Commentaria

19/07/2008

art. 004 – Le impronte di una sconfitta

Potevo mai farmi scapparmi l’occasione per dire la mia  opinione  su una notizia  tanto in auge in questi giorni, quella riguardo le impronte digitali sulla carta di identità a partire dal 2010?
Prima di tutto devo dire che commentaria ha scritto un bel articolo Impronte digitali: tanto rumor per nulla! proponendo un ottimo spunto, (si sente il violino in sottofondo?).

Ma tornando alle cose serie,  dimmi un po’,  cos’ è questo del prendere le impronte a tutti?
Non sarà mica considerato come un progresso? E no! Perché un progresso certamente non lo è!
Vedi, per me il “bisogno”un po’ impellente o sentito come tale, del dover prendere le impronte a tutti, più che poter rappresentare un progresso, mi pare che al massimo mostri che siamo tutti precipitati in una emergenza profonda, una emergenza che non ci sentiamo di affrontare se non con strumenti repressivi .
Io credo che progresso sia il non avere bisogno di strumenti repressivi piuttosto che poterne avere di più perché si hanno sempre più problemi da dover affrontare.
Dunque la domanda è, ma sarebbe possibile risolvere l’emergenza senza imbarbarirci e degradarci verso una civiltà un po’ più insicura ed oscura di quella che esisteva prima di sentirci obbligati a introdurre nuovi strumenti repressivi tra di noi?
Se oggi ci sentiamo obbligati a scegliere una via che potenzialmente, limita di fatto i diritti e le libertà individuali dobbiamo essere consapevoli che in qualche cosa abbiamo fallito, e che l’effetto di tale fallimento è oggi il nostro perdere una parte dei nostri diritti in precedenza goduti e potuti godere.
Si può dire tutto, fuorché  queste circostanze ed il conseguente bisogno di difenderci con limitazioni alle nostre stesse libertà individuali possano essere considerati un progresso.
Il prendere le impronte a tutti serve, quindi, solo per disporre di un nuovo, ulteriore mezzo per reprimere  – si intende per reprimere i “cattivi” ! – ma dover fare questo mostra una società che ha paura,  e una società che ha paura e paure è una società che ha commesso in precedenza degli errori.
Dunque il problema è che trovo ci sia un gravissimo squilibrio logico nell’accrescere i nostri strumenti repressivi senza nel contempo aver ancora fatto una sufficiente analisi delle cause che ci hanno portato sino a qui. Come si può pensare di essere in grado di trovare le giuste soluzioni se ancora non si sa quale sia il problema che si cerca di risolvere e soprattutto quali ne siano le cause?
Al momento il mio tempo non mi permette di andare oltre ma lascio questo spunto per pensarci …. Se continueremo a non individuare le cause e ad accrescere gli strumenti repressivi faremo aumentare il livello della paura e l’insicurezza invece di diminuire crescerà e non avremo intanto ancora capito cosa stiamo combattendo e perché esiste ciò che cerchiamo di combattere.

NOTA:
La paura deriva dalla insicurezza e poichè purtroppo al momento il sistema italiano in particolare, ma per certi versi anche quello Europeo, non riluce per rapidità nella correzione degli errori che possono gravemente ed ingiustamente interrompere e danneggiare la vita normale di una famiglia e di un cittadino;  l’accrescere i poteri repressivi porta sempre con sé  una certa possibilità di errori potenziali che più gli strumenti repressivi sono potenti e più gli effetti degli eventuali errori possono essere devastanti.
Importa poco il pensare che è molto improbabile che capitino errori, sia perchè se è vero che errori molto gravi possono essere abbastanza rari è pur vero che invece piccoli errori sono molto frequenti, e stando alla  mia esperienza so per certo  che  ottenere dallo Stato delle correzioni, in caso di suoi errori, costa sempre molto impegno,  lavoro e  non sempre gli errori vengono corretti in modo collaborativo.
Ma se per un piccolo errore il sistema è così “ostacolante” verso chi si aspetta una rapida, spontanea correzione con tanto di scuse, cosa potrebbe accadere al cittadino vittima di un errore molto grave? Ecco, la gente oggi ha anche questo tipo di fondata paura e se si vuole realmente migliorare la nostra società non possiamo pensare che la paura possa essere ridotta con i soli, nuovi, ulteriori strumenti repressivi. Ci vogliono anche strumenti etici e la dimostrazione che il sistema esiste per il fine democratico di tutelare i singoli individui e questo fine oggi è molto carente nei fatti , provocando tanto male e tanta sofferenza.

Concludo per il momento questo mio post, ricordando il clima degli anni ‘70; all’epoca ero ragazzo, gli stranieri che arrivavano qui in visita erano considerati amici.  Non importava da dove arrivassero. Noi giovani eravamo alla ricerca di una amicizia di un ragazzo o di una ragazza da conoscere.
Si poteva fare l’autostop e non vi era pericolo di nulla e di niente …
Il  solo pericolo erano gli UFO .. Se ne parlava tanto perché il sogno della conquista dello spazio era un tema dell’epoca, perché in quel tempo vedevamo il futuro umano in un crescendo di possibilità e di conquiste possibili.
Sì,  avevamo la guerra fredda e il mondo era dominato dalla potenza dei due colossi contrapposti U.S.A. e URSS. Ma quei due colossi si contrapponevano su di un tema che potremmo definire “etico” e con un fine etico.
Il fine era il benessere dell’uomo, della specie e del mondo intero;  e ciascuna delle due parti cercava di imporre o suggerire, con le buone maniere o con maniere meno buone, il suo punto di vista ideologico sul come rendere le nostre vite migliori e sempre migliori.
Dunque vi era speranza nel futuro e avevamo ideali in cui credere …  ed oggi invece? In cosa crediamo? In che futuro ci immedesimiamo? La democrazia ed il buon diritto sono ancora e veramente i nostri ideali? Vediamo il nostro futuro migliore del presente? Si contrappongono ancora blocchi che si combattono per far stare meglio gli uomini o piuttosto si combattono oligarchie che hanno il fine chiarissimo di accrescere solo la loro potenza ai danni degli altri?
In sostanza io credo che non esista potere repressivo e potenza in grado di far diventare buono ciò che buono non è, e non intende essere.
Credo poco al sistema della repressione o del credere di avere il potere di curare il male e la violenza con altra contrapposta forza.
Sì, che la violenza ha i suoi effetti immediati e diretti ma lascia il segno e produce interazioni che di solito aggravano la decadenza e ci allontanano dalla possibilità di realizzare i nostri veri bisogni ed obbiettivi che si riassumono semplicemente in:
benessere
sicurezza
amore
… Amare gli altri non so,  e non tutti sono abbastanza sereni per sentire questa forza interiore e per praticarla con gli altri, anzi più cresce la paura più l’amore si allontana.
Ma se amore oggi è diventata quasi una parola perduta dal nostro vocabolario, circa il potersi sentire amati  tutti o quasi tutti siamo d’accordo, e credo che tutti lo capiamo e lo condividiamo.
Dunque se chi ha in mano le sorti del nostro piccolo mondo crede sia necessario questo nuovo, doloroso regresso del dover prendere le impronte, che lo facciano …
Io credo però che chi è responsabile debba esercitare la sua responsabilità, ma  come cittadino che pensa, dico e raccomando di compensare tale regresso con qualcosa di progressivo che crei amore e dia speranza e speranze.
Posso suggerire? Forse suggerire è pretendere troppo, ma posso almeno esprimere ed esprimo:
vedrei bene un altro atto europeo; un atto da realizzare subito in concomitanza con quello negativo delle impronte a tutti
Una legge europea che, se possibile, sia anche la prima legge del Parlamento Europeo
Dunque una legge Europea, quindi soprannazionale, che istituisca un organo, un difensore dei diritti del cittadino!
Una legge europea che contenga come obbligante per tutti i poteri pubblici il rispetto dei diritti umani dei cittadini, che quindi sancisca una dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei diritti amministrativi del cittadino. Una legge che permetta la creazione di un organismo che sia dotato degli strumenti finanziari e di potere per tutelare i cittadini dagli errori amministrativi e abbia la competenza di potersi surrogare al cittadino che non sia in grado di potersi difendere da solo e gli risolva il problema.
Si può dire meglio, si può definire meglio, ma ci vuole qualcosa che riduca la paura e dia speranza. Senza questo e senza andare in questa direzione con la repressione non ci dirigeremo verso nessun nuovo, migliore traguardo ma continueremo a scendere in basso, magari più o meno velocemente ma scenderemo ancora.
Speriamo si cambi e si torni a poter sorridere e sperare, credo sarebbe moto bello per tutti e non serve essere deboli, anzi si deve essere fermi e forti, perché la forza si mostra attraverso il serio e fermo rispetto dei diritti e  dei valori e non cedendo alla paura ed alle paure.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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