Commentaria

29/12/2011

art. 018 – ICI-IMU: quando le imposte minacciano un diritto fondamentale dell’uomo

In base al combinato disposto delle leggi italiane e ai trattati internazionali ai quali l’Italia aderisce, lo Stato italiano non avrebbe la legittimazione a richiedere il pagamento delle imposte a valere sulla quota di reddito necessaria alla sopravvivenza fisica del soggetto. Nel coacervo dei valori che rientrano per legge nella quota necessaria alla sopravvivenza, oltre al vitto, al vestiario e quote mediche, vi è anche la necessità di avere un tetto.  Il percorso intrapreso dal governo Monti, in tema di imposte sulla casa  pare non consideri questa possibilità, o la consideri solo per alcuni più fortunati.

Questo concetto non deve contrastare con le norme fiscali ma deve necessariamente intervenire sulla decorrenza ultima del termine del pagamento che non può scadere sino a che il soggetto non abbia raggiunto un reddito  adeguato e sufficiente la cui quota spendibile, non più del  quinto, possa essere destinata al pagamento dell’arretrato, congelato alla data in cui era solo teoricamente dovuto, m, a tutti  gli effetti,  non riscuotibile a causa del principio giuridico  che prevede che le imposte non possono, in nessun caso, in base alle leggi fondamentali attualmente in vigore, sottrarre al cittadino il diritto alla vita e alla sopravvivenza.

Su questo punto vorrei dei commenti costruttivi, perchè a me sembra un argomento davvero  insuperabile giuridicamente, per il quale sarebbe interessante verificare il comportamento dell’amministrazione pubblica e della magistratura davanti ad un caso concreto in cui si debba scegliere tra la pretesa di un tributo, il cui pagamento toglie la possibilità di sopravvivere al soggetto o l’alternativa della rinuncia, temporanea o definitiva, alla esazione del tributo per l’impedimento giuridico sopra citato, ovvero che  non può arrivare ad esigere il pagamento di un qualsiasi tributo, imposte e/o tasse, fino al punto  che queste diventino strumenti e causa di morte  fisica del soggetto al quale viene imposto il tributo. Certamente non mancano i motivi giuridici per sostenere la mia tesi e non mancano nemmeno i mezzi economici necessari  allo Stato a farsene carico per rispetto dei valori costituzionali.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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2 commenti »

  1. Ancora nessun commento, italiani cazzoni??? Se lo stato vi rapina pure in casa non avete dunque nulla da dire? E allora lo stato fa bene a pelarvi!!! Avanti così!!! La riflessione giuridica del sig. Piero mi sembra interessante ma poco applicabile. Egli dimentica che i diritti infatti, valgono solo nella misura di quanto noi, povera gente li possiamo esigere. Se lo stato fa in modo che i diritti diventino inesigibili essi non valgono nemmeno il foglio di carta dove sono scritti, per cui state tranquilli, si può benissimo morire di fame o suicidarsi che lo stato pretenderà e prenderà la sua tassa. Non c’è un Tribunale Europeo, ONU, o chicchessia a difenderci. L’unica cosa da fare, di questo passo, sarà quella di sbarrare porte e finestre, eliminare la casella della posta e impallinare il primo che tenta di entrare. Buona catastrofe.

    Commento di Santino — 05/01/2012 @ 5:21 PM | Rispondi

  2. In effetti è così. Tanta bella carta ma molto pochi i diritti reali. Ci avviciniamo alla guerra civile. Arriverà presto, anzi in parte c’è già. C’è già un grande odio tra ricchi e poveri ed anche tra diverse ‘categorie’ degli stessi poveri.
    Serve più coscienza e consapevolezza. Ma dico, è possibile che pochi prepotenti riescano a tenere in scacco una maggioranza di decine di milioni di persone?
    Tutto passa attraverso la consapevolezza e da li la coesione sociale al di là di interessi particolaristici. A quel punto, quando 50/60 milioni di persone agiranno all’unisono contro il nemico comune, poco sarà lo sforzo necessario a cambiare le proprie sorti.

    Commento di riccardo — 19/01/2012 @ 11:22 AM | Rispondi


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