Commentaria

01/10/2012

art. 027 -UN QUESITO PER TUTTI: UNA QUALCHE SPERANZA PER IL PROSSIMO PASTO?

Filed under: riflessioni — P.R.Pavia @ 8:40 PM
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Vorrei creare un dialogo su questo Blog per discutere di cosa desideriamo e di cosa, a causa diretta di quanto andiamo subendo in delusioni etiche, morali e pratiche, ed ora anche pesantemente economiche, non  osiamo più desiderare e nemmeno sperare.
Indipendentemente dal contesto noi dovremmo imporci di continuare a sperare.
Politica senza logica visibile e economia senza speranza potrebbero cancellare per sempre dai nostri sentimenti ogni aspirazione a poter sperare in qualcosa.
Ma senza speranza non si può vivere e allora dobbiamo comunque resistere, cioè non dobbiamo perdere la speranza ma per non perdere la speranza dovremmo almeno avere un progetto in cui poter credere e da poter condividere e nel quale  sperare e per il quale lavorare. Ecco, è di questo e delle nostre speranze ciò di cui  penso meriterebbe discutere e parlare.
Dovremmo poter ritrovare la forza per  “sperare” anche se tutto ciò che vi è intorno a noi non   e non proponga  quasi più nulla meritevole della nostra speranza..
Per noi stessi e per chi ci ama e amiamo e ci è  intorno, credo che dovremmo continuare a credere  nel nostro progetto etico, umano ed esistenziale e solidale di quando eravamo bambini e che dovremo continuare a crederci ed a cercare di realizzarlo, anche se intorno a noi tutto pare remare contro.

Potremmo provarci, anche se, in vero, oggi come oggi, il mondo circostante pare non avere in se stesso speranze e  nemmeno alcun genere di  proposta e scopo comprensibile  e condivisibile da proporre. 

IL PASSATO AVEVA AVUTO UNA SPERANZA

Il progetto che avevamo ai tempi, ormai lontani, della guerra fredda era la scommessa se fosse migliore il comunismo od il capitalismo ma, per entrambi i sistemi lo scopo era comunque quello di rendere l’uomo sicuro e felice.

Nessuno dei due sistemi ha vinto in quanto uno si è autodistrutto, credo perché usasse in maniera eccessiva  il metodo assoluto, cioè un capo e tanti schiavi, e ciò non  è gran che piaciuto né tanto meno ha mostrato efficienza pratica, quindi non ha funzionato,  mentre  l’altro sistema, il capitalismo,  si è creduto forse arrivato,  e così sembra abbia poi gradualmente dimenticato che lavorava per il progetto uomo sicuro e felice mentre ora  pare lavori per il nuovo, “modernissimo” progetto globalizzato dell’ “uomo morto di fame”. Anche questo non credo piaccia a nessuno come progetto.

Non c’è nemmeno la divisione tra una parte di buoni e una di cattivi bensì solo persone che già soffrono la fame e altre che ancora non la soffrono, ma che se non si ritorna a tutelare il singolo individuo, presto la fame la soffriranno anche loro, già a partire da domani.

Non vi è nessuno che dica con chiarezza di aver capito le cause che generano questo momento difficile e nessuno che ci stia dicendo di avere un minimo di idea costruttiva per indicare una via per cambiare il progetto da quello di diventare tutti “dei morti di fame” ad un progetto fondato su un lavoro per tutti.

Se vi piace il progetto fame per tutti, andiamo pure avanti così altrimenti almeno proviamoci a creare un pensatoio su come passare al progetto spaghetti almeno una volta al giorno!

Sì, garantiamo un minimo a ciascuno, e questo anche per salvare l’economia mondiale, mi pare migliore di quanto ci viene proposto attualmente,  che di fatto alimenta solo un circolo vizioso che  da fame  genera altra fame e conduce a nuova fame.  E poi?

Spero qualcuno mi risponda: dobbiamo poter sperare o che facciamo ?

Quanto precede può apparire sin troppo ovvio, ma non ritengo si tratti di luoghi comuni. Dietro le apparenze vi e’ una domanda importante. Come  mai l’umanita’, che ha ormai nuove conoscenze a disposizione, e per l’effetto di queste, mezzi e risorse che mai aveva avuto in precedenza nella sua storia conosciuta, e che quindi ha oggi una  produzione sempre in esubero, non riesce ancora a guardare al futuro in modo più promettente?

 Personalmente sono convinto che potremmo invece realizzare un salto di qualità capace di trasformare la sovrapproduzione da problema irrisolto a ricchezza in grado di migliorare la vita delle persone,  sempre che tale ricchezza venga meglio ridistribuita in maggior opportunità di lavoro per tutti e in progetti nuovi  rivolti alla protezione dell’ambiente ed alla conquista di nuove frontiere, e quindi in benessere e sicurezza maggiori per tutti .

Invece di usare il maggior potere economico solo per produrre maggior quantità di beni di consumo, per i quali non vi è più la domanda in grado di assorbirli, potremmo provare ad usare questa maggior energia e capacità per realizzare i nostri bisogni di benessere, ma anche lavoro e sicurezza per tutti. Le nuove conoscenze che abbiamo potremmo usarle allora per proteggere noi stessi il nostro presente ma anche il nostro futuro.

Oggi invece sembriamo privi di prospettive come se pur avendo ormai tutto  per star bene non lo vedessimo e così ne sprecassimo i potenziali vantaggi ritornando a vivere come se fossimo ritornati nella crisi di risorse dell’800……

Se osserviamo i maggiori mezzi e le maggiori conoscenze che oggi abbiamo credo che dovremmo accorgersi di avercela ormai già fatta! Sì,  di avercela ormai fatta a superare le ragioni materiali che nel passato ci avevano sempre condannati ad un mondo faticoso in cui anche lavorando tutti spesso morivamo egualmente di fame per mancanza di cibo e di risorse.

Oggi, l’umanità ha già nelle sue mani la sicura ed accertata possibilità di andare oltre i  limitati scenari  del passato, cioè oggi, possiamo di nuovo crescere pur inquinando di meno, possiamo dare lavoro a tutti senza dover necessariamente produrre cose inutili. Con un buon progetto sarebbe possibile liberare gradualmente i disoccupati dalla loro precaria condizione dando finalmente loro un lavoro realmente produttivo e questo darebbe nuovo impulso all’economia .. L’economia è come un cerchio, quando ci sono dei poveri significa che il cerchio della economia ha una interruzione e questa interruzione ferma gradualmente tutto il ciclo..

Quindi restano inevitabili le domande conclusive a cui porta questo ragionamento: perché non si riesce a capire che per curare l’economia occorre solo garantire a tutti un lavoro? E perché non si pensa che vi son tanti lavori necessari che trascuriamo? Pensiamo solo al clima che è cambiato ed ai danni che creano le continue alluvioni e cose del genere… Solo risistemare il territorio per fronteggiare meglio questi problemi creerebbe lavoro in grande quantità, ed è solo un esempio.

Io credo ci siano ancora molte speranze, ma per realizzarle serve cambiare direttrice e superare il progetto ormai ottocentesco di fame per tutti e sostituirlo con un nuovo  progetto di benessere e sicurezza che è cosa possibile e più produttiva per tutti.

Non più solo denaro come obiettivo, ma sicurezza e benessere per tutti che sono molto di più del solo denaro fine a se stesso. Credo che se facessimo questo salto di qualità l’economia risorgerebbe e credo che invece solo frenando e continuando solo a frenare forse freneremo la vita stessa-

In sostanza se come nell’800/900, ci mancassero i mezzi e le risorse lo capirei, quando il pane manca lo si divide e si fa un po’ di fame per uno, ma se di pane se ne ha troppo e il problema è che nessuno ha il denaro per comperarlo perché siamo troppo produttivi, la manodopera non ci serve più e quindi abbiamo licenziato troppo, allora il problema è solo virtuale, dunque risolvibile.  Allora non si comprende come mai non si riesca risolverlo.

O i dati che mi risultano sono sbagliati oppure realmente per superare, anche solo gradualmente, questa crisi dovremmo solo cambiare le nostre idee pregresse, e solo quelle, in quanto il resto per fare il cambio tra progetto fame e progetto spaghetti per tutti li avremmo già quasi tutti in nostra mano.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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