Commentaria

16/08/2013

art. 36 – Tasse e imposte: reddito disponibile, reddito imponibile.

Credo che il punto sia che non si puo’ tassare il patrimonio gia tassato se chi viene tassato non ha la capacità contributiva necessaria a poter pagare senza con ciò perdere la sua casa.
Mi pare che sia certamente incostituzionale tassare oltre la effettiva capacita contributiva specialmente quando con la tassazione si va di fatto ad impedire la stessa sopravvivenza fisica del tassato o ad obbligarlo a vendere la casa impedendogli cosi senza legittimo scopo o motivo od interesse il legittimo possesso della casa.

Infatti come fa un poveretto a pagare se non ha il reddito per farlo?

Credo che la soluzione legittima sia quella semplice di tassare in base al reddito.

Su come poter fare, faccio un esempio: si determina qual e’ il reddito necessario a poter pagare l’Imu come attualmente determinata su tutti gli immobili dichiarati ed accertati avere uso di prima casa.
Poi si riduce la tassa da pagare in base al reddito realmente disponibile.

Se per poter pagare servono 3000 euro annui e per vivere serve un reddito minimo netto di 1500 euro al mese ecco che per dover pagare i 3000 euro annui serve un reddito supplementare a € 1500 moltiplicato 13 mensilità che fa in totale € 19.500. Tale cifra, rappresentando il minimo non deve subire nessuna riduzione a causa delle tasse. Ciò significa che questa cifra rappresenta il minimo necessario per vivere. Quindi pagherà la tassa di 3000 € solo chi avesse almeno € 19.500 + 3000. Poiché non è conveniente né giusto che tutto il guadagno in più se ne vada in tasse ma che ne debba rimanere almeno il 50% al contribuente per spenderlo come gli piace, per poter pagare € 3000 bisognerebbe avere almeno un reddito di € 25.500 annui. Questo spiega perché esiste tanta evasione, perché il Fisco non permette la sopravvivenza dei cittadini ai livelli minimi e il cittadino che non vuole morire di fame, fugge.
A mio avviso, andrebbe considerato che non sarebbe l’evasione fiscale che provoca aliquote alte ma piuttosto sarebbero, più precisamente le aliquote alte, che rendendo impossibile la sopravvivenza al minimo, costringono il cittadino a creare lo spazio vitale perché altrimenti morirebbe.
Questa non è fantascienza, infatti il diritto alla vita è garantito attraverso il minimo vitale. L’Italia invece, non solo non lo fa ma tratta la materia fiscale in modo piuttosto repressivo, quasi a far sentire una colpa grave il desiderio di non morire di fame.
(Solo un esempio: http://www.italiaincrisi.it/2013/04/08/ecco-come-funziona-il-reddito-di-cittadinanza-in-svizzera-da-noi-nessuno-nessuno-rimane-indietro/ )

Andrebbero qui aggiunte alcune considerazioni ulteriori:

Acquisire il principio generale che non e’ legittimo il prelievo fiscale se e quando questo colpisce al di là della reale capacità contributiva. Infatti, la Costituzione parla di tassare in base alla capacità contributiva.
Quindi, come cittadini, dovremmo fare al governo e agli enti impositori, le riserve per le paure che vengono ingenerate in danno dei cittadini tutte le volte che si annunciano nuove imposte e/o nuove regole più restrittive senza far precedere ciò dal ricordare che tali provvedimenti saranno applicati solo a chi ha redditi verificati e realmente superiori al minimo.
A mio parere, questo comportamento farebbe crescere la spesa e non farebbe diminuire le entrate fiscali per il semplice motivo che eliminerebbe la causa prima della crisi attuale che non va cercata nei picchi dei debiti bancari, ma nella permanente forte riduzione della capacità di spesa della maggioranza dei cittadini. Aumentare la capacità di spesa dei cittadini significa eliminare la causa prima che genera la crisi. I critici di questa tesi keynesiana dicono che non si può fare perché si creerebbe inflazione: questo era vero nell’800. Nell’800 si creava inflazione perché non si riusciva ad accrescere la produzione al ritmo al quale cresceva la liquidità. Oggi invece la capacità produttiva tende a crescere più velocemente della capacità di accrescimento della liquidità dei consumatori, e quindi si ha recessione e deflazione, con chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro, fino a distruggere la capacità di crescita della produzione e far venire finalmente inflazione insieme alla recessione. E non mi pare che questo possa apparire uno scenario attraente. Ma questo è il rischio vero che stiamo correndo se non accresciamo la liquidità a disposizione dei consumatori. Mi scuso se ho ripetuto più volte il medesimo concetto, ma mi è parso utile per contrastare il forte convincimento imperante che, sbagliando, sono in buona fede convinti che sia un errore aumentare la liquidità dei consumatori.
Oggi, aumentando liquidità non si crea mai inflazione (se non in misura minima e non dannosa) ma si creano soprattutto posti di lavoro, aumento dei consumi, e aumento della produzione.
Se qualcuno pensa che questo concetto non sia corretto, lo pregherei di volermi fornire degli elementi in grado di dimostrarmi l’eventuale tesi contraria.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: