Commentaria

23/04/2013

art. 030 – Quando lo Stato è debitore, tutti diventano vittime

Da un po’ di tempo non scrivo su questo Blog, ma ora desidero affrontare il tema dei debiti dello Stato verso le imprese che non vengono pagati, perché mi pare sia molto urgente. Di fronte ai  molti suicidi di gente che non ce la fa ad onorare i suoi debiti il tema mi pare importante ed urgente.

Se lo Stato non paga un suo debito, il suo creditore non è solo un creditore non pagato, ma mi pare che sia anche un cittadino discriminato . Discriminato da un atto di potere illegittimo, quale è per lo Stato o per il suo potere delegato, la scelta di non pagare e/o di non adempire.

Sovente chi è vittima di mancati pagamenti di questo tipo  può infatti, non essere a sua volta in grado di poter fare i suoi pagamenti.

Quando questo accade, chi subisce il mancato pagamento della P.A. se a sua volta non paga i suoi terzi creditori, può anche subire atti esecutivi che possono mandarlo in rovina.

Quando questo accade, se la vittima dice che non ha colpa in quanto è creditrice dello Stato, dicendo questo non ottiene alcun tipo di tutela e la esecuzione contro di lei va avanti sino al suo ingiusto e quasi sempre nefasto epilogo di distruzione, giuridicamente però, immotivata per assenza totale della colpa..

Si dice che ciò sarebbe insuperabile per il motivo giuridico che il creditore sarebbe un terzo in buona fede e che come tale va risarcito e pagato indipendentemente dai motivi per i quali il debitore non può a sua volta pagarlo.

Avendo vissuto situazioni di questo tipo, ho pensato molto spesso a questo problema e mi sono con il tempo domandato se  il giudice della esecuzione non potrebbe proseguire la sua attività esecutiva, non già contro la vittima del mancato pagamento dello Stato, ma direttamente contro il vero colpevole e cioè contro lo  Stato stesso che, in qualità di  debitore, doveva pagare e che non ha invece ancora pagato il suo debito. Mi sono poi dato anche una mia risposta che qui propongo alla attenzione di chi la volesse valutare. Mi sono detto che anche il creditore dello Stato, fintanto che lo Stato non lo abbia pagato, è anche lui un terzo in buona fede.

Sì, mi pare proprio che lo sia a tutti gli effetti esattamente come lo è il suo creditore. Infatti, nessuna impresa o cittadino ha “mai” il dovere di subire errori od omissioni da parte dello Stato, e non avendo tale dovere non ha neppure il dovere di  dover affrontare a suo onere e spesa le conseguenze di errori od omissioni dello Stato verso di lui.

Di recente vi è stata una importante sentenza, che viene ad avvalorare la tesi qui espressa. Si tratta di un giudizio dove la impresa  era accusata di sanzioni per non aver pagato l’IVA nei termini e dove il giudice ha liberato tale impresa da tale accusa ed onere in quanto quest’ultima vantava da lungo tempo un grosso credito dallo Stato che non gli era stato ancora pagato.

Tutto ciò considerato mi è venuta una idea che partendo da quanto sopra detto  espongo qui di seguito.

Leggendo la normativa esistente mi è parso che il Giudice della esecuzione non abbia alcun divieto espresso e cogente e diretto che gli ponga un perentorio divieto di legge a proseguire la esecuzione  direttamente verso l’ente di stato che non ha pagato invece di fermarsi alla vittima che intanto non può pagare e che verrebbe solo distrutta, causando così un grave danno sociale ed all’economia e proteggendo così di fatto il colpevole che invece è giusto sia subito punito e che è giusto che sappia che se continuerà anche in futuro a non pagare, non solo dovrà pagare forzosamente, ma anche dovrà pagare i danni ingenerati dalle procedure resesi necessaria per costringerlo a pagare, nonostante sapesse di non avere alcuna delega che lo autorizzasse ad abusare dei pubblico poteri per non pagare i propri debiti verso innocenti cittadini.

Il principio sottostante a questo ragionamento è molto lineare e semplice: la legge ha un fine legittimo che è unicamente quello del ripristino delle cose giuste non ancora realizzate od adempiute.

Non esiste una legge che vieti al giudice della esecuzione di far pagare il vero responsabile, se sa chi è.

Non ci sono ostacoli a rendere questo percorso realizzabile anche se dovessero esservi aspetti formali pratici da dover aggirare e superare.

Quando si vuol seguire vie innovative vi possono sempre essere piccole formalità da dover superare, ma sono tutte cose certamente superabili, ciò che serve è quindi solo la volontà di agire in tal senso.

Circa la possibilità di seguire un simile percorso, ritengo di aver dimostrato che questa possibilità esiste, esiste sia dal profilo morale sia da quello giuridico, sia dal profilo procedurale, e ad esame appare evidente subito come nessuna legge si opporrebbe a tale percorso che appare un percorso a dir poco doveroso. Notare che questo percorso non va contro gli interessi del creditore finale, ma anzi gli facilità le cose dandogli un debitore solvibile che può pagare subito e che deve pagare subito per fortissimi motivi morali e di legge.

Circa la volontà, mi pare anche che questa, oggi, non possa certo più mancare vista la grande quantità di suicidi, di fallimenti e  di famiglie e di persone distrutte da circostanze di tal genere, ridotte alla disperazione solo per l’effetto indebito e mai legittimo di vicende di obbligo di pagare e di obbligo di fare delle P.A. stesse che sono rimaste troppo a lungo irrisolte senza ragione alcuna.

Concludo qui con la considerazione che, ovviamente, ciò che precede vale anche per chi è creditore di correzioni di errori amministrativi, la cui mancata correzione abbia inevitabilmente creato disuguaglianza e danno in re-ipsa..

Mi pare sia materia come minimo interessante e mi piacerebbe sentire qualche intervento di avvocati che si occupano della materia in quanto credo che i tempi siano oggi maturi per provare ad ottenere un passo avanti nella applicazione delle leggi esistenti che consenta una più veloce e giusta tutela delle vittime di errori amministrativi, e ciò con il grande vantaggio di ridurre i costi della giustizia in quanto una cosa risolta rapidamente produce costi e danni assai minori di una cosa che doveva essere risolta oggi e che invece sarà risolta con costi e danni enormemente più alti in tempi biblici, senza considerare l’inattività indotta in danno delle vittime che è tutto PIL in meno e introiti fiscali in meno che lo Stato perde e non recupera più.

Lo Stato dal lavoro non svolto dai cittadini non trae ovviamente alcuna entrata.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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