Commentaria

09/03/2014

art. 043 – La civiltà come frutto di un ideale capace di liberarci dalla regola della violenza

IL PROTOCOLLO  
Nuova sintesi dei doveri delle Pubbliche amministrazioni e diritti dei cittadini nello Stato democratico e di diritto già pubblicati  nell’articolo https://commentaria.wordpress.com/2012/08/05/art-24-democrazia-e-stato-di-diritto-ed-obblighi-di-legge-dello-stato-verso-ogni-cittadino/ 

Premessa – Dopo la Seconda guerra mondiale e 41 anni di Guerra fredda, la tutela dei diritti della persona è diventata priorità assoluta. Priorità assoluta che appartiene anche alla sfera delle religioni. Quindi, nessuno ha la legittimazione giuridica e morale di disconoscere o calpestare questo raggiunto traguardo della civiltà. Nemmeno le necessità e le norme economiche hanno questo diritto prioritario sulla persona umana.
Considerato che il cittadino ed i cittadini con il loro vivere, e sopravvivere e quindi con lo svolgimento dei loro compiti naturali che vanno dal lavorare, al creare, inventare, studiare, apprendere, procreare, fare famiglia, educare i nuovi nati e seguirli nella crescita e quindi con il loro “vivere” svolgono di fatto e naturalmente il più importante dei compiti sociali e di pubblico interesse verso tutti (1)
Ho pensato che davanti a tutto questo lavoro ed impegno sarebbe allora più che doveroso che le Amministrazioni Pubbliche e gli stati ed i governi rispondessero a così tanto impegno e lavoro dei cittadini aderendo verso di loro ed espressamente al seguente protocollo:

1. Pubblica Amministrazione: il funzionario, la funzione e le funzioni delegate hanno sempre il dovere di essere motivati dalla intenzione dimostrabile di fare sempre la cosa legittima migliore possibile per il benessere del cittadino amministrato.
2. Nello Stato di diritto e democratico, il Cittadino, al contrario del suddito di uno Stato assoluto, non ha mai il dovere di subire errori od abusi di potere e non è quindi comandato a dover risolvere le conseguenze di quanto subito che restano interamente in carico della P.A.
3. Lo Stato non ha mai avuto delega alcuna di poter richiedere al cittadino imposte o multe che vadano al di la della sua reale capacità contributiva. La Costituzione ci parla di imposizione nei limiti della capacità contributiva, quindi nessun cittadino può essere lasciato al di sotto della soglia economica di sussistenza. Ne con tasse ne con mancanza di un lavoro remunerato.
4. Lo Stato, in forza della Costituzione, deve sempre intervenire nei casi in cui il cittadino risulti non in grado di bastare a se stesso e al proprio sostentamento.

Per garantire che ciò sia realmente realizzato e realizzabile serve l’assegnazione di una speciale competenza ad un servizio di difesa e tutela del cittadino che abbia in qualunque fase di applicazione della legge e delle decisioni amministrative il potere di annullare gli atti amministrativi volti contro un cittadino quando tali atti risultassero erronei e forieri di grave danno allo svolgimento della vita del cittadino e dei suoi importanti compiti istituzionali del vivere.
Penso ad un Garante dei diritti della Persona sul genere di competenze del Difensore civico, ma dotato del potere diretto od indiretto di risolvere i problemi e sollevare le persone da ogni situazione che non consenta loro lo svolgimento del citato proprio compito del vivere e di garantire così la sopravvivenza della specie.
Tale Garante super partes dovrebbe avere il potere di nomina di un commissario ad acta tutte le volte che un caso resti irrisolto al punto di spingere il cittadino a dichiararsi in stato di forza maggiore e nel bisogno di chiedere lo speciale intervento e tutela di tale autorità dotata solo del potere di aiutare la vittima e non del potere di eventualmente sanzionare i responsabili degli errori che se dovuto saranno sanzionati dalle preposte autorità a ciò normalmente competenti.
Piero R.  Pavia (R)

1) … E cioè che lavorano non solo per se stessi, ma per il bene della intera collettività, sarebbe importante che in ossequio alle vigenti leggi ed al concetto stesso di democrazia che sottende un sistema sottoposto al potere dei popoli e dove quindi le leggi devono intendersi leggi volute dal popolo e dove le leggi che fanno male al popolo non possono essere considerate giuste se non realmente necessarie al bene del popolo e quindi anche del singolo.

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27/02/2014

La mappa della VERGOGNA (extraordinary renditions)

Filed under: analisi,Estero,Italia,riflessioni,società,uno sguardo al mondo — Paolo Porsia @ 6:15 PM

…«Perché l’azione penale non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato»,
Questa è stata la motivazione del proscioglimento da parte della Corte di Cassazione di Nicolò Pollari e Marco Mancini gli uomini del SISMI accusati del rapimento di Abu Omar nell’ambito delle “extraordinary renditions” orchestrate dalla CIA.
E’ un proscioglimento dovuto alla imposizione del SEGRETO di STATO.
Ma che le “EXTRAORDINARY RENDITIONS” esistessero ( e forse esistono tuttora?) nessuno lo nega…
Il Washington Post nel suo blog World Wiews pubblica un articolo dal titolo “una mappa che fa barcollare dei 54 (!!) paesi dei quali viene riportata la partecipazione al Programma CIA dei “trasferimenti straordinari”” (A staggering map of the 54 countries that reportedly participated in the CIA’s rendition program)
cia-rendition-map3
Basata su un rapporto compilato e rilasciato or ora dalla Open society foundation getta nuova luce e ne mostra le reali scioccanti dimensioni.
Basandosi su questo rapporto non meno di 54 paesi hanno collaborato al programma. Alcuni di questi governi sono brutali dittature fra i quali ANCHE AVVERSARI DICHIARATI degli STATI UNITI.
I 54 governi identificati in questo rapporto si spandono sui continenti di Africa, Asia, Australia, Europa, Nord America e comprendono: Afghanistan, Albania, Algeria, Australia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Bosnia-Herzegovina, Canada, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Gibuti, Egitto, Etiopia, Finlandia, Gambia, Georgia, Germania, Grecia, Hong Kong, Islanda, Indonesia, IRAN, Irlanda, ITALIA, Giordania, Kenya, Libia, Lituania, Macedonia, Malawi, Malaysia, Mauritania, Marocco, Pakistan, Polonia, Portogallo, Romania, Arabia Saudita, Somalia, Sud Africa, Spagna, Sri Lanka, Svezia, SIRIA, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Uzbekistan, Yemen, e Zimbabwe.
A leggere questo mi domando…Il duello nella cosiddetta “Guerra al Terrore” è stato fra “buoni” e cattivi o fra CATTIVI e PESSIMI?

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19/11/2013

Proposta per salvare l’AMT di Genova

Filed under: futuro,idee,Italia — P.R.Pavia @ 9:04 PM
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Come salvare l’AMT  di Genova dalla privatizzazione, salvando la capacità di Genova di fare impresa, di avere successo e di stupire e lasciare gli altri Comuni al palo, dimostrando che non sempre conviene attendere un salvatore e che è meglio intanto cominciare a salvarsi da soli, in attesa che anche gli altri, invogliati dal nostro esempio, ci vogliano pure “copiare l’idea”, e con ciò ci seguano a ruota? E perché allora non pensare di farci anche pagare una piccola royalty per l’idea, per dare/avere così qualcosa di serio e concreto da poter offrire ai nostri concittadini meno fortunati, ai senza tetto e senza lavoro e senza pane, per far passare Genova da “Città della Lanterna” a “Città della luce” per illuminare in modo aggraziato e bello il futuro prossimo di tutti gli Italiani e non solo? Perché no, se è invece cosi bello il risultato ottenibile?
La proposta per salvare la AMT – Azienda Mobilità Trasporti della città di Genova – non ha lo scopo di conservare i suoi difetti e le sue scelte gestionali che non sempre si sono dimostrate le migliori possibili, ma vuole  salvare i posti di lavoro e il servizio pubblico alla cittadinanza, e di conseguenza  creare una opportunità per il  Comune, e rimanendo padroni della nostra città.

Il pericolo che vedo nell’eventualità di una privatizzazione  è che il servizio poi sarebbe organizzato per finalità esclusivamente  economiche e non di pubblico servizio, e una  finalità esclusivamente mercantilistica  può rendere conveniente la riduzione di personale e di  servizi indispensabili ai cittadini.
Anche i posti di lavoro, infatti,  rappresentano  un “servizio” alla città, e tagliare posti di lavoro significa togliere opportunità e reddito a tutti i cittadini. Ogni posto in meno crea la perdita di altri posti, e la catena,  se si va avanti con la idea di accrescere la competizione con la tendenza  all’azzeramento di ogni margine, non si sta dimostrando affatto la via che ci potrebbe rendere né ricchi né felici né occupati, al massimo ci assicura di poter morire di fame, il che non a tutti piace.
Dunque, se si vuole e si può, credo sia bene salvare l’ AMT come azienda pubblica a condizione che essa divenga effettivamente pubblica, cioè gestita con la finalità di essere utile ai cittadini.

Credo che avere un sistema di trasporto che funzioni egregiamente sia cosa utile per fermare il declino verso il quale ci siamo incamminati, grazie alle nuove tendenze economiche che conducono tutte verso margine zero,  e ciò, in prospettiva, significa tutti disoccupati, tasse e contributi in calo, servizi scadenti, ma poi ……?

La proposta che qui presento è questa: l’AMT mette in vendita un certo numero di biglietti a metà prezzo come si fa in una OPA,  a condizione che ad acquistare i pacchetti-biglietti offerti  si raggiunga un numero (x) di cittadini, il cui acquisto produca  una somma sufficiente a rimettere AMT in condizione di guadagnare, e fornire servizi adeguati ai Genovesi,  e che consenta agli acquirenti vantaggi utili al loro vivere quotidiano che è vieppiù reso difficile dalla mancanza di lavoro e di visione attraente del futuro.

Penso che vendere biglietti a metà prezzo per un importo di 50 € a persona, pagabili a 5 € mese, se acquistati da tante persone potrebbe dare non soltanto il risultato economico necessario, ma dimostrerebbe che Genova è città matura per inventarsi il lavoro, per far tornare la crescita con iniziative del popolo, il quale riunendosi potrebbe creare impresa e lavoro in quantità sufficiente a mostrare la via che può salvate tutto e tutti dalla crisi senza senso che è in atto.

Idea di proprietà di Piero Riccardo Pavia®
Idea utilizzabile solo dietro regolare contratto di licenza rilasciato da Piero Riccardo Pavia.

16/08/2013

art. 36 – Tasse e imposte: reddito disponibile, reddito imponibile.

Credo che il punto sia che non si puo’ tassare il patrimonio gia tassato se chi viene tassato non ha la capacità contributiva necessaria a poter pagare senza con ciò perdere la sua casa.
Mi pare che sia certamente incostituzionale tassare oltre la effettiva capacita contributiva specialmente quando con la tassazione si va di fatto ad impedire la stessa sopravvivenza fisica del tassato o ad obbligarlo a vendere la casa impedendogli cosi senza legittimo scopo o motivo od interesse il legittimo possesso della casa.

Infatti come fa un poveretto a pagare se non ha il reddito per farlo?

Credo che la soluzione legittima sia quella semplice di tassare in base al reddito.

Su come poter fare, faccio un esempio: si determina qual e’ il reddito necessario a poter pagare l’Imu come attualmente determinata su tutti gli immobili dichiarati ed accertati avere uso di prima casa.
Poi si riduce la tassa da pagare in base al reddito realmente disponibile.

Se per poter pagare servono 3000 euro annui e per vivere serve un reddito minimo netto di 1500 euro al mese ecco che per dover pagare i 3000 euro annui serve un reddito supplementare a € 1500 moltiplicato 13 mensilità che fa in totale € 19.500. Tale cifra, rappresentando il minimo non deve subire nessuna riduzione a causa delle tasse. Ciò significa che questa cifra rappresenta il minimo necessario per vivere. Quindi pagherà la tassa di 3000 € solo chi avesse almeno € 19.500 + 3000. Poiché non è conveniente né giusto che tutto il guadagno in più se ne vada in tasse ma che ne debba rimanere almeno il 50% al contribuente per spenderlo come gli piace, per poter pagare € 3000 bisognerebbe avere almeno un reddito di € 25.500 annui. Questo spiega perché esiste tanta evasione, perché il Fisco non permette la sopravvivenza dei cittadini ai livelli minimi e il cittadino che non vuole morire di fame, fugge.
A mio avviso, andrebbe considerato che non sarebbe l’evasione fiscale che provoca aliquote alte ma piuttosto sarebbero, più precisamente le aliquote alte, che rendendo impossibile la sopravvivenza al minimo, costringono il cittadino a creare lo spazio vitale perché altrimenti morirebbe.
Questa non è fantascienza, infatti il diritto alla vita è garantito attraverso il minimo vitale. L’Italia invece, non solo non lo fa ma tratta la materia fiscale in modo piuttosto repressivo, quasi a far sentire una colpa grave il desiderio di non morire di fame.
(Solo un esempio: http://www.italiaincrisi.it/2013/04/08/ecco-come-funziona-il-reddito-di-cittadinanza-in-svizzera-da-noi-nessuno-nessuno-rimane-indietro/ )

Andrebbero qui aggiunte alcune considerazioni ulteriori:

Acquisire il principio generale che non e’ legittimo il prelievo fiscale se e quando questo colpisce al di là della reale capacità contributiva. Infatti, la Costituzione parla di tassare in base alla capacità contributiva.
Quindi, come cittadini, dovremmo fare al governo e agli enti impositori, le riserve per le paure che vengono ingenerate in danno dei cittadini tutte le volte che si annunciano nuove imposte e/o nuove regole più restrittive senza far precedere ciò dal ricordare che tali provvedimenti saranno applicati solo a chi ha redditi verificati e realmente superiori al minimo.
A mio parere, questo comportamento farebbe crescere la spesa e non farebbe diminuire le entrate fiscali per il semplice motivo che eliminerebbe la causa prima della crisi attuale che non va cercata nei picchi dei debiti bancari, ma nella permanente forte riduzione della capacità di spesa della maggioranza dei cittadini. Aumentare la capacità di spesa dei cittadini significa eliminare la causa prima che genera la crisi. I critici di questa tesi keynesiana dicono che non si può fare perché si creerebbe inflazione: questo era vero nell’800. Nell’800 si creava inflazione perché non si riusciva ad accrescere la produzione al ritmo al quale cresceva la liquidità. Oggi invece la capacità produttiva tende a crescere più velocemente della capacità di accrescimento della liquidità dei consumatori, e quindi si ha recessione e deflazione, con chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro, fino a distruggere la capacità di crescita della produzione e far venire finalmente inflazione insieme alla recessione. E non mi pare che questo possa apparire uno scenario attraente. Ma questo è il rischio vero che stiamo correndo se non accresciamo la liquidità a disposizione dei consumatori. Mi scuso se ho ripetuto più volte il medesimo concetto, ma mi è parso utile per contrastare il forte convincimento imperante che, sbagliando, sono in buona fede convinti che sia un errore aumentare la liquidità dei consumatori.
Oggi, aumentando liquidità non si crea mai inflazione (se non in misura minima e non dannosa) ma si creano soprattutto posti di lavoro, aumento dei consumi, e aumento della produzione.
Se qualcuno pensa che questo concetto non sia corretto, lo pregherei di volermi fornire degli elementi in grado di dimostrarmi l’eventuale tesi contraria.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

13/06/2013

art.033 – IVA e l’aumento previsto fra qualche giorno

Filed under: Italia,società — P.R.Pavia @ 7:28 PM
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IVA, tasse, crisi economica

inchiodati e fritti dalle tasse (all rights reserved)

Aumentare oggi  l’ aliquota IVA  ha solo un effetto  anti inflattivo, ma oggi, in un momento in cui non si sa proprio come far venire un po’ di necessaria inflazione (senza la quale moriremo tutti di disoccupazione) una simile mossa non può essere motivata con nulla di desiderabile e interessante.
Il Governo desidera accrescere le entrate fiscali? Per ottenere tale effetto serve ridurre le aliquote IRPEF  e ridurre anche le aliquote IVA,  oppure, se proprio ci si tiene a conservarle o accrescerle, occorre che lo scatto  percentuale del nuovo  aumento   sia interamente devoluto al comparto della solidarietà sociale.
Rendere tutti destinatari di un reddito minimo sufficiente, integrando il reddito che già hanno se non permette di vivere dignitosamente  o dando loro un reddito sufficiente da lavoro “sociale”,  se lavoro non hanno, è il solo modo esistente che sia realmente in grado di far crescere le entrate fiscali.
Non procedere in tal senso nel mondo di oggi significa: affermare di essere incapaci ed incompetenti in economia o dichiarare che si vuole ottenere una riduzione delle entrate fiscali ed un peggioramento della situazione economica.
Qui si tratta di dati acquisiti,  ed infatti ogni aumento di imposte si traduce in un numero sempre maggiore di suicidi e imprese fallite,  aumento del numero di nuovi disoccupati  e di conseguenza  minori consumi che si traducono a loro volta in nuove imprese che andranno  in crisi,  che chiudono e licenziano o delocalizzano.  Non serve aver fatto più della quinta elementare per capire che in tal modo verrà presto il momento in cui le imprese da far chiudere saranno finite; il momento in cui i posti di lavoro saranno pari a zero, il momento in cui il gettito fiscale sarà anche quello pari a zero sino a che non restando alcuna entrata ed alcun lavoro attivo non ci resterà più che di attendere di morire tutti di fame.

Preferisco fermare qui la critica e parlare ora in positivo e mostrare che vi sono speranze, ma soltanto se cambiamo modo di pensare.

Dobbiamo studiare  e poi realizzare un progetto teso a dare a tutti di che vivere ad una soglia minima, solo così l’economia si può riprendere. Altre vie non esistono e quelle che ci sono, diverse da questa  qui indicata, conducono tutte diritte verso un  ponte crollato sulle  rapide ed a una  grande cascata, dal cui fondo mai nessuno è tornato a dire cosa ci sia.
Se vogliamo evitare tale brutta fine ci conviene cambiar subito rotta. Per questo motivo, invece di alzare le aliquote dell’IVA si dovrebbe prima  stabilire quanto segue: qual è  la capacità contributiva?  Ovvero, occorre determinare il reddito minimo essenziale alla tutela della vita fisica delle persone,  un reddito minimo di base,  non tassabile, che tutti debbono poter avere e poter interamente spendere per vivere.
Dobbiamo liberalizzare l’iniziativa  lavorativa   fino al minimo non tassabile affinché chiunque possa mettersi, anche se con pochi mezzi a disposizione,  a svolgere un suo lavoro che gli consenta di mantenersi da solo.
Dobbiamo costruire e riadattare immobili dismessi del patrimonio dello Stato per trasformali in abitazioni popolari di piccola metratura da offrire a chi non ha un tetto, o non se lo può permettere,   con  un mutuo a riscatto di piccolo importo mensile che gli consenta di pagarsi nel tempo la sua casetta.
Dobbiamo garantire a tutti un tetto, e quindi non possiamo espropriare mai la prima casa, anche se essa fosse  intestata in modo indiretto per ragioni che a volte rendono questo inevitabile.
Lo Stato non ha il compito di reprimere la vita dei cittadini, ma ha solo il compito di aiutare i cittadini a vivere nel modo migliore possibile. I cittadini, dal canto loro,  hanno il compito di fare del loro meglio per rendersi autonomi ed utili a se stessi ed anche agli altri. Queste soltanto sono le regole che funzioneranno. Regole differenti non funzioneranno mai.

Se non si cambia immediatamente modo di pensare avremo l’ennesima autodistruzione dell’Umanità,  e se non si cambia subito strada, non dovremo attendere  molto tempo per vederci tutti precipitati giù dal ponte crollato che è davanti a noi.

Cambiamo indirizzo immediatamente,  formulando  un limite di reddito minimo di base indispensabile  alla  sussistenza,  e garantire tale reddito minimo a  tutti, anche a  coloro che pur lavorando non riescono a raggiungerlo, con una integrazione economica;  un tetto sulla testa accessibile e impignorabile  per tutti.

Fatto questo,  potremo tranquillamente occuparci di  tutto il resto.

(testo soggetto a diritti d’autore e non riproducibile in toto o in parte senza l’autorizzazione dell’autore)

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