Commentaria

Luglio 11, 2008

La disavventura del cavalier Grillo

Si da il caso che in Italia ci siano tanta persone che hanno idee, volontà, capacità, serietà e intelligenza (per fortuna che ci sono!) ma che vivono nell’ombra.
Poi ve ne sono alcune che,  più o meno in buonafede, pur di acquistare un po’ di visibilità, salgono su un cavallo, si sistemano in sella e cominciano a cavalcare.
Finché riescono a stare eretti, si credono dei cavallerizzi provetti, e la gente li osserva. Dopo un po’ di tempo però la gente perde interesse nel vederli andare al passo e volge la testa altrove. Allora per riguadagnare l’attenzione occorre cambiare l’andatura, sperando che il cavallo risponda sempre docilmente ai comandi.
Ma il cavallo, si sa, è un animale sensibile, spesso ombroso e con una buona dose di indipendenza: un cavallo non può mai dirsi completamente addomesticato.
Così succede che il novello cavallerizzo, sempre più convinto di avere il polso della situazione, decide di lanciarsi in una vigorosa galoppata. Sprona il cavallo, molla le briglie e in breve si ritrova a non poter più controllare nulla, anzi diventa egli stesso vittima del suo errore di valutazione.
Questo è ciò che è capitato al cavalier Grillo in quel di Roma, durante il “No CavDay”
Una manifestazione che voleva essere di denuncia e di protesta è invece degenerata nei termini e negli intenti, tanto che alla fine hanno preso le distanze anche chi l’aveva sostenuta e vi aveva partecipato.

Personalmente non ce l’ho con Grillo: qualche merito bisogna pur riconoscerglielo e un capitombolo può sempre capitare quando ci si espone, soprattutto quando si manca di stile e spessore culturale (ora è anche in miglior compagnia, da che Di Pietro è venuto a dargli man forte ….)
Io ce l’ho con chi, pur di ottenere facile consenso non si è reso conto che c’è una certa differenza tra una manifestazione di protesta e una piazzata.
Spingere al galoppo il cavallo può essere esaltante ma è anche pericoloso. E se capita di cadere, molto facilmente ci si ritrova soli.          

 

 

Giugno 27, 2008

Immagine Italia

Archiviato in: Estero, Italia, idee, società — commentaria @ 7:40 pm
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Una proposta: perchè non prendiamo le impronte digitali di tutti, adulti e bambini, italiani e stranieri?
Senza troppe cerimonie, una volta che si prendessero le impronte digitali di tutti, non ci sarebbe più alcuna discriminazione. Così si creerebbe una banca dati che consentirebbe alle forze dell’ordine di poter dare con molta più facilità un volto a chi commette un crimine.
In fondo cosa ci sarebbe di male?
Saremmo schedati?
Perchè, ora che succede?
Di ciascuno di noi si sa di tutto e di più, e la maggior parte dei dati sensibili sono ormai pressocchè pubblici e facilmente reperibili, in barba alla tutela della privacy.
Che le impronte digitali siano dunque a corredo dei nostri dati personali e nessuno avrebbe più nulla da eccepire!

A proposito di obiezioni… Ma avete fatto caso che da qualche tempo in qua, sempre più spesso e con maggior veemenza, leggiamo i commenti di uomini politici esteri o di organizzazioni internazionali che fanno la voce grossa e stigmatizzano le faccende di casa nostra?
Il figlio di Gheddafi protesta per la ventilata ipotesi di Calderoli quale Ministro degli Esteri. A momenti non sapeva neanche Berlusconi dove piazzarlo nel nuovo ordinamento governativo, e già qualcuno si faceva sentire…
Poi ci si è messa la Spagna che con l’accusa di razzismo esplicitamente indirizzato al nostro Paese, rischiava di far scoppiare un incidente diplomatico.
Non occorre avere lunga memoria, per ricordare come solo qualche settimana fa, Bush davanti alle telecamere italiane affermava che in linea di massima non avrebbe avuto nulla da ridire nel far entrare l’Italia nel gruppo dei 5+1 per condurre le trattative per lo stop al nucleare con l’ostico Iran. Alcuni giorni dopo l’Italia si è vista esclusa dal tavolo delle negoziazioni (in questo modo ci hanno evitato il sonoro: No, grazie! ricevuto dai negoziatori sulla faccia come uno sganassone dal portavoce di quel simpaticone di Ahmadinejad, ma certo questa esclusione è il segno della considerazione di cui godiamo all’estero).
Forse Bush non aveva nulla da ridire, ma gli altri 5 sì!
Ora ci si mettono l’UNICEF, la Commissione Europea che puntano irati e scandalizzati il dito contro l’Italia per la questione delle impronte dei bambini rom..
C’è ancora qualcuno che chiede la parola per sindacare sui fatti nostri?
Avanti, c’è ancora posto!

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