Commentaria

21/08/2013

art.37 – Il ponte crollato (parte prima)

ponte_crollatoEra verso la fine degli anni ’90 e mi rendevo conto della grande crescita della conoscenza e delle sue derivate e derivabili tecnologie, e capivo che questo grande accrescimento del potere umano nella capacità di capire, creare e produrre avrebbe rapidamente, completamente modificato ogni rapporto economico ed ogni vecchio punto di vista sia in economia che in ogni altro aspetto socio-economico del mondo in cui vivevamo. Si preannunciavano cambiamenti che avrebbero condotto ad un sovvertimento degli effetti delle regole e dei comportamenti e sarebbe stato presto indispensabile intervenire con appropriate nuove scelte ed indirizzi organizzativi se si voleva che questo accresciuto potere non finisse per rivelarsi dannoso invece che creativo di maggior benessere e sicurezza come era nelle sue potenzialità se lo avessimo compreso e se ne avessimo saputo trarre in grandi vantaggi che ci offriva.

Dunque, cambiamenti importanti e decisivi in ogni aspetto economico e sociale del nostro futuro umano erano inevitabilmente in arrivo come inevitabili effetti di quanto avevamo creato di nuovo e potente. Ora dovevamo solo scegliere se lasciarci governare dal caso o se invece non ci convenisse di più essere noi stessi a decidere il nostro futuro e a modificarne le regole le convinzioni adeguandole per tempo alla nuova realtà ormai presente e dalla quale dovevamo solamente trarre il nuovo futuro che, comprendendo il grande risultato conseguito, avevamo ora la possibilità di rendere realtà quotidiana per tutti. Dovevamo fare in fretta perché una volta immesse nel sistema le cause senza organizzarle senza la priorità politica della tutela della persona, della qualità della vita e di un progetto sensato per il futuro dell’umanità, gli effetti del divenire delle cose avrebbero potuto spiazzarci verso direzioni non desiderate e pericolose. In merito al progetto politico capace di trasformare tutta questa nuova ricchezza in vantaggio dell’umanità, mi venivano idee, ma non sapevo come ed a chi esporle e quando le esponevo erano troppo diverse dalle idee correnti del passato per trovare un vero e serio ed interessato ascolto. Al massimo mi consideravano uno un po’strano e spesso si cambiava subito discorso. La cosa non mi sminuiva ne mi offendeva, solo mi preoccupava e soprattutto mi sentivo inadeguato perché sostanzialmente pur essendo sicuro di sapere mi rendevo conto che in realtà era inutile sapere se poi non riuscivo a far vedere agli altri ciò che io invece vedevo molto chiaramente. Il punto cruciale era politico prima che tecnico.

Torniamo, per un attimo allora alla sequenza II Guerra Mondiale-Guerra Fredda-caduta del Muro di Berlino-sogno dell’inizio di una nuova Storia per l’Umanità (nel senso del convincimento di aver con ciò superato anche l’ultimo dei problemi che all’epoca, nel pensiero collettivo, consisteva unicamente nella paura e nel pericolo di una III Guerra Mondiale atomica). In realtà, vi erano molti altri problemi che non erano stati cancellati ma che erano “congelati” proprio dalla presenza di quel pericolo, con l’aggiunta di rischiare di mettere in discussione la posizione di potere relativo di ciascuno dei Blocchi rispetto all’altro se si fosse persa l’immagine di essere i paladini che aveva combattuto e vinto le ideologie assolute che negavano all’Uomo di essere un soggetto di diritto, ponendo potere e diritto solo nelle mani delle oligarchie dominanti e delle strumentali ideologie relative.

Era chiaro che nessuno dei vincitori avrebbe potuto fare una politica differente da quella di dichiararsi fortemente difensore dei diritti della persona senza perdere immediatamente l’immagine del “vincitore buono” e con ciò perdere tutto il potere economico-politico che questa immagine consentiva di poter avere nei confronti dei paesi satelliti e del gruppo degli avversari. Entrambi i blocchi lottavano per conservare questa immagine. Il mondo in questo ci credeva, e la cultura di quegli anni rende tutto ciò evidente.

Il periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino ha portato gradualmente a rendere l’obiettivo “tutela dei diritti della persona” politicamente meno pressante, in quanto non c’era reciprocamente più un nemico che avesse bisogno di dimostrarsi “il migliore”, avendo come obiettivo quello di rendere prioritario il benessere individuale di ogni suo cittadino. Cioè, il suo potere economico e la sua influenza politica non dipendevano più in maniera assoluta da questo fattore rispetto al passato.

Con gli eventi successivi appena citati, e cioè con la crescita esponenziale delle capacità umane sia nella conoscenza che nella capacità di sempre migliori tecnologie per trarre risorse dall’ambiente (informatica e non solo) l’uomo ha avuto a disposizione i mezzi che in precedenza poteva solo immaginare nelle favole dei bambini. Se questo enorme potere nuovo fosse capitato nelle mani di un mondo che avesse avuto come priorità politica la tutela dei diritti della persona, con un po’ di maggiore attenzione all’ambiente ed al tipo di tecnologia usata per trarne energia e cibo, non avremmo mai più sentito parlare di crisi per secoli e secoli. Non è stato così solo perché queste analisi non sono state presenti alla politica attiva di questi ultimi decenni.

La scelta europea di porre per legge un limite alla spesa (Maastricht) prima di aver fatto una legge che ponesse come priorità la tutela dei diritti della persona è l’esempio emblematico dell’errore culturale che, dimenticando i valori e la nuova, inattesa grande ricchezza disponibile, ci ha riportato economicamente ad una cultura dell’800 quando la caratteristica era che il potere produttivo era insufficiente ai bisogni. Applicando quelle regole all’oggi, in un mondo in cui il problema è la troppa capacità produttiva – che di per se’ non è un fattore negativo – si realizzerebbe il miracolo che finalmente rende possibile all’Umanità il progetto sempre sognato di poter dare benessere a tutti con l’effetto importante di consentire un’alleanza capace di eliminare i conflitti economici non più necessari per indirizzare il bisogno umano di nuove e continue sfide verso la frontiera esterna all’uomo, cioè verso quella della ricerca e conquista di nuove frontiere e nuovi spazi vitali, ad iniziare dalla necessità di difendere l’uomo ed il suo futuro dall’ambiente e dai pericoli che ciclicamente possono condurre a doversi confrontare con catastrofi naturali delle quali oggi possiamo parlarne con maggiore consapevolezza perché conosciamo di più e possiamo prevedere meglio, e in qualche caso anche intervenire per ridurne gli effetti. Ci sono i mezzi, ci sono le necessità ed occuparci di affrontare questo tipo di problemi cancellerebbe il fattore “crisi economica e mancanza di lavoro”. Più sicurezza e più benessere oggi è possibile e possiamo scegliere questa via. In tutta la storia conosciuta dell’umanità ciò non era stato mai neanche pensabile, oggi invece appare possibile. Non male. (Continua..)

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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1 commento »

  1. Interessante analisi. Il fatto in sintesi è che con la caduta del muro di Berlino e la successiva caduta dell’impero URSS; il capitalismo o meglio il liberismo più sfrenato si è impadronito del mondo. Oggi abbiamo così l’economia come fine dell’uomo e non come mezzo per aiutarlo a progredire. Oggi comanda il mercato e il dio da trino è diventato dio quattrino.
    Bisognerà riscoprire un’anima sociale e mettere le merci, di cui è vero che c’è una superproduzione, nel loro giusto posto. In questa ciclicità della Natura, per cui l’uomo sembra ripetere gli antichi errori, oggi viviamo una involuzione e il pericolo imminente di una terza guerra mondiale è reale: dobbiamo aprire bene gli occhi e la mente.
    Intanto aspetto di leggere la seconda parte del Ponte crollato…

    Commento di Giorgio Boratto — 31/08/2014 @ 12:37 PM | Rispondi


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