Commentaria

21/07/2008

Usa-Iran: il gran pantano..

Da una parte vedo una linearità, quasi ottusa ma facilmente comprensibile, nel comportamento dell’Iran, che difendendo le sue scelte e le sue posizioni, al momento si sta assicurando un ruolo di primo piano sulla scena mondiale, tanto da potersi permettere atteggiamenti provocatori nei confronti delle grandi e piccole potenze mondiali che stanno cercando, almeno a parole, di far recedere l’Iran dai suoi propositi nucleari, in cambio di aiuti economici e tecnologia per lo sviluppo.

Dall’altra parte c’è l’atteggiamento ondivago degli USA, e dell’Occidente in generale, che stanno annaspando, con tutta evidenza, nella palude della diplomazia senza portare a casa alcun risultato soddisfacente.

Proprio all’indomani dei colloqui tenutisi a Ginevra tra l’Alto rappresentante dell’Ue Javier Solana e il capo negoziatore dell’Iran sul nucleare Said Salili, alla presenza dei rappresentati del cosiddetto gruppo 5+1, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (oltre agli Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) più la Germania. nonché il sottosegretario al dipartimento di Stato, Wiliam Burns, numero tre della diplomazia americana, la Rice fa sapere, in queste ore, che l’Iran deve dare una risposta seria entro due settimane alla proposta della comunità internazionale circa la sospensione del suo progetto nucleare, altrimenti, si prospettano guai grossi e un inasprimento delle sanzioni. Proprio in questi giorni, però, gira voce mai smentita, che a breve gli Stati Uniti apriranno un centro di interessi in Iran, una specie di proto-ambasciata, tanto per intendersi.

E commentaria si chiede: se, come per certo succederà, l’Iran resterà fermo sulle sue posizioni (perché non può fare altrimenti) quali scenari si apriranno?
Inasprimento ulteriore delle sanzioni? Mah.. ora che i conti esteri iraniani in valuta pregiata sono stati prontamente chiusi – poche ore prima che venissero bloccati – e trasferiti altrove, presso banche di Paesi “fratelli”, che attraverso giri imperscrutabili, rinvestono esattamente e forse anche più produttivamente? Quei fondi. di rispettabile entità, permetteranno all’Iran (se chi governa è sufficientemente accorto) di continuare gli scambi sia con i paesi che gli sono palesemente amici, sia con quelli che si dichiarano pubblicamente nemici, ma si conservano l’opzione di essere moderatamente compiacenti.
Rifiuteremo in blocco il petrolio su cui ancora galleggia l’Iran, il quale si rivolgerà di gran carriera alla Cina, che altro non aspetta per travolgere la già asfittica economia americana e europea?
Scoppierà una guerra dalle ripercussioni apocalittiche per il pianeta intero contro una nazione, che a mio parere, possiede già quella bomba atomica che l’Occidente, perso in chiacchiere, si illude ancora di poterne impedire la realizzazione?

E dunque, che senso hanno le minacce della Rice di ulteriori sanzioni? Suvvia! siamo seri…
Se non impieghiamo energie, risorse e attenzione per creare in tempi brevissimi una strutturata alternativa al petrolio e al gas naturale per soddisfare la fame inestinguibile di energia che ha l’Occidente, non ha alcun senso fare la voce grossa

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