Commentaria

30/04/2011

Il vento dello Spirito: ricordo di Papa Giovanni Paolo II

Accoccolata sul divanetto della mia stanza da lavoro, tra le piante con cui parlo, il mare gonfio e grigio, le bandiere a mezz’asta sul tetto della stazione dei Vigili del Fuoco e la mia banale quotidianità, attraverso una piccola televisione appoggiata su un tavolo, mi arrivano le immagini del rito funebre che accompagna all’estrema dimora il nostro Papa.
Le sirene di tutte le navi del porto lo salutano all’unisono.
La telecamera insiste sulla bara coperta solo da un Vangelo aperto e quella immagine non riesco ad avvertirla come estranea al mio piccolo universo domestico. Questo Papa è ormai diventato uno di casa, una presenza che da anni entra quasi quotidianamente nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle città, nelle istituzioni, nei paesi, nei continenti e anche ora è lì, come sempre, a catalizzare la nostra attenzione…
Il vento la fa da padrone in Piazza S. Pietro e comincia a sfogliare le pagine del Vangelo.
Nessun regista avrebbe potuto pensare una scena del genere per descrivere la vita e la morte di un uomo.

Alcune parole mi vengono alla mente:
“Ciò che è generato dalla carne è carne e quel che nasce dallo Spirito è spirito…
Il vento spira dove vuole e ne senti la voce; ma non sai né donde venga né dove vada;
così è ognuno che è nato dallo Spirito… (Giov. 4,6-8)

Il vento è simbolo della forza dello Spirito Santo che governa le pagine del libro della nostra vita. Le gira, le sfoglia; a volte sposta le pagine verso i capitoli seguenti e leggiamo cose nuove, a volte spinge le pagine indietro così che siamo costretti a rileggere nella nostra storia passata, forse perché non avevamo capito bene il significato di ciò che vi era scritto.
Come pagine di un libro, i nostri giorni terreni vengono sfogliati sotto l’azione dello Spirito.
Poi, un colpo di vento più forte e il libro si chiude.
Non c’è più nulla da leggere. Resta solo il ricordo.
Su una cassa di legno, un libro dalla copertina scarlatta nasconde ai nostri occhi le sue pagine ma resta appoggiato lì, sulla parte sinistra della bara, all’altezza del cuore ..

(09 apr 2005)

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21/07/2008

La vita tra cuore e ragione

Da poche settimane è mancato un mio congiunto, e anche per lui è stata necessaria una scelta dolorosa per i famigliari: quella di evitare l’accanimento terapeutico, in una situazione gravemente compromessa, che inevitabilmente in poco tempo l’avrebbe comunque portato alla fine.
Sentito il parere dei medici curanti, provata anche una sorta di alimentazione forzata, quando abbiamo capito che per nutrirlo ci sarebbero voluti interventi ancora più invasivi e dolorosi, abbiamo fatto la scelta di lasciare che la natura facesse il suo corso..
Ossigeno, liquidi per idratare, assistenza continua, tanto rispetto, un grande amore. E il silenzio. Un silenzio che ha avvolto come una tenera coperta la fase finale di una vita.

E’ stata una scelta fatta nel privato della famiglia, nessuna reclame, nessuno schiamazzo. Ciascun famigliareha affrontato il dolore, il senso di impotenza e il peso della decisone secondo il proprio carattere..

Non c’è stato molto da dire, e neanche ora c’è molto da aggiungere.

Le parole erano state spese tutte prima, quando ancora si cercava di combattere, o almeno di patteggiare una tregua con la progressione della malattia.

Quello che voglio dire, e mi riferisco anche a temi di attualità che hanno aperto un acceso dibattito sociale, è che in situazioni estreme, irrisolvibili e senza ragionevole speranza del benché minimo accenno di ripresa,la decisione tra il prolungare una parvenza di vita e la morte non spetta all’uomo, ma dovrebbe essere quelladi lasciare che la natura, nella sua saggezza, faccia il suo corso stabilito.

Sembrerebbero parole dette da chi è legato a delle convinzioni religiose molto radicate, in realtà in questa mia convinzione ho trovato il punto di incontro tra cuore e cervello, tra fede e ragione.

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