Commentaria

28/01/2012

Più che la memoria: il monologo da Il Grande Dittatore di Chaplin

Quali parole migliori per ricordare la follia del Nazismo, l’Olocausto e le vittime di tale follia? Il monologo finale tratto dal film  IL GRANDE DITTATORE  del  1940, diretto ed interpretato da Chaplin.

La dittatura non è una questione riconducibile alla follia di un singolo personaggio ma è  la tentazione antica di dominio e controllo totale che ritorna periodicamente alla ribalta, sotto spoglie sempre diverse. Una volta usava la clava e l’arco oggi usa le fonti di energia e di materie prime; ieri si adoperavano le scomuniche oggi  il controllo dei mezzi di comunicazione. Il  Grande Dittatore  oggi potrebbe   non indossare uniformi e divise militari ma  sobri abiti di sartoria.  L’intento però è  quello di sempre; il male è quello che non si  riesce ad estirpare: la sete di potere.

A volte ci illudiamo di essere riusciti ad assopire questa voglia di dominio, cullandola con parole profonde e  buoni sentimenti, con il progresso della civiltà che chiede il rifiuto della barbarie oppressiva in nome della libertà e della democrazia.  Poi i piccoli sussulti, magari in luoghi lontani;  i rigurgiti di intolleranza razzista, religiosa, di ceto sociale, di genere  sono campanelli che ci avvertono che  il Grande Dittatore non è morto, non dorme,  non è stato domato: semplicemente è nascosta in un cantuccio oscuro e attende il momento per colpire.  La tentazione del Grande Dittatore non è  stata ancora cancellata dalla lista dei pericoli  che corre l’umanità.

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato.

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio,  ci ha condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza, e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare  gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.  E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di San  Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo».

Non di un solo uomo,  di un gruppo di uomini,  ma  di tutti gli uomini. Voi, voi il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza  di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare questa vita una splendida avventura, quindi,  in nome della democrazia, usiamo questa forza.

Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo,  che sia migliore, che dia a tutti gli uomini un lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi  la sicurezza. Promettendovi queste cose degli bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse. Combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e le barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole,  un mondo in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.

Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

« Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto, Anna. Le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’animo umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù. »

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