Commentaria

25/11/2011

art. 011 – Un diritto dimenticato: Costituzione e diritto alla vita

In un Paese come l’Italia che ha promosso la moratoria contro la pena di morte, che ha emanato una normativa per la tutela delle cellule staminali embrionali, occorre che ci si adoperi affinchè siano applicati i principi della nostra Costituzione e delle leggi vigenti  per tutelare  della vita fisica dei cittadini in stato di bisogno. Ecco un racconto  che espone il tema ed una proposta concreta in modo giuridicamente innovativo  a partire da normative già esistenti e forse direttamente già applicabili.

Un medico di base viene chiamato in visita da una famigliola.
Padre, madre e due piccini in tenera età.
Quando il medico arriva a casa, si guarda attorno, visita il bambino malato ma si rende conto che, oltre ad un po’ di febbre e ad una brutta bronchite del piccolo, anche gli altri componenti della famiglia sembrano non stare molto bene: pallidi, un po’ troppo magri, e soprattutto tristi.
Allora quel buon medico di famiglia fa qualche domanda mirata e scopre che in quella famiglia si mangia a stento una volta al giorno.
La situazione lo incuriosisce e un po’ lo preoccupa; egli vorrebbe saperne di più, e mentre pensa su cosa poter dire per approfondire l’argomento, chiede se per caso stessero seguendo una dieta particolare.
A quella domanda, il capofamiglia fa cenno al medico di volersi appartare per spiegargli l’attuale momento che stava vivendo la sua famiglia. Il negozio presso cui lavorava non aveva retto alla concorrenza del supermercato, il lavoro della moglie perduto a causa del fallimento della ditta dove era impiegata, gli ultimi soldi frutto di risparmi ormai agli sgoccioli, solo un parente gli manda un piccolo aiuto, di tanto in tanto, ma che non può bastare.
In famiglia non sanno che lui non ha più una occupazione, e tutti credono che quel po’ di denaro che saltuariamente arriva, grazie al buon cuore del parente, sia in realtà frutto di un lavoro in prova ma che presto diventerà a tempo pieno e fisso. Nessuno sa la verità, salvo lui e l’anziano parente che lo aiuta.

Ha bussato a tante porte, ha chiesto un aiuto ma non ha ottenuto granché.
Oltre alle preoccupazioni che lo stanno logorando fisicamente e moralmente, egli, però, ha un altro tarlo nel cervello. Ha visto in TV che in Israele ed anche in Australia, il Fisco o chi di competenza, se nota qualcuno che dichiara un reddito molto basso, si attiva per approfondire la cosa, si informa presso il contribuente circa i suoi problemi e si offre di pagargli l’affitto di casa o le utenze in modo che anche un  reddito molto basso diventi sufficiente a poter sopravvivere. Perchè, egli si chiedeva, non è  possibile avere un aiuto del genere anche qui da noi? In fondo, qui in Italia abbiamo delle leggi che proteggono la vita delle cellule staminali, quindi, a maggior ragione dovrebbero esserci delle leggi per proteggere la vita delle persone!

Il medico ascoltava le parole di questo padre, parole e ragionamenti che nascevano dalla disperazione; è colpito dalla situazione in cui versa questa famiglia ma non sa cosa fare o dire, e nel porgere la ricetta dice:
“ Le va bene così?” e aggiunge quasi timidamente “Vi serve altro?”

La madre, con il più piccolo in braccio, osserva e non ha espressione in volto. Quel padre affranto guarda i tratti tesi e stanchi del volto della moglie, poi guarda il medico fisso negli occhi per un istante. D’un tratto, generato da un pensiero quasi folle ma nel contempo molto giusto, gli si disegna sul viso solo un accenno di un sorriso, cosa che fa intendere che deve essere molto tempo che non sorrideva più, e con un lampo di speranza negli occhi, dice: “ Beh…. forse, se potesse prescriverci anche…” e il medico, ben lieto di poter rendersi in qualche modo utile: “Sì, mi dica pure!!”
Il pover’uomo, con gli occhi ancora ravvivati dalla luce generata da un’assurda e quindi effimera speranza, sa bene che sarà presto deluso, ma sente il bisogno di esprimere egualmente quanto ha dentro. Cerca le parole adatte ma si rende conto che balbetta, quasi gli cedono le gambe e barcolla per un istante.
Il medico si accorge di questo stato di improvviso malessere, e con fare amichevole ma professionale lo invita a sedersi per prendere fiato e per riordinare le idee. “Con calma, con calma…. Non ho fretta. Mi dica pure, e se posso…”
Così quel padre, riprendendosi dal brutto momento, con la lingua e la bocca asciutte, ma un po’ più sereno ed incoraggiato dai modi bonari del dottore, trova il coraggio di parlare: “Mi scusi dottore per poco fa. Ora sto molto meglio. Quello che volevo dire è che, certo, i farmaci che ha lei prescritto sono molto importanti per curare il mio bambino, ma sa… così, da soli, forse non sono ancora sufficienti”
Il medico gli rivolge uno sguardo interrogativo, perchè ancora non riesce a capire: “Mi dica…”
Ed il padre, ora rinfrancato del tutto e quasi eccitato per quanto sta per dire: “Ecco, signor dottore, stavo pensando.. Con tutte quelle leggi che avete voi medici, non è che ce ne sarebbe una che le consentisse, viste le nostre condizioni… Lei mi capisce, vero?” e riprende “Ecco… Non potrebbe prescriverci anche 200€ da prendere prima dei pasti, almeno una volta a settimana, tanto per avere anche qualcosa da mangiare? Vede? Qui, nel foglietto illustrativo dell’antibiotico c’è scritto che va preso dopo i pasti!” e così dicendo, prende la scatola quasi finita e gli fa vedere dov’è scritta questa cautela nelle modalità d’uso del farmaco stesso.
Il medico non sa francamente se il discorso sia serio, ma sa che sia il tema che la situazione non solo sono seri ma addirittura tragici nella loro estrema evidenza  e gravità senza soluzione.
E pensa, tra sé e sé, che il ragionamento è giusto: non ci aveva mai riflettuto prima, ma sì, sarebbe proprio giusto poterlo fare, in casi così! La legge specifica mancava ma sarebbe stato giusto invece che ci fosse stata..
Nella stanza di quella casa, un tempo ricca e ben tenuta, ora si vede la stanchezza della sofferenza. E’ sceso un silenzio senza nome. Tutti nella stanza tacciono. Tutti sanno che a quella richiesta la risposta giusta dovrebbe essere un Sì! ma qui in Italia, al contrario di tutto il resto del mondo civile, non è così. Nonostante la legge imporrebbe che tutti i cittadini fossero tutelati, in specie quando versano in stato di bisogno, a quella giusta richiesta di aiuto, che non era solo una semplice spiritosa battuta, ma che era molto di più, l’unica risposta al momento possibile non serve che venga espressa ad alta voce, perchè tutti i presenti sanno che essa è solo un inesorabile No!
In questo silenzio senza risposte, il buon medico riflette a lungo ma non sa fare altro che sospirare  un “Eh.. già!” aggiungendo subito dopo: “Beh, ora cerchiamo di curare questo bel piccino! Sa, è una brutta influenza, un inizio di bronchitella, ma in un paio di giorni vedrà che andrà tutto a posto. Mi raccomando però, comperi le medicine e gliele dia come le ho prescritto.”
Poi tace e si rende conto che il discorso non ha più alcun senso logico.
Così, mentre su tutti e su tutto è svanito il colore della speranza ed il mondo è tornato in bianco e nero – più nero che bianco –  e ci si accorge improvvisamente che fa anche freddo.
Il medico, nel silenzio tombale di quel momento di attesa senza speranza, tace perché nulla può essere detto che non sia noto e che non sia perfettamente inutile.
Mentre si appresta a salutare, nell’indossare la giacca, estrae dalla tasca il suo portafogli. Prende 50, poi 100, poi 150 €. Non ne ha di più … Senza nemmeno rendersene conto li stringe nella mano quasi tremante per l’imbarazzo. Non vuole offendere, ma non sa resistere; e mentre la mano stringe quel denaro sino a farne un indistinto groviglio accartocciato, li porge con molta discrezione a quel padre disperato, a quella famiglia sola e senza speranze. E’ un gesto automatico, diretto da un sentimento di solidarietà umana che quasi furtivamente incontra la mano dell’altro, il quale, in un primo istante di dignità ferita, cerca di respingere ma non ne ha né la forza né il coraggio né il diritto… La mano si apre, il denaro è stato accettato. Ora potranno prendere le medicine dopo i pasti, come prescritto. Per una settimana basterà e poi… Poi, si vedrà. Il Cielo ci penserà. Forse Dio esiste e farà Lui qualcosa.

Quel medico non sopporta di avere dentro di sé tutto questo disagio, questa illogicità di un sistema che protegge per poi uccidere per umiliazione, miseria e mancanza del lavoro.
Ecco, uscendo da quella casa egli saluta i suoi pazienti che ora, oltre la ricetta, avevano anche da mangiare per un po’ di giorni. I sorrisi sono di gratitudine, gli imbarazzi sono ormai sfumati nella bellezza di tutto ciò che dona la vita, e il denaro quando è al servizio della vita è bellissimo anche lui.
Fuori dal portone e con il vento in faccia, quel dottore ora sa cosa farà … Solo con se stesso ora si è veramente ripromesso di parlarne con qualcuno, di riferire della scena, del dolore e della impotenza avvertita in quel momento in cui fare il medico diventava superfluo con gente destinata di lì a poco a dover forse realmente morire di stenti, salvo un miracolo del cielo, un miracolo che per legge sarebbe un dovere dello Stato compiere, ma che lo Stato Italiano non si è mai organizzato per poterlo realizzare, pur dovendolo fare.
Il compito del medico non è però quello di trovare soluzioni di economia, di inventare il lavoro, di fare atti politici. Altri hanno questi compiti, le competenze, il denaro, il potere. Dire un Sì! alla richiesta di aiuto di quella povera famiglia bisognosa, e di tante altre nelle stesse condizioni, è compito del legislatore e del sistema perchè situazioni di quel genere possono certamente essere eliminate per sempre senza che da questo provvedimento nessun banchiere, nessuna multinazionale venga a perdere i suoi affari ed i suoi tanti soldi, spesso addirittura troppi per poter avere ancora uno scopo ed un uso ragionevole che non sia quello di donarne una piccola parte a chi non può mangiare.
Il medico non fa il legislatore. Il medico fa il medico, però può anche fare da tramite, può alzare la voce per salvare una vita. La competenza in questo caso è proprio la sua, cavolo! Ne ha il diritto, ma ne ha anche il sacrosanto dovere!
E quel dottore decise che quel diritto-dovere lo avrebbe esercitato, tutelato, salvato, promosso! Altro che se lo avrebbe fatto!
Salendo in auto si continuava a ripetere che era questo ciò che intendeva fare. Lo avrebbe fatto, lo avrebbe ottenuto! Cavolo, se lo avrebbe ottenuto!!

Da quanto si legge su varie fonti autorevoli, non mancherebbero le risorse necessarie a garantire il minimo per la sopravvivenza,  la casa e il cibo ai cittadini che non trovano lavoro a causa del sistema che ha teso a monopolizzarlo sempre di più in poche mani.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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03/07/2010

Talebani tra noi..

Filed under: Corte Cassazione,emancipazione femminile,Italia,riflessioni,sentenze,società — M. Luisa Cinque @ 2:18 PM

Un senso di disagio fortissimo mi crea la notizia della sentenza di Corte di Cassazione n. 25168 – VI sez penale – emessa per un caso di violenza e maltrattamenti subiti da una donna da parte di suo marito,  il quale già in primo che in secondo grado di giudizio era stato ritenuto colpevole e condannato a 8 mesi di carcere. (v. articolo completo su rainews24 )

Tale sentenza ha annullato i due giudicati precedenti,  e  ha aperto un’autostrada a 4 carreggiate all’uso impunibile della violenza dell’uomo sulle donna se queste “hanno un carattere forte”, se esse cioé non si fanno intimorire dai mariti maneschi, se pur subendo maltrattamenti,  si vanno a far medicare al Pronto soccorso, sopportano in silenzio, e  rinunciano alla denuncia.
Per cui:
A) Se una donna subisce in silenzio, magari rinuncia alla denuncia significa che poi tanto male non le è stato fatto, quindi non può essere considerata una vittima. Ovvero, se una donna  adotta un  atteggiamento remissivo, che ben lungi dall’essere una manifestazione di forza di carattere, potrebbe essere dettato da paura, debolezza o da altre ragioni,  vuol dire che non c’è stata violenza o maltrattamento tale da doversene lamentare.
B) Se invece ella cerca di difendersi e di far valere le sue ragioni viene accusata di avere un carattere forte, quindi  di essere essa stessa la causa del maltrattamento subito, e che tali violenze o maltrattementi non abbiano una forte incidenza nella sua vita, quindi non è una vittima.
Così, per assurdo, si potrebbe arrivare al concetto di “punibilità” delle donne che abbiano un carattere “forte”,   tale da poter essere considerato un elemento provocatorio che scatena la reazione violenta dell’uomo,  il quale potrebbe invocare  un diritto  che la legge non gli consente, ovvero  di usare la  violenza “per fini educativi” o correttivi.
Mi vengono in mente le battaglie civili che si sono fatte, e ancora si fanno, in sedi istituzionali nazionali ed estere per permettere alle donne di essere considerate alla pari dell’uomo in tutti i campi del sociale, le cosiddette quote rosa in politica…
Mi vengono in mente le campagne di Pubblicita Progresso con la faccia tumefatta di una donna che diceva di aver sbattuto contro lo spigolo di una porta, e che invitavano a denunciare le violenze subite..
Quale donna ora troverà il coraggio di farlo? Quante altre donne dovranno essere ammazzate da padri, mariti o compagni violenti, che sanno ora di poter scaricare sulle proprie vittime la responsabilità delle loro azioni?

In filigrana, dunque, questa sentenza svela le contraddizioni della nostra società.
Finalmente si capisce perchè la donna, a parità di livello, sul lavoro viene mediamente pagata meno e rivela la persistenza perniciosa, in casa nostra, nella culla dell’Umanesimo e del Diritto, di una mentalità ancestrale che non accetta la parità di diritti tra i sessi, quella stessa mentalità che diciamo di voler combattere in Paesi che impongono burqa e considerano lo stupro e la violenza sulle donne come un fatto di irrilevante gravità.
Le lapidazioni e le fustigazioni, le mutilazioni genitali, la soppressione delle figlie femmine di fatto o per inedia, l’impedire l’accesso alla scolarizzazione e alle cure mediche alle donne vengono di conseguenza, sono pensieri – figli legittimi di una mentalità che credevamo di aver superato e cancellato.

Oltre la portata sociale e morale di tale sentenza, mi chiedo se essa abbia almeno un fondamento giuridicamente valido.
La nostra Costituzione recita come segue:

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità,
e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale
e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali.

Non vado a scomodare il Codice civile e penale perchè bastano questi due articoli per poter affermare che la sentenza in questione è assolutamente illegittima perchè anticostituzionale. E questo i giudici dovrebbero saperlo bene..

Allora perchè una sentenza tanto discutibile quanto vergognosa?
I giudici si sono fatti interpreti di una sorta di fascinazione subita dall’Occidente alle usanze di altri Paesi, quegli  stessi paesi cui vogliamo portare la libertà, il diritto e la cultura occidentale?
E’ forse una sentenza che, in nome di una sempre maggiore integrazione sociale e culturale delle persone in una società multietnica, vorrebbe far sentire a casa loro tutti coloro che per abitudine secolare usano la violenza sulle mogli e sulle figlie femmine, fino a sgozzarle come capretti se esse osano la ribellione  alle vessazioni?
E’ stato semplicemente un gran  colpo di calore che ha fuso e confuso le menti dei giudici?
Cerco di scacciare dalla mia mente le ipotesi peggiori ma non ci riesco…

Tempo fa leggevo una frase  che mi ha colpita:
“Attualmente, la principale  causa di morte sul pianeta è dovuto al solo fatto di essere nata donna”

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