Commentaria

05/12/2013

UNA GIORNATA PARTICOLARE DEL 1998

Filed under: pagine di diario — P.R.Pavia @ 10:23 PM
Tags: , , , ,
Il pezzo che segue riguarda una situazione drammatica, che contiene molti aspetti che da allora ad oggi, da eccezione si sono trasformati in realtà quotidiana di quasi tutti noi. Il finale, per quanto citi un ulteriore, ennesimo, questa volta piccolo inconveniente naturale, offre al dramma una via di uscita con un leggero sorriso che porta dall’attenzione al dramma di un sistema amministrativo ingiusto ed incapace di agire con la moralità che pretende dagli altri, al permettere di ritornare al mondo naturale e normale, non privo di problemi, ma nonostante questo più umano e accettabile della moralmente intollerabile indegnità del sistema amministrativo che trova normale non pagare i suoi debiti sia di denaro che di fare, abbandonando le sue vittime  a dover provvedere a spese, a volte, della propria vita, a pagare per conto di chi non fa ciò che per legge è dovuto. Il che non appare né legittimo né democratico come  dovrebbe essere. E il problema non è tanto che accadano gli errori quanto che non esista ancora una istituzione pubblica preposta a difendere i cittadini dagli errori del sistema. 

…Entri in un market con i soldi contati per acquistare qualcosa da mangiare. Sono soldi che arrivano dallo stipendio di tua moglie. Per fortuna lei ha ancora il suo lavoro, ma non basta più a pagare tutto, anche gli oneri d’azienda e tutto il resto – legali inclusi – però con quei soldi puoi ancora acquistare da mangiare, e non è cosa da poco.
Mentre sei lì, che giri tra gli scaffali, ti senti chiamare da una voce femminile e avverti lo sgarbo che è nel tono di quella voce. Certe cose si impara presto a percepirle.
Ti guarda fisso negli occhi che sembra volerti fulminare e ti dice davanti a tutti: “Sig. Pavia, vedo che sta bene!” (ne deduco che la frase vorrebbe dire che si stupisce che io sia ancora vivo o che abbia addirittura il coraggio di andare in giro a fare la spesa, dal momento che non pago le spese condominiali..)

Non pago le spese condominiali perchè, ovviamente, non posso pagarle, esattamente come non posso pagare il mutuo, non posso rimborsare gli anticipi alla banca, non posso cambiare l’auto, non posso andare dal medico e così via. Non posso, non ne ho colpa, non me ne faccio una colpa, ma poco importa. Però devo vedere, devo ascoltare, devo subire e devo sorridere mentre si offende, mi si umilia pubblicamente per causa e colpa della Pubblica Amministrazione Italiana che non ha fatto e continua a non voler fare il suo dovere.

Torno verso l’auto con la spesa. Mi sento scontento e depresso, distrutto. Mi consolo pensando che l’auto è in discesa e che per fortuna davanti a me è libero quel tanto che basta per avviarla ed uscire dal parcheggio. Sta cadendo qualche goccia di pioggia, e con il bagnato a volte non parte: dovrei farla aggiustare ma non posso neanche pensarci. A dire il vero, l’auto non è neppure mia, ma a chi me l’ha prestata non posso certo chiedere anche questo.
Quando arrivo vicino all’auto vedo un foglietto bagnato sotto il tergicristalli. Spero sia una pubblicità, e invece è una multa. Perché mai, mi chiedo? Poso la roba acquistata nel bagagliaio, e mentre l’acqua viene giù guardo di cosa si tratta e capisco. Ecco, il biglietto del parcheggio pagato l’ho messo nel portafoglio invece di metterlo sul cruscotto in bella vista, di conseguenza ora ho preso una multa che non mi serviva affatto!
Penso che potrei fare ricorso, ma so che non lo farò. E chi ne ha il tempo!?!
Penso che non dovevo commettere questo errore. Per darmi sicurezza che non mi accada di nuovo in futuro, provo a pensare in quale momento l’ho dimenticato, perché ho dimenticato, e poi ricordo… Stavo mentalmente componendo il testo per una nuova lettera alle Finanze per spiegare ancora una volta la nostra situazione e chiedere una soluzione urgente del nostro caso, prima che il danno divenga irreparabile.
Ma a chi posso reclamare per quei pensieri e per la conseguente distrazione e la relativa multa ricevuta, che ritengo ingiusta ma che devo subire perché non ho più neppure il tempo per difendermi anche da questa cosa?

Rimuovo il fatto: altro non posso fare.
Intanto uno mi aveva parcheggiato davanti, ma preso dai miei ragionamenti non me ne ero neppure accorto. Per fortuna la macchina è partita, nonostante la pioggia, e vado a casa. Sono fortunato perché qualcuno sta andando via e mi lascia un posto proprio davanti al portone di casa. Leggo un cartello: Vendesi posti auto.
Vendono posti auto proprio vicino casa e vorrei chiedere quanto costano, ma poi penso che non ho più un lavoro e non potrei acquistarne uno.

Scendo con i sacchetti della spesa e trovo dei signori sulla porta che cercano di spiegare qualcosa a mia suocera, che non capisce. Io, invece, capisco al volo: sono dell’ENEL. Dicono che devono staccare la luce per una bolletta non pagata; chiedono la ricevuta del pagamento effettuato oppure staccano. Uno dei due, che aveva fatto un sopralluogo per vedere come staccare dall’esterno se noi non li avessimo lasciati entrare, torna a dare man forte al collega. Mia suocera, poco meno di 90 anni, è un tipino fiero che non si fa calpestare da nessuno, oppone resistenza.
Chiedo gentilmente di sapere. Si calmano, mi spiegano, capisco e ricordo l’avviso di sollecito pagamento. Me lo vedo davanti e so che mia moglie è andata a pagarlo il giorno prima, ma lei è ancora al lavoro e non so dove sia la ricevuta.
Le telefono: è appena uscita dal suo ufficio. Una collega la chiama, lei arriva al telefono: la sua voce scintillante è la prima cosa positiva che mi capita dopo tanti contrattempi e pensieri cupi. Mi dice: “Sì, ce l’ho io, tra un quarto d’ora son a casa”.
Gli operai dell’ENEL si guardano in faccia, poi, forse per non aspettare (anche per loro è ora di pranzo), mi chiedono di far leggere a mia moglie i dati della ricevuta che a loro servono.
Bianca lo fa e loro sono a posto così; si fermano ancora un momento e io gli racconto un po’ una sintesi della mia storia e situazione.
La conversazione si chiude però con una storia di uno dei due, che mi racconta un fatto capitato a suo zio. A quanto dice, anche a lui era capitato un fatto simile al mio e altrettanto grave, e mi mostra tanta solidarietà perché egli capisce bene cosa significhi trovarsi in una simile situazione. Poi se ne vanno.

Finalmente sono a casa e posso chiudere la porta. Vorrei sentire il Tg, posare l’ombrello al posto giusto, ma prima c’è da mettere la spesa in frigo. L’occhio mi corre ai sacchetti e noto un particolare: un cartoccio bianco che sporge ma che non dovrebbe. Ha il bordo sbocconcellato – che strano… era intero! – poi capisco. Accidentaccio, il gatto! Sì, questo era il rumore che avevo percepito mentre temevo di dover restare al buio per due giorni, tanto ci vuole al riallaccio! Questa poi, proprio non ci voleva: il gatto! Profittando astutamente del sit in degli addetti ENEL, si era fregato il prosciutto cotto. Per fortuna il cartoccio è confezionato in due strati, il primo è andato, ma il secondo è ancora intonso ed integro. E va bene, avremo la luce però faremo un po’ di dieta, il che non farà poi tanto male.

Mentre sto per spegnere la luce dell’ingresso, mia suocera mi indica una busta voluminosa sul tavolo.
È una raccomandata. Mi cala un po’ la pressione. Mi sostengo e guardo da dove arriva. Non si capisce ma intuisco, in fondo me lo aspettavo. Ora non la voglio aprire, ma deve essere da Moneglia: è l’ingiunzione di pagamento per le spese condominiali non potute pagare. Prendo la busta e cerco di non mostrare allarme
Per noi questa cosa è grave ma non possiamo farci nulla. Se prima la Pubblica Amministrazione non ci restituisce il nostro diritto a lavorare, e quindi a vivere, perderemo tutto e forse anche la vita, ma in casa devo fingere di nulla e non devo pensarci altrimenti farei preoccupare chi mi sta intorno.

Spero solo che il Cielo ci aiuti.

Annunci

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.