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29/06/2013

art. 034 – Il fallimento del pensiero economico tradizionale in una crisi moderna

Filed under: riflessioni — P.R.Pavia @ 4:25 PM
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Di nuovo ho ascoltato alla radio varie rassegne stampa e nuovi annunci di catastrofi ulteriori.
Inizio proprio da qui con una domanda: come se ne esce?
La risposta ovvia è: individuando le cause della crisi e rimuovendole, e possibilmente rimuovendole subito.
Sul tema ho scritto un testo dal titolo “Il ponte crollato”
Tale testo è pronto per essere pubblicato subito e contiene due metafore ed altro ancora ma nel suo relativamente breve insieme può però già aggiungere qualcosa di interessante al nostro attuale modo di vedere il mondo in cui viviamo ed a come oggi dividiamo concettualmente il mondo in cose giuste ed in cosa sbagliate.

BREVI CENNI INTRODUTTIVI

Al tema del libro ed alle subito disponibili soluzioni della crisi che sono convinto si possa risolvere in fretta solo cambiando opinioni.
L’urgenza di idee e soluzioni concrete ed efficaci, ora veramente si sta facendo a dir poco urgentissima, e per il nostro futuro, si va facendo drammatico ogni ulteriore eventuale ritardo.
C’è l’urgenza di idee e soluzioni concrete ed efficaci, e ogni ritardo aggraverà la già critica situazione attuale.

Oggi il mondo europeo, a causa del suo ora erroneo pensiero diventato diffuso, ed a causa delle relative, conseguenti radicate vecchie convinzioni, va infatti visto come un continuum dove il passato è sempre migliore del presente e dove il futuro è sempre inevitabilmente peggiore di entrambi.

Tutto ciò può essere cambiato subito, e per cambiarlo occorre unicamente iniziare rapidamente e complessivamente a correggere molte (se non quasi tutte) delle nostre attuali visioni della realtà per modificare in meglio tutti i nostri punti di vista.

PREMESSE ED ESEMPI

Al fine di favore la comprensione di quello che credo dovrebbe essere il sentimento, e quindi lo spirito costruttivo di un lettore per cogliere meglio il senso di quello che scriverò in seguito, occorre una premessa come nota di attualità.

Grillo ed il suo movimento come mai hanno ragione e insieme torto? Questo accade perché hanno un sistema di pensiero centralizzato che nega la libertà di dissentire. Lasciamo perdere le critiche tipo: è democratico o non è democratico e andiamo invece alla vera sostanza del problema.
Dio (o la Natura, come si preferisce) ha generato e costruito un sistema che funziona sulla unica logica della totale diversità tra gli esseri. Per mettere al mondo un bambino, ogni maschio deve fornire tanti spermatozoi quante sono le selle in cielo, e poi, se va proprio molto bene, è solo uno dei tanti che arriva all’uovo e fa formare il nuovo essere.
Dunque, centralizzare per formare una idea e fare poi una scelta sul da farsi, pare che sia sempre contro la natura delle cose, e non importa se si centralizza con il voto o con altro sistema: è il centralizzare in se stesso che non può dare mai buoni risultati. Centralizzare, per intenderci, sarebbe come se scegliessimo noi lo spermatozoo da usare per fecondare mentre funzionerebbe forse meglio lasciar fare alla natura, che mettendo in competizione tutti quegli esserini e fa sì che il vincitore sia probabilmente il migliore.
Con questo piccolo esempio intendo dire che il mondo umano non si basa né sul denaro né sul potere assoluto di pochi, ma si basa sulle diversità e sulle tante idee continue e sempre diverse, la cui somma conduce alle soluzioni che ci portano vita e progresso e sicurezza e possibilità di avere un futuro.
Qualunque sistema centralizzato non fa altro che centralizzare il pensiero, limitando così inevitabilmente l’afflusso di nuove idee, lasciando spazio solo alle idee dei capi e impedisce gli apporti di altri soggetti che poterebbero invece avere idee migliori e vincenti, idee migliori e vincenti che con un sistema centralizzato si perderanno facendo sì che una eventuale soluzione veramente buona ai nostri problemi possa così essere perduta.

IL PUNTO

LE CONVINZIONI ERRATE E LE SOLUZIONI POSSIBILI CAMBIANDO QUESTI CONVINCIMENTI

Pensare di poter affrontare e risolvere i problemi a partire dal metodo razionale credo sia la cosa più erronea che si possa mai pensare.
Infatti il razionale utilizza solo i dati contenuti nella mente fisica ma tutti sappiamo che la mente fisica non è certo il tutto, ma solo una sua piccola imitazione e parte. Quindi, con tal metodo noi non potremmo mai essere certi di alcun risultato poiché questo non terrà mai in conto tutti i dati realmente disponibili ed esistenti nel cosmo infinto di cui facciamo parte, e se non si sa tutto nulla di quanto si decide può essere considerato aprioristicamente giusto e ben stabilito.

Un modo per scegliere lo abbiamo e quel modo è seguire le intuizioni.

Tre mie intuizioni mi dicono e mi hanno detto quanto segue:

1989 = caduta del Muro e crollo dell’etica e dei presupposti del mondo che era appena trascorso e finito (1)

1998 = Compresa la necessità di due sistemi economici conviventi, uno per garantire tutti al minimo con un lavoro, e un secondo, al di sopra di tale minimo, libero per tutti. Da lì in avanti nessuno sarebbe stato mai più povero o senza un tetto, e nessuno avrebbe quindi dovuto subire limiti al poter godere delle libertà economiche per migliorare la propria posizione se ne avesse avuto capacità e desiderio. Ciascuno avrebbe avuto il suo e nessuno sarebbe stato ucciso dalla caduta d economica individuale o escluso dalla vita socioeconomica perché sempre ci sarebbe stata l’opzione di poter ricominciare dopo ogni eventuale caduta. Il sistema, salvando i poveri, avrebbe dato libertà ai ricchi ma avrebbe impedito che si potesse piangere per chi fosse caduto in disgrazia, in quanto ogni caduto poteva sempre ripartire se ne aveva voglia e capacità.

2008= subito prima della crisi americana, ero al telefono con un impiegato del Ministero dell’Economia. Mentre cerco la data della e_mail che gli ho spedito per un mio problema di perseguitato fiscale, quel mio interlocutore, all’improvviso mi chiede: “ma lei cosa ne pensa della attuale situazione economica?” Mancavano circa ancora un paio di mesi alla esplosione della crisi che ha travolto il mondo, al tempo del tutto inattesa. Mi venne così in mente una metafora che era stata ricevuta alla mia mente cosciente in un istante, e che ho poi cercato di esprimere come potevo, ed ecco quale fu la mia risposta: “Siamo un convoglio che sta scendendo lungo una strada in forte discesa, ci son curve strette, il fondo è dissestato ed a tratti è ghiacciato, non vi è parapetto, sotto il bordo della strada vi è un precipizio sul cui fondo corrono le rapide, non abbiamo i freni ma non vi è da preoccuparsi troppo in quanto al fondo abbiamo un ponte crollato dal quale chi, per avventura vi passasse, cadrebbe nelle rapide, e dalle rapide se ancora vivo finirebbe giù dalla grande cascata dal cui fondo mai nessuno è tornato a dire cosa vi sia sul fondo.
Per evitare la caduta che sta avvicinandosi molto in fretta dobbiamo solo cambiare le nostre opinioni e solo quello. Non ci serve altro e si può fare subito, solo così la caduta così sarebbe evitata.”

OGNI COSA E’ SEMPRE IN PARTE GIUSTA ED IN PARTE SBAGLIATA

Esempio di punti di vista.
Da bambini spesso giocavamo a nascondere qualche oggetto e poi uno, a turno, doveva cercalo. Se l’oggetto è celato da un altro oggetto, diciamo una fruttiera ricolma di frutti posata sul ripiano della credenza, è evidente che colui che cerca l’oggetto nascosto non lo troverà mai restando seduto davanti alla fruttiera. Piuttosto dovrà alzarsi e girarle intorno sino a porsi in una visuale diversa che gli permetterà di scovare l’oggetto nascosto, ma visibile solo se si cambiava il punto di osservazione.
Questo è un esempio che in modo semplice descrive cosa io intendo per punto di vista. L’esempio riguarda un punto di vista fisico di qualcuno che sta cercando un oggetto materiale, ma ci sono anche convinzioni astratte e concettuali che hanno un grande peso nel nostro vivere quotidiano ed il cui effetto, sino a che restiamo con tali convinzioni, può essere quello di celarti un mondo di nuove opportunità che sarebbero in grado di cambiare in meglio la vita di tutti noi.

Così, come per i personaggi presenti nello snack bar del breve racconto- metafora che narra di uno strano ciclista di passaggio, (raccontino inserito nel testo”Il ponte crollato”), anche noi oggi avremmo il modo di avere tutto quanto desideriamo, ma che attualmente non possiamo avere a causa delle nostre radicate convinzioni, mentre il ciclista “che è uno strano forestiero di passaggio” trova facilmente ciò che desidera e che gli altri credono di non avere solo perché da soli non vedono e non trovano nulla. Il ciclista invece desidera mangiare, lo prende dove egli pensava si trovasse, ne mangia a sazietà e se ne va via senza una parola, lasciando tutti i presenti stupiti. Ma andato via il ciclista forestiero, essi si ritrovano come prima, senza nulla delle cose che in presenza di quel ciclista dalle opinioni differenti dalle loro erano apparse concrete e reali e commestibili. Cosa era successo? Andato via il ciclista con il suo inespresso pensiero differente, erano di nuovo scomparse alla vista ed al tatto ed al palato il buon cibo che egli aveva creato.

Ormai abbiamo veramente pochissimo tempo prima di cadere rovinosamente dal ponte crollato, che oggi rappresenta purtroppo l’unica via di uscita dal percorso da noi imboccato qualche anno fa con la teoria del rigore e dei tagli, rigore e tagli concepiti come logico effetto del nostro modo di essere e di pensare legato al passato.
Oggi l’Italia e tutta l’Europa sono proprio come quel bambino che cerca l’oggetto nascosto, ma resta davanti alla fruttiera e non guarda dietro perché è troppo avvilito e troppo depresso per avere ancora la voglia di cercare il piccolo tesoro nascosto, e quei pensieri tristi che gli girano in testa rischiano di impedire l’avverarsi di ciò che egli vorrebbe invece con tutto il cuore.

Siamo anche noi rimasti davanti alla fruttiera e non avendo cambiato punto di vista, convinzioni o posizione, non siamo stati in grado di vedere e prendere ciò che stavamo cercando.
Dietro alla fruttiera può esserci qualunque cosa, anche una ricevuta vincente del SuperEnalotto che avevamo dimenticato di aver giocato utilizzando il resto di un piccolo acquisto in tabaccheria. Se avremmo l’intelligenza di alzarci e di metterci di lato alla fruttiera potremmo almeno vedere se quel bigliettino è ancora lì ed è quello tanto fortunato che cambierà totalmente la nostra vita.

IL CENTRO DEL RACCONTO E LA MORALE

Purtroppo però ancora non ci siamo spostati dalla nostra sedie e non sappiamo di aver vinto.
Siamo tutti ancora lì, tutti ancora seduti davanti alla nostra fruttiera e nessuno di noi si è ancora alzato per vedere cosa si celi dietro ad essa. Forse per tanti di noi potrebbe anche non esserci nulla, nessuno lo sa, ma dico io che invece qualcosa vi è di sicuro e che è per tutti noi la soluzione dei nostri problemi.
Sì, dobbiamo cambiare idea e punto di vista. Le storielle ci fanno capire come sia importante cambiare punto di vista, ma poi qual è il nuovo punto di vista e cosa dovremmo o potremmo fare ora, in un momento in cui ci sembra che ogni necessaria risorsa utile ci manchi sino al punto che pensare di poter uscire dalla crisi pare più improbabile di una vittoria al giorno al SuperEnalotto? Come potremo fare allora a riprenderci?
Sono domande interessanti cui è importante dare delle risposte, e alcune già ci sono secondo me, ma una cosa però è ormai sicura: se non troveremo entro questo 2013 una soluzione effettiva, chiara e capace di curare ogni male con una sola idea portante, non ci resterà che una opzione, e cioè quella di dedicarci a scegliere con calma come morire, oppure a cosa metterci a pensare quando ormai tra non molto tempo ci ritroveremo tutti a cadere al ponte crollato.
Ecco, prima di quel momento abbiamo ancora qualcosa da poter fare, ma se non lo faremo quel momento verrà e se lo lasceremo arrivare di lì non ne usciremo più.

Il testo che ho scritto, che in se stesso non è così lungo da poter essere considerato un trattato di economia, è in realtà solo una esposizione di intuizioni e di idee improvvisamente pervenute alla mia mente, e dove un loro successivo esame ha mostrato che avevano contenuti di sostanza che potevano essere molto interessanti per aiutarci prima di tutto a comprendere come ogni cosa sia diversa a seconda delle convinzioni pregresse di chi la osserva, e come ci siano momenti nella vita in cui, se si vuole sopravvivere, diventa necessario e urgente riepilogare e rimettere in discussione le vecchie convinzioni che da giuste, a causa dei cambiamenti intervenuti possono essere diventate poi sbagliate.
Nel campo umano ed economico esistono cose utili e giuste che sono anche pericolose e dannose. Dunque il nostro umano desiderio di semplificare resta sempre insoddisfatto quando cerchiamo di semplificare dividendo il pensiero in cose giuste ed in cose sbagliate in quanto qualunque cosa ricadesse nella categoria delle cose sbagliate potrebbe contenere qualcosa di giusto come qualunque cosa che ricadesse nella teoria delle cose giuste potrebbe contenere, in determinate circostanze, cose anche molto sbagliate.

La soluzione è concettualmente riassunta nelle tre intuizioni citate

1. Rimettere al centro la tutela dei diritti della persona,
2. garantire a tutti un minimo vitale dignitoso,
3. riaccendere il fine etico come finalità primaria della specie umana, così come accadeva, almeno a parole, quando vi era in corso la Guerra fredda.

Per capire come ciò sia oggi realizzabile, occorre dire poco, salvo che è necessario cambiare tante opinioni pregresse ed errate. In questo consiste la vera difficoltà da superare perché non è facile cambiare il modo di pensare ed avere occhi per le cose nuove che sono in atto.

Dunque prima di tutto serve un sentimento portante che sia in grado di indicarci il modo per restare sempre connessi al cosmo cui apparteniamo per essere sempre in grado di percepire ed intuire le giuste soluzioni ogni volta che il mondo cambia, e le nuove circostanze ci obbligano a dove cambiare di nuovo ogni precedente punto fermo che ci pareva un punto di arrivo che di volta in volta può diventare invece solo un nuovo punto di partenza.

—————-
(1) 1989 caduta del muro di Berlino, ho sentito e visto in una visione mentale che lì iniziava un crollo, poi razionalmente ho cercato di capire i motivi di quella percezione ed ho concluso che in quanto avevo percepito vi era il risultato del fatto oggettivo di come, venendo meno il presupposto che sino a quel momento era stato il solo fondamento di ogni aspetto e fondamento dalla cultura del potere della società e alla economia, fosse inevitabile che senza un qualcosa che lo sostituisse, tutto ciò che era stato sarebbe rapidamente finto.
Tra le cose che erano accadute, vi era stata la fine della Seconda guerra mondiale con la finale affermazione della priorità che i vincitori davano ai diritti della persona umana, contrapponendosi con ciò duramente ai contrari ideali totalitari che erano stati a fondamento delle culture che avevano perduto la guerra.
Durante tutta la Guerra fredda, e non solo a parole, per rendersi credibili entrambe le parti contrapposte, tutte a loro modo, avevano enunciato come priorità della politica e della cultura e del progetto di vita e di sviluppo economico la volontà di tutelare i diritti della persona come obiettivo primario e prioritario..
Caduto il muro di Berlino, finiva anche la competizione tra i due blocchi e con quella finiva anche la necessità di avere e mantenere uno scopo etico così importante e così prioritario per la tutela della persona umana.
Non avendo più un avversario agguerrito e un contesto mondiale in cui ciascuno dei contendenti utilizzava tale fine etico per primeggiare, per fare proseliti tra le nazioni, e per fare affari ed avere consenso, con la fine del bipolarismo scompariva di colpo la necessità di mantenere quell’obiettivo come primario e prioritario
Oggi, in Europa, con il rigore e il dopo Maastricht ci si dovrebbe ormai accorgere che si è cancellata tale priorità della tutela dei diritti della persona e ci si dovrebbe ora accorgere come una cultura senza tale priorità sia pronta a scivolare di nuovo in ideologie assolute e molto pericolose come erano state le ideologie che hanno insanguinato il nostro terrificante’ 900.

Il rischio oggi è quello di redimere il male del ‘900, surclassando quel male con un nuovo male prossimo futuro che senza più il freno dei valori come fine della società, potrebbe condurre il mondo a cadere in sistemi e modi di vita che potrebbero far apparire i fatti gravissimi del’ 900 come piccole cose rispetto a ciò che oggi potrebbe essere fatto di male contro gli esseri umani

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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