Commentaria

24/10/2012

art. 28 – Cerchiamo di creare amicizia tra fisco e cittadini perchè certi conflitti non giovano a nessuno.

Filed under: società — P.R.Pavia @ 7:34 PM
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Mi disturba l’atteggiamento moralistico del Fisco, a parte che il moralismo lo ritengo sempre sbagliato e che storicamente non ha mai dato buoni frutti, nel caso del Fisco italiano mi pare che adotti sistemi che non lo pongono nella condizione di potersi ergere a ruolo di giudice morale. Accenno, qui di seguito, a due motivi a caso che mi sembrano convincenti rispetto alla tesi sopra citata: 

1) Sono a conoscenza  di un caso in cui dal Fisco è stato fatto un pignoramento immobiliare, a fronte di imposta principale già pagata, cui è seguito il rifiuto di correzione e il giudizio che l’accaduto era illegittimo. La cosa, a parte altri dettagli criticabili, ha portato alla distruzione di imprese e famiglie,  e dura da molti anni e, per il momento, non è stato ancora possibile ottenere la correzione, ora per allora, degli effetti di questo evento. Le vittime non hanno più vissuto da allora una vita normale. Non esiste alcuna legge per cui rifiutare la correzione degli effetti dell’errore fosse giusto,  ma soprattutto non esiste alcuna legge che vieti  al Fisco e allo Stato italiano di soccorrere le sue vittime. Forse lo farà, ma a quanto mi risulta, ancora non l’ha fatto.  Mi domando: se il Fisco ha diritto di aspettare 17 anni prima di correggersi, cosa dovrebbero poter fare i cittadini quando è lo Stato che chiede loro di correggersi?

2) Il sistema, a quanto capisco per legge (Costituzione)  dovrebbe consentire la intera deduzione dall’imponibile di tutti i costi necessari al vivere. La Costituzione dice che i cittadini hanno il dovere di pagare le imposte ma che questo dovere è nei limiti della capacità contributiva. Penso che se  ne debba dedurre che patrimonio e reddito indispensabili alla vita non siano moralmente e giuridicamente mai tassabili secondo  la Costituzione  italiana.

Questo genere di attenzione e rispetto del minimo, deve essere rivolta tutti, ma soprattutto a coloro che non arrivano come reddito neppure ad un minimo dignitoso per poter sopravvivere ad un livello dignitoso. Se questo non sarà fatto l’economia non si potrà mai riprendere e i ricchi rischieranno di diventare poveri se nn faranno lo sforzo di ricondurre almeno al minimo tutti gloi altri cittadini. Questa è una regola della “Matematica” e la matrmatica e le sue regole non si possono ingannare con abili parole.

Se, per motivi estremi, diventasse necessario andare oltre tali limiti, ciò dovrebbe essere prima per coloro che hanno più del minimo e poi, se necessario,  si potrebbe pensare ad andare al di là del minimo, quando fossimo tutti al minimo. Infatti la Costituzione stabilisce in modo perentorio (art. 3, comma II) che lo Stato promuove l’uguaglianza tra i cittadini.  Appare, quindi, ovvio che il non permettere la deduzione di costi vitali sia contrario alla Costituzione perchè va a sottrarre al cittadino i mezzi per vivere e lo Stato dovrebbe semmai aiutare chi è sotto il minimo e non togliergli anche quello. Ne deriva che, moralmente parlando dal punto di vista costituzionale,  il Fisco stesso non è poi così a posto con tutte le regole.

Non voglio essere necessariamente critico ma il sistema non sa tutelare le persone.

Vorrei che il Fisco (o la politica che lo istruisce) capissero che il Paese ha bisogno di alleanze e quindi di creare con i cittadini un clima di fiducia. Si può pensare quello che si vuole ma la strada migliore per ottenere adempimento e condivisione non è mai stata quella della paura, ma è solo quella della fiducia e della condivisione, ovviamente nei limiti della legge e nella certezza del diritto, certezza che oggi, purtroppo, i cittadini non percepiscono come efficacemente tutelata verso di loro

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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