Commentaria

05/08/2012

art. 21 – Democrazia e Stato di diritto ed obblighi di legge dello Stato verso ogni cittadino.

Il Protocollo

ovvero doveri delle P.A. e diritti dei cittadini in poche sentite parole.

Breve premessa:

Quanto segue nasce nella ricerca di soluzioni sentite come necessarie al fine di alleviare quel genere fastidioso di sofferenza che si produce nell’ambito della solita nostrana costante non sempre facile relazione con la cosa pubblica.

Tale rapporto spesso molto faticoso per noi cittadini ci viene spesso inflitto con purtroppo tanti piccoli o meno piccoli ed a volte anche gravi comportamenti amministrativi che non sempre paiono improntati a criteri esattamente e giuridicamente e praticamente condivisibili. Non entro nel dettaglio della mia diretta esperienza, ma  posso affermare che ho dovuto  notare, come in genere, da parte delle Funzioni pubbliche da me incontrate – ed in particolare dalle Finanze- vi sia stata una forte resistenza a correggere gli errori compiuti, e questo in particolare sia avvenuto anche quando erano evidenti gli errori e quando da tali errori era subito evidente come da una loro mancata correzione si sarebbero poi creati effetti economici potenzialmente gravi o molto gravi e non solo in danno della vittima ma anche in danno diretto della stessa Pubblica Funzione in questione.

Per il comune cittadino in simili casi si tratta di situazioni poco comprensibili in quanto dall’amministrazione, in casi del genere ci si aspetterebbe che intervenisse subito a correggersi nel proprio interesse se non anche in quello del cittadino danneggiato dall’errore.

Nonostante la logicità del concetto, questo genere di reazione correttiva dei suoi stessi errori, da parte delle P.A. non l’ho vista seguire ed accadere con molta frequenza.

Circa 3 anni fa, ho avuto una ispirazione sul tema della correzione spontanea degli errori da parte del servizio pubblico. Tale intuizione mi ha condotto alla individuazione di un fattore o punto di origine dal quale, con un piccolo sforzo iniziale,  si potrebbe forse far nascere  un nuovo approccio migliorativo, forse capace di indicare una via in grado, con il tempo e la pazienza, di poter attenuare la frequenza del fenomeno ed il relativo disagio causato dal genere di problema stesso. La cosa mi è quindi parsa subito molto interessante per tutti e quindi mi sono così proposto di esporre su questo Blog questa idea e i due concetti che ne sono scaturiti e che espongo di seguito..

Scopo migliorare il rapporto tra P.A. E cittadini e creare una alleanza per una collaborazione la posto dei conflitti che oggi si generano con danno e con troppa ed inutile facilità.

Sintesi

Punto uno;

Nella P.A. il funzionario, la funzione e le funzioni, hanno sempre il dovere di essere motivati dalla “INTENZIONE” dimostrabile di fare sempre la cosa legittima migliore possibile per il benessere del cittadino amministrato. Dunque devono sempre essere in grado, anche a posteriori di poter dimostrare che quanto hanno fatto verso il cittadino era la cosa legittima, che loro in tutta buona fede ritenevano fosse realmente la decisione e scelta migliore possibile per il bene di quel cittadino. Nel caso non potessero dimostrare ciò si troverebbero allora davanti a seri problemi e responsabilità.

Circa il secondo punto che qui segue, esso si è generato nel mio pensiero, successivamente al primo. E’ nato da esperienze dirette di funzioni pubbliche che hanno commesso errori gravi in mio danno e che ne hanno poi immotivatamente sempre rifiutato la correzione.

Ho capito una cosa credo molto importante:  ho capito che era prioritario continuare a tutelare i diritti della persona, ma  che qui in Italia, a causa della inesistenza di un garante della persona, questa via si sarebbe rivelata non facile a percorrersi. Ho però creduto di capire che era necessario distinguere il cittadino dal suddito ed ho ritenuto di aver capito  che……..

Punto due

Nello Stato di diritto e democratico, il Cittadino, al contrario del suddito dello Stato assoluto non ha mai il minimo dovere di subire errori od abusi del potere.

Quindi in caso un cittadino subisca o stia subendo un abuso o anche solo un errore del potere, da parte della P.A. stessa, il cittadino  non potrebbe più essere ritenuto direttamente responsabile di suoi eventuali successivi inadempimenti formali o del fare e del pagare sino a che l’abuso o l’errore che ha subito in precedenza non sia stato interamente sanato nei fatti e negli effetti.

Nulla vieta ad una P.A. Onesta e rispettosa della legge di correggere subito un suo errore nei fatti e negli effetti e se non lo fa non ha alcun motivo giuridico condivisibile per credersi nel diritto di far ricadere gli effetti del proprio errore non corretto, e non voluto correggere, sulle spalle della propria vittima, la quale se non ha il dovere di subire errori non ha nemmeno il dovere di cercare  soluzioni agli errori che ha subito.

Commento ulteriore sul tema

Quando l’errore o la lesione consiste nel mancato pagamento di un danno o nella mancata fornitura di un dovuto servizio o di una importante prestazione pubblica, od il mancato pagamento di un dare dovuto, allora…..
Allora se è la P.A. o una P.A.  il debitore del fare o del pagare, si configurerebbe  a parer mio, una lesione dei diritti fondamentali della persona.

In tutti i casi di tal genere in cui la vittima, e cioè il titolare del credito non ancora incassato o del fare non ancora ricevuto, anche se dovuto, si trovi a sua volta a subire una ingiunzione di pagamento, una ordinanza del fare o del pagare o uno sfratto, un  giudice incaricato dovrebbe poter chiamare in causa l’Ente responsabile onde proseguire l’azione monitoria subenda dal povero cittadino incolpevole di quanto subisce e riversarla verso l’Ente stesso con la medesima rapidità e forza esecutiva  che l’inadempimento in corso sta riversando sulla povera vittima e cioè sul cittadino.

Ho discusso questa idea in un caso di pignoramento immobiliare dovuto ad un errore fiscale delle Finanze non corretto e il Giudice mi disse che se l’interessato avesse trovato un avvocato a sostenere la tesi, e fosse stato lui ad avere un simile caso non solo teorico ma pratico, egli  avrebbe valutato questa ipotesi con forte interesse.

In effetti il mancato pagamento o il mancato fornito servizio, da parte di una Funzione Pubblica è sempre un atto di potere quando il suo effetto crea un danno diretto così grave come uno sfratto od una vendita immobiliare.  E’ ovvio che la P.A. sia allora la sola responsabile del danno.
In questo caso non si vede proprio allora la ragione per la quale il danno lo possa fare la P.A. ma lo debba sopportare solo la vittima. La Costituzione questo non lo considera legittimo e la legge nemmeno.

Di conseguenza sarebbe interessante, se capitasse, prima o poi, l’occasione di un caso pilota di tal genere,  in quanto le buone riforme della Giustizia in Italia  non di rado si formano anche grazie a sagge e autorevoli sentenze. Di leggi ne esistono così tante che a volte è solo questione di cercare ed applicare la legge adeguata al caso.

In ultimo pare evidente che se lo Stato non paga il signor Rossi mentre però paga tutti gli altri, questo crei  una discriminazione di trattamento,  ed anche questo andrebbe riformato.  Lo Stato quando si trova ad essere debitore può pagare a tutti il 99% piuttosto che non pagare nulla ad un avente diritto che se non pagato rischierebbe di perdere lavoro e serenità,  ed a volte,  come è già purtroppo accaduto, anche la vita.

La condanna a morte in Italia non esiste e non si vede proprio perché il Giudice, in diritto, non possa far pagare l’ente pubblico e si possa invece dimenticare della sopravvivenza fisica e dei diritti umani della vittima.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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1 commento »

  1. sei un mito Piero….ti stimo molto( Morgana)

    Commento di morgana — 23/09/2012 @ 11:27 AM | Rispondi


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