Commentaria

27/08/2010

art. 010 – Le idee per uscire dalla crisi

La mia analisi sulla situazione economica attuale, in sintesi,  è sostanzialmente questa:

La crisi finanziaria non è la causa della crisi in atto adesso.

Anzi, i fattori comportamentali che hanno innescato la crisi finanziaria erano, in un certo senso, un freno posto al progredire dei fattori negativi che tendevano a condurre l’economia in una specie di vicolo cieco, che consiste poi nella attuale crisi dei consumi.
Sempre esagerando, ma non troppo, oggi il denaro esiste in enormi quantità, però è in gran parte nei luoghi dove non serve quasi a nulla. Infatti, oggi, la maggior parte del denaro è saldamente nelle mani dei grandi gruppi finanziari o comunque dei capitalisti, i quali però non lo impiegano perché mancano sempre di più gli impieghi remunerativi.
Il motivo di questa situazione sta proprio nella posizione che il denaro occupa attualmente.

Solo per fare un piccolo esempio,  ipotizziamo che oggi  il denaro è posseduto  dai fabbricanti di scarpe e i potenziali clienti che vorrebbero comprarne perchè hanno piedi nudi, sporchi e piagati  ma, al momento, non hanno soldi per acquistarle. Avrebbero bisogno di un lavoro per procurarsi il denaro per comprare le scarpe, ma il lavoro può essere offerto solo dal  fabbricante di scarpe, che però  non  assume operai perché, dato che le scarpe non si vendono,  teme  di non riuscire a pagare i loro stipendi.
Siamo, cioè, in un vortice e non ne usciremo se non taglieremo il circolo vizioso che sta generando qualcosa che andrebbe fermato prima che questo divenga impossibile a farsi.
Noi Europei tendiamo a tagliare, e poi….?
Veramente, l’idea che si possa far ricrescere la domanda ed i posti di lavoro tagliando e mandando la gente a casa a dormire, mangiare, a vivere senza lavorare e senza entrate, a me non pare una cosa tecnicamente possibile e quindi, francamente, credo che non funzionerà affatto.
Insomma, in questo sistema non si può mangiare senza soldi e senza un lavoro. I soldi non arrivano dal cielo e quindi, se togliamo la possibilità di mangiare, la gente cui toccherà di dover morire di fame  è piuttosto probabile che non sarà molto d’accordo, e si dovrebbe presumere che cercherà di crearsi un lavoro per sopravvivere, ma il sistema è organizzato in modo che questo non possa accadere perché il lavoro è stato monopolizzato,  mentre invece  è presente sul mercato una quantità di denaro e potenziali investitori in grado di fare tutto ciò che serve per dare lavoro e benesse almeno per tre volte ciò che potremmo assorbire.
Quindi, semplicemente, se quel denaro in esubero, pronto ad investimenti che il mercato non offre più, fosse almeno in parte letteralmente regalato, o meglio, ridistribuito ai potenziali consumatori, il mercato riprenderebbe a girare ed il serissimo pericolo di cadere nella tentazione di poter risolvere le cose con una “bella guerra” come fu negli anni 40, svanirebbe anche dalle menti più offuscate dalla illusione che le cose accadano sempre nel medesimo modo.

Dunque si deve far circolare il denaro, in qualunque modo sia, dare a chi non ha i soldi per consumare ulteriori mezzi economici, e se non lo faremo la crisi andrà oltre e diventerà sempre più difficile fermarne gli effetti che, a parere mio, in questi casi, dilagano  e travolgono tutto, così  come fa l’acqua di una diga crollata, che non si arresta  finché non abbia invaso e travolto tutto ciò che può essere invaso e distrutto.

Allora, non si può fare più nulla? Saremmo già arrivati tutti alla fine?
No, questo non  vero, ma dobbiamo cambiare le cose che non vanno bene prima che sia troppo tardi per farlo, e francamente non è che ci resti poi molto tempo.
Dunque che fare?  C’è da fare molto però non  con sistemi conflittuali ma solo metodi condivisi da tutti:

Ho alcune proposte e idee che ho elaborato  da alcuni anni e che credo siano interessanti e attuabili subito.

1)       ridurre le aliquote fiscali senza perdere gettito. Con il sistema attuale questo è impossibile, modificando però con un tipo di sistema che mi piacerebbe suggerire a chi fosse in grado di attuarlo, questo diventa non solo possibile ma anche facile.

2)       Ridurre il costo degli appartamenti per chi compera e sostenere il prezzo degli immobili per chi deve realizzarli o conservarli e trarre da questo un plusvalore nel tempo.

3)       Nuovi metodi di trasporto pubblico urbano per tutte le città con uno o più sistemi innovativi che funzionerebbero alla grande, permettendo alle auto private una maggiore  facilità di circolazione ma che, nel contempo invoglierebbe  i proprietari di auto a usarle meno nei centri urbani perché meno convenienti rispetto alla praticità dei nuovi sistemi pubblico, sicuro, agile, personalizzabile, efficiente ed incluso, per gli spostamenti non pendolari, nel prezzo del bollo e della assicurazione auto.

4)     Valorizzare la nostra capacità, tutta italiana,  di far bene da mangiare. Questa capacità, opportunamente valorizzata a livello mondiale,  potrebbe diventare uno dei più grandi affari del secolo per noi Italiani.

5)     Sfruttare il clima mite invernale per far guadagnare soldi ai Comuni Italiani e far risparmiare una quota dell’Ici  per la seconda casa, o anche di più, ai contribuenti Italiani.

Come far ricrescere la domanda di manodopera, ovvero come creare nuovi posti di lavoro?

a)   Invece di lasciarcene travolgere, rinforzare ed e far fruttare a vantaggio del nostro Paese, il nostro sistema di diritti e di tutela  che rischiamo sia distrutto dalla concorrenza, a volte un po’ sleale, di Paesi  che non pagano stipendi minimi adeguati ai loro lavoratori, facendo leva sullo schiavismo e sullo sfruttamento dei minori..

b)   Rivalutare il nostro bellissimo ed immenso  patrimonio artistico e culturale, facendolo diventare  un grossissimo business capace di rendere sia un consistente prezzo di entrata, che corrisponderebbe in valore ad un vero ordine fiduciario temporaneo di acquisto (senza ovviamente che sia un vero acquisto), una percentuale di utili, un ritorno di immagine e una rivalutazione della storia e della cultura italiana e, nel contempo, di ottenere il rimborso delle spese di restauro e manutenzione da terzi, interessati a voler partecipare all’iniziativa.

c)   Accrescere il tempo disponibile per vivere e lavorare degli Italiani riducendo a zero i tempi della burocrazia e delle incombenze  di legge, eliminando le code e le inutili attese ovunque attraverso “nuovi sistemi” informatizzati e semplificati.

d)    Rivitalizzare la piccola e medie attività commerciali, obbligando i supermercati a sistemare una parte del loro interno a disposizione di banchi concorrenti o comunque di banchi che comperino con un loro distinto ufficio acquisti.

e)    Recuperare altri e ulteriori posti di lavoro facendo accrescere il numero degli addetti  ai servizi telefonici.

f)    Obbligare i supermercati ad assumere un addetto per ogni sistema o cassa automatica o informatizzata.

Come si può notare le proposte sono tantissime, le idee anche e sono tutte da valutare e da sviluppare, ma dobbiamo fare in fretta. Il mondo cambia a ritmi sostenuti. Se non troviamo un modo condiviso da tutti per salvarci tutti insieme da un disastro che si annuncia di dimensioni enormi, forse quando saremo costretti a farlo potrebbe essere troppo tardi per dare un futuro alla nostra umanità.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

30/06/2010

Mare nostrum

Filed under: ambiente,inquinamento,Italia,mare,Marea Nera,petrolio,problemi,riflessioni,società — M. Luisa Cinque @ 10:39 AM
Invece di essere di monito e incentivo a  cercare con tutte le nostre forze delle alternative
energetiche più pulite, stiamo dimostrando nei fatti che la Marea Nera del Golfo del Messico non ci sta insegnando nulla.
 l’Italia si propone di attrarre le compagnie petrolifere svendendo letteralmente mari e monti, cioè un patrimonio nazionale che appartiene a tutti.
Per la sua  particolare configurazione geografica,  il Mediterraneo è una conchetta per pediluvio e se qualcosa va male (v. Luisiana)  l’Italia diventa responsabile dei danni ambientali non solo verso i propri connazionali ma anche anche verso altre nazioni costiere…  
Se io fossi il presidente di una Nazione costiera, tipo Albania, Slovenia, Croazia, Grecia  farei scoppiare un caso diplomatico. Invece temo che ci sarà la corsa all’emulazione…
“Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia. 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo, circa 11.000 metri quadrati. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all’isola d’Elba a quelle sarde di Oristano. La corsa al petrolio italiano e alla distruzione dell’ambiente e del turismo è un richiamo irresistibile per i petrolieri di mezzo mondo, inclusi ovviamente quelli italiani. E’ quasi uno stampede della corsa all’oro nero. Il presidente di Assomineraria Claudio Scalzi spiega che c’è “un certo disordine iniziale” compensato però dal “movimento che porta investimenti, royalties e vivacità”. Mi risulta che in Italia non è prevista la responsabilità delle compagnie petrolifere in caso di incidente. Le bandiere blu delle nostre coste diventeranno nere come il petrolio e sono, in realtà, già sulla buona strada. L’italia ha il maggior numero di siti non balneabili d’Europa.” ( tratto da: http://www.beppegrillo.it/ )

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