Spedita al Presidente della Repubblica in data odierna e al Ministero degli Interni.
Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei affinché voglia impedire una grandissima ingiustizia
che si verificherà nel nostro Paese se passerà il provvedimento di innalzare le percentuali per ottenere il riconoscimento ad aver diritto ad una pensione di invalidità civile.
Tale provvedimento, di cui si parla nella prossima manovra finanziaria, potrà avere una qualche rilevanza in termini di risparmio, ma contribuirà a colpire duramente quella fascia di cittadini che necessitano invece di maggiori attenzioni e cure poichè sono doppiamente provati sia dalle evidenti difficoltà del momento che da uno stato di salute, di fatto, seriamente compromesso.
Mi riferisco a quella fascia “border line” di handicap, quella che, per intenderci, lascia una percentuale minima di residua di abilità tale da permettere teoricamente di inserirsi in qualche maniera nel mondo del lavoro e godere così di una autonomia economica.
Tutto questo nelle buone intenzioni dei legislatori ma la realtà, Sig. Presidente, è diversa.
Attualmente, chi ha un handicap fisico, anche in presenza di residua abilità, non ha praticamente alcuna possibilità di trovare lavoro, nè nel settore privato vista come è strutturata l’impresa media italiana, nè nel pubblico per le note difficoltà ad accedervi seguendo percorsi ordinari. E se si superano non i 40-50 anni di età ma anche solo i 30, le difficoltà diventano insormontabili.
Le liste speciali appositamente create per l’avviamento al lavoro dei “diversamente abili” non funzionano e non hanno mai funzionato a dovere. Questa è la realtà del nostro Paese, e Lei sa che ciò che affermo è vero perchè Lei vive e conosce profondamente l’Italia.
Coloro che attualmente si vedono riconosciuta una percentuale del 74-75% con il diritto ad avere una pensione di invalidità – ben poca cosa ma sicuramente un aiuto per le necessità che un handicappato ha per vivere con un minimo di dignità, anche in seno alla propria famiglia – in un prossimo futuro, se passerà il provvedimento, ad un eventuale controllo di verifica e con la stessa percentuale si troveranno ad essere ufficialmente e “miracolosamente” validi e abili. Ma questo solo sulla carta. Nella realtà, la propria situazione non cambia affatto. Anzi, può solo peggiorare.
Ben vengano dunque i controlli a tappeto, ben vengano maggior rigore e attenzione, ma Le chiedo di non permettere che la crisi attuale tocchi anche le fondamenta della solidarietà, del diritto, della giustizia nel nostro Paese, e disumanizzi la nostra società.
Per tanto, mi rivolgo a Lei che rappresenta la massima Autorità del Paese per chiedere di impedire che di fatto “vengano messe le mani nelle tasche dei cittadini” – specificatamente di cittadini che invece andrebbero aiutati maggiormente e tutelati.
Unisco la mia voce a quelle dei tanti che temono fortemente le ripercussioni gravissime di un provvedimento iniquo, ma soprattutto vorrei che la mia voce possa essere quella dei tanti invalidi che voce non ne hanno, che non hanno protezione, che non sanno a chi rivolgersi nè cosa fare.
Grata per la Sua attenzione, distinti saluti




