Commentaria

Agosto 3, 2008

Italia: “Conflitti globali, paure globali” (Intervento dell’on.Umberto Ranieri)

On.Umberto Ranieri
Questa è la trascrizione dell’Intervento dell’On.Umberto Ranieri (P.D.) (nella foto) al convegno “Le parole degli Dei-Ares” per il panel “Conflitti Globali, Paure Globali” che si è svolto il 1° Agosto 2008, a Capri


“..Non c’è dubbio che quello in cui ci tocca vivere sia un mondo difficile. Non era un ordine perfetto nemmeno il mondo della guerra fredda,
che aveva garantito una situazione di stabilità intorno a due blocchi politico-militari ma era basato sull’equilibrio del terrore nucleare.
Cioè faceva pendere sulla testa di ognuno dei due blocchi la spada di Damocle di una guerra dagli effetti devastanti; tuttavia era una guerra molto improbabile.
La guerra fredda fu un conflitto potenziale, combattuto solo qualche volta con le armi e sempre per interposta persona ed ai confini, alla periferia dei due imperi
(Corea, Malesia, Vietnam, Etiopia, Afghanistan) e terminò quando venne meno uno dei due contendenti.
La cosa avvenne nel fatidico 1989 quando quelli che Kundera definì i paesi dell’”Europa sequestrata” si riapproppriarono del loro destino (l’area dell’ex-Patto di Varsavia).
Quelli dell’89 furono eventi che sembravano preludere ad un epoca di pace, di cooperazione, benessere.. Fukuyama disse che con la fine della guerra fredda si era arrivati alla “fine della storia”; secondo Fukuyama si era arrivati ad un punto in cui non era possibile immaginare un mondo diverso e migliore dal nostro.
Le cose non stavano esattamente così: il “Nuovo Ordine Mondiale” lanciato da Bush padre e da Clinton all’inizio degli anni ‘90 si trasformò presto in disordine con l’esplodere
di una serie inattesa di conflitti; conflitti “veri” non virtuali.
Per prima la Guerra del Golfo del ‘91 conseguente all’occupazione irachena del Kuwait, ma il decennio ‘90 è costellato da altre crisi; le guerre post-sovietiche, la guerra civile d’Algeria, l’eterno conflitto Medio-orientale, l’emergere degli stati definiti “canaglia” e le tragedie della ex-Jugoslavia, altro che fine della storia o mondo pacificato! E’ evidente che la tesi di Fukuyama si fondava su un’idea che la storia seguisse sempre un disegno, proseguisse per una sua intima necessità verso mondi migliori, in realtà la storia non ha un disegno non dispone di un rimedio per i mali dell’umanità…E la politica in questa storia senza disegni serve a navigare in un oceano sconfinato dove non esiste un fondo marino dove gettare l’ancora ne’ un porto dove riparare, tutto quello che possiamo fare con la politica è tenere la nave a galla in alto mare.
Un mare in cui è toccato a noi uomini di questi tempi navigare, un mare increspato da onde spesso minacciose.
Io vedo alcune minacce globali che incombono e suscitano timori ed inquietudine nei cuori; minacce diverse fra loro che però già condizionano la nostra vita: quella che viene dal rischio di diffusione e proliferazione delle armi di distruzione di massa, quella legata ai cambiamenti climatici, la minaccia divenuta globale perchè può colpire qualunque parte del mondo costituita dal terrorismo internazionale generato dal fanatismo e dall’integralismo islamico.
Vediamole un attimo.
L’incubo del diffondersi delle armi di distruzione di massa non è un invenzione dei guerrafondai; sono le indagini e le ricerche recenti degli organismi internazionali che ne snocciolano dati e cifre: il contrabbando del materiale fissile necessario per costruire un’arma nucleare anche “sporca”come si suol dire, è un dato del nostro tempo. Io credo che questa sia davvero una minaccia.
Suscita timori la minaccia legata ai cambiamenti climatici: anche i più scettici lo hanno ammesso. Dobbiamo seriamente porci il problema di cosa fare e quante risorse gestire per contenere le attività dannose per l’equilibrio naturale, la sopravvivenza stessa del pianeta.
Sono 150 anni che utilizziamo combustibili fossili al posto delle fonti di energia rinnovabili… Il petrolio ha migliorato la vita ma rischia anche di rovinarcela; gli dobbiamo una disponibilità di bene che non avremmo mai potuto pensare ma gli dobbiamo anche in grandissima misura le immissioni nella atmosfera che provocano i fenomeni di surriscaldamento della terra.
Oggi poi, grazie ad una domanda crescente di paesi come la Cina il petrolio ci costa e ci costerà sempre di più; in realtà continuando ad essere schiavi del petrolio ci rovineremo il portafoglio e continueremo a rovinare sempre di più quell’aria che respiriamo….
Il XXI secolo ha davanti a se’ la sfida di trovare una soluzione alternativa al petrolio e agli altri combustibili. Poi…Il terrorismo… Il terrorismo è una minaccia globale
Possono colpire a New York, Londra, Madrid , Bali, Sharm el Sheik…Facciamo i conti con un terrorismo che assume caratteristiche globali, perchè è globale l’arena dei nemici che vuole colpire….Frutto amaro del fondamentalismo e dell’estremismo islamici.
E’un nemico difficile da colpire proprio perchè globale, non è ancorato ad una causa nazionale.
I suoi nemici sono due: la modernizzazione dei paesi islamici, e il modello alla quale questa più o meno si ispira ossia l’Occidente.

Poi c’e un ulteriore tema che va considerato, discutendo di fenomeni che alimentano timori, o meglio direi dubbi e incertezze. Penso ad alcuni sviluppi delle scienze: Cos’è la scienza oggi? Come la vediamo?
Davanti ai traguardi raggiunti da un laboratorio di bioingegneria, la clonazione di un organismo vivente o alla scienza che ci consegna con la scoperta del codice genetico dell’uomo e il suo mistero la facoltà di decidere se e come alterarlo. Sono domande numerose che affollano la mente, l’animo degli uomini del nostro tempo ecco perchè i dubbi e le incertezze ci assalgono.

E’ chiaro che fatti di questa portata si sono prodotti in un’epoca che suscita anch’essa inquietudine, quella della globalizzazione…

Io penso che a noi tutti tocca riflettere sul duplice versante della globalizzazione: piaccia o non piaccia – e a me questo piace della globalizzazione-occorre considerare il miglioramento che si è prodotto nelle condizioni di vita di una parte degli abitanti del pianeta con i processi globali; il punto è che non possiamo fermarci qui, dobbiamo andare oltre. Non c’è dubbio che troppo tardi la comunità internazionale si è resa conto che l’informazione illimitata senza barriera può servire anche a fini distruttivi, la facilitazione per esempio al mercato della droga o l’attività delle mafie che può anche estendersi come una piovra, il traffico degli esseri umani che ha assunto proporzioni che superano le vette storiche che aveva assunto il fenomeno dello schiavismo….

Ed è accaduto che terroristi algerini, sauditi, libanesi venissero addestrati nei campi dell’Afghanistan quindi mandati in un politecnico di Amburgo poi ad una scuola di pilotaggio in California per poi guidare gli aerei di linea da Boston contro le torri gemelle di New York. La globalizzazione è anche questo….

Questi problemi suscitano inquietudine, io penso che la via non sia quella di dire no alla globalizzazione. Sarebbe un esercizio vano e per tanti versi reazionario: la strada è governare invece la globalizzazione, civilizzarla, preservandone i benefici e cercando di contenerne le ripercussioni negative. Questo e il compito delle nuove generazioni politiche.

Si riuscirà inquesta impresa o prevarranno le spinte spontanee che che accrescono i divari ed alimentano i conflitti e le paure e le minacce?

Un tempo io avrei detto “Sì ci riusciremo!” un tempo in cui forse preda di ideologismi avevo maggior fiducia politica in altre idee, tuttavia io resto diciamo, cautamente ottimista.

Penso che gli uomini di fronte a queste sfide avvertiranno la necessità di dare risposte efficaci e deporrano quello che condiziona l’efficacia delle risposte, cioè il tasso di egoismo.

Penso che questo accadrà anche perchè se non accadesse i rischi sarebbero veramente molto gravi e le paure si accrescerebbero ulteriormente.”

Luglio 26, 2008

Scanning dell’iride per la sicurezza nazionale.

Mentre in Italia, e in Europa, si vivono ancora gli echi delle furiose polemiche sorte circa la vicenda delle impronte digitali ai bambini rom, che poi grazie ad una direttiva comunitaria si estenderà a tutti i cittadini a partire dal 2010, diamo una occhiata in giro per vedere come viene gestita la delicata questione dei dati personali sensibili quando si tratta di pubblico interesse, sicurezza e lotta alla clandestinità in altri paesi (almeno per come viene presentata la cosa).
Per esempio scopriamo che nello sforzo di costituire un database delle identità nazionali il più ampio possibile, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha deciso di implementare il sistema di identificazione biometrica attraverso lo scanning dell’iride.

Il sistema prodotto dalla multinazionale IrisGuard Inc. ha gia dato buona prova di sè in Giordania e secondo il manager locale della multinazionale Anglo-Svizzera Hussain Zakaria entro l’anno il sistema sarà installato in tutti gli ospedali EAU ed entrerà a fare parte delle procedure per ottenere il visto insieme ai tradizionali test medici per le malattie infettive.

Zakaria asserisce che il progetto è mirato ad accrescere la sicurezza e la salute dei cittadini -pur avendo altre applicazioni in aree pertinenti all’identificazione personale-ed è già in uso in 15 ospedali di proprietà dello stato negli EAU.

Zakaria afferma che, contrariamente a quanto asserito dalla stampa, un sistema simile è già operativo ai controlli di frontiera dal 2003 e che a maggio di quest’anno 250.000 persone cui l’ingresso negli Emirati era già stato interdetto sono state intercettate e respinte.

Quante volte poeticamente si diceva “uno sguardo vale più di mille parole”? Per i cittadini degli Emirati Arabi Uniti questa frase è già, molto meno poeticamente, una descrizione letterale del reale.

Luglio 24, 2008

Alitalia o ali-tagliate?

Stamattina alla radio si parlava del tema e mi sono fatto due riflessioni in merito.

Dopo un po’ di esternazioni dei miei sentimenti più profondi che son venute fuori su alcuni temi che io ritengo capitali, e un un po’ a commento di fatti che l’attualità o il caso offrivano come spunto, ma con l’attenzione che merita ciascun tema, ora spero che a mano a mano, da queste mie “esternazioni” verrà fuori un discorso unitario, perché il pensiero che sottende i miei interventi su questo blog non cambia tema per tema, evento per evento, commento per commento, ma vorebbe avere come obbiettivo quello di portare ad un discorso unitario e omogeneo.
Ogni commento ed argomento, ogni diversa riflessione, altro non sono che occasioni per ricondursi alla propria visione del mondo, del divenire e delle opportunità che ciascuno di noi riesce a vedere all’interno di cose, problemi e sistemi che ci sembrano difficili da affrontare.
Problemi che sembrano tutti diversi, ma che invece alla fin fine, credo si possano affrontare e risolvere se si trova il bandolo della matassa: che poi spesso è un elemento comune a fatti e situazioni che solo all’apparenza sembrano diversi. Sì, un capo del filo che, se fossimo in grado di trovarlo, saremmo poi in grado di poter risolvere ogni altro problema.

Terminata la parentesi personale, e dunque tornando ad Alitalia, io credo che la soluzione stia nel dividere il problema in tre parti:
1) La scuola di pilotaggio: se necessario e per mantenere il livello qualitativo, che sia aperta a piloti di tutte e per tutte le altre compagnie aeree e abbia un suo bilancio separato. In sostanza un’azienda del gruppo, ma separata per gestione economica da Alitalia-Voli.
2) La parte di Alitalia che sarebbe in grado di tenere il mercato: controllo accurato su costi ed esuberi che la appesantiscono e la rendono economicamente un disastro.
3) Quella parte riguardante clientele di ogni tipo e natura, clientele che non rendono nulla nè in economia nè in nessuna altra cosa, e che rappresentano solo un costo del sistema Italia. Costo che deriva dai tanti difetti di una politica di “scambio di favori” che è retaggio diretto della cultura assolutista dalla quale discende la nostra cultura attuale.

In tal modo avremmo risolto il problema Alitalia, la cordata si troverebbe subito e ci saremmo obbligati nel contempo a dover finalmente trovare una soluzione seria per tutte le clientele politiche di Italia.
Risolto il problema per Alitalia, potremmo adottare la stessa soluzione per tutto il resto e forse avremmo così, anche salvato l’Italia dal suo inarrestabile declino culturale ed economico prodotto dalle clientele e dal retaggio culturale del nostro amato e vecchio assolutismo bimillenario.
Mi riprometto di rientrare nel discorso con maggiori dettagli circa il terzo punto. Lo farò in seguito perché è un discorso un po’ lungo in quanto l’idea di questa soluzione nasce molti decenni orsono, da riflessioni relative ad un contesto ben più rilevante di quello del singolo caso Alitalia.
Dunque mi limito a dire che secondo me l’idea c’è, che il sistema potrebbe anche funzionare e che, una volta conosciute le sue origini e la sua genesi logica, e i valori umanistici dal quale nasce, credo potrebbe esserci ampia condivisione circa la sua attuazione…
A presto.

Luglio 22, 2008

Ritorna libero l’assegno… contro pagamento riscatto! :-))

C’è retromarcia per il valore massimo degli assegni liberi. Si torna ai € 12.500 invece dei € 5000 liberamente trasferibili, niente codice fiscale nelle girate.. Insomma, si torna alla situazione antecedente il 29 aprile 2008. Tutto ok, tutto come prima dunque? Quasi.. Resta l’imposta di € 1,50 su questo tipo di assegni…

E vabbè.. La comodità di poter effettuare un pagamento al proprio dentista con assegno libero, il tempo che si risparmia evitando di riportare il proprio codice fiscale in girata hanno un prezzo, e le banche provvedono ad incassare!

Luglio 21, 2008

La vita tra cuore e ragione

Da poche settimane è mancato un mio congiunto, e anche per lui è stata necessaria una scelta dolorosa per i famigliari: quella di evitare l’accanimento terapeutico, in una situazione gravemente compromessa, che inevitabilmente in poco tempo l’avrebbe comunque portato alla fine.
Sentito il parere dei medici curanti, provata anche una sorta di alimentazione forzata, quando abbiamo capito che per nutrirlo ci sarebbero voluti interventi ancora più invasivi e dolorosi, abbiamo fatto la scelta di lasciare che la natura facesse il suo corso..
Ossigeno, liquidi per idratare, assistenza continua, tanto rispetto, un grande amore. E il silenzio. Un silenzio che ha avvolto come una tenera coperta la fase finale di una vita.

E’ stata una scelta fatta nel privato della famiglia, nessuna reclame, nessuno schiamazzo. Ciascun famigliareha affrontato il dolore, il senso di impotenza e il peso della decisone secondo il proprio carattere..

Non c’è stato molto da dire, e neanche ora c’è molto da aggiungere.

Le parole erano state spese tutte prima, quando ancora si cercava di combattere, o almeno di patteggiare una tregua con la progressione della malattia.

Quello che voglio dire, e mi riferisco anche a temi di attualità che hanno aperto un acceso dibattito sociale, è che in situazioni estreme, irrisolvibili e senza ragionevole speranza del benché minimo accenno di ripresa,la decisione tra il prolungare una parvenza di vita e la morte non spetta all’uomo, ma dovrebbe essere quelladi lasciare che la natura, nella sua saggezza, faccia il suo corso stabilito.

Sembrerebbero parole dette da chi è legato a delle convinzioni religiose molto radicate, in realtà in questa mia convinzione ho trovato il punto di incontro tra cuore e cervello, tra fede e ragione.

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