qualcosa di progressivo che crei amore e dia speranza e speranze.
Posso suggerire? Forse suggerire è pretendere troppo, ma posso almeno esprimere ed esprimo:
vedrei bene un altro atto europeo; un atto da realizzare subito in concomitanza con quello negativo delle impronte a tutti
Una legge europea che, se possibile, sia anche la prima legge del Parlamento Europeo
Dunque una legge Europea, quindi soprannazionale, che istituisca un organo, un difensore dei diritti del cittadino!
Una legge europea che contenga come obbligante per tutti i poteri pubblici il rispetto dei diritti umani dei cittadini, che quindi sancisca una dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei diritti amministrativi del cittadino. Una legge che permetta la creazione di un organismo che sia dotato degli strumenti finanziari e di potere per tutelare i cittadini dagli errori amministrativi e abbia la competenza di potersi surrogare al cittadino che non sia in grado di potersi difendere da solo e gli risolva il problema.
Si può dire meglio, si può definire meglio, ma ci vuole qualcosa che riduca la paura e dia speranza. Senza questo e senza andare in questa direzione con la repressione non ci dirigeremo verso nessun nuovo, migliore traguardo ma continueremo a scendere in basso, magari più o meno velocemente ma scenderemo ancora.
Speriamo si cambi e si torni a poter sorridere e sperare, credo sarebbe moto bello per tutti e non serve essere deboli, anzi si deve essere fermi e forti, perché la forza si mostra attraverso il serio e fermo rispetto dei diritti e  dei valori e non cedendo alla paura ed alle paure.

Luglio 16, 2008

Impronte digitali: tanto rumor per nulla!

Leggo su Il sole24 ore di questa mattina che: “Dal 2010 raddoppia la durata della carta d’identità e diventa obbligatoria per tutti l’impronta digitale.
E’ quanto prevede un emendamento della maggioranza (primo firmatario Marco Marsilio del Pdl) che ha ottenuto il sì bipartisan dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Secondo il deputato Antonio Misiani del Pd questa norma “disinnesca la questione Rom. Ora – afferma – le impronte saranno prese a tutti”. In realtà, spiega Giulio Calvisi (Pd), “si tratta di una vittoria simbolica perchè in base ad una direttiva comunitaria tutti i paesi dovranno introdurre l’obbligo dell’impronta digitale sulla carta d’identità”. Infatti, aggiunge, “i nuovi documenti sono già predisposti”.”La carta d’identità – si legge nell’emendamento – ha durata 10 anni e deve essere munita della fotografia e delle impronte digitali della persona a cui si riferisce”
.

Ora commentaria deve commentare una simile notizia?
Uhm.. Mi sa tanto che l’ha già fatto con un certo anticipo (v. articolo Immagine Italia )

Però commentaria si chiede: ma se nei luoghi deputati già si sapeva che c’era una direttiva comunitaria in cantiere che prevedeva l’introduzione dell’obbligo delle impronte digitali sulla carta di identità per tutti i cittadini, rom compresi, per quale motivo ha creato tanto scalpore e scandalo in Europa, in Italia, per la Chiesa e per le varie organizzazioni umanitarie internazionali la proposta di Maroni di prendere le impronte digitali dei ragazzini rom, decisione che in pratica ha solo anticipato i tempi di attuazione della nuova normativa?

Chi ha protestato e si è indignato, ha semplicemente giocato sul fatto che questa normativa non era ancora nota al grande pubblico, anche perché il grande pubblico (non a caso uso la parola “pubblico“) è attualmente impegnato a far quadrare il bilancio familiare, a pagare tasse, a difendersi dall’inefficienza della Pubblica Amministrazione e dai delinquenti comuni, e a pregare qualche Santo abbastanza potente affinchè ci sia sempre una buona dose di sale nella zucca di certi inquietanti personaggi, che in altri tempi e in altre situazioni non avrebbero trovato né spazio e né attenzione sui media mondiali ..

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