Commentaria

03/07/2010

Talebani tra noi..

Filed under: Corte Cassazione,emancipazione femminile,Italia,riflessioni,sentenze,società — M. Luisa Cinque @ 2:18 PM

Un senso di disagio fortissimo mi crea la notizia della sentenza di Corte di Cassazione n. 25168 – VI sez penale – emessa per un caso di violenza e maltrattamenti subiti da una donna da parte di suo marito,  il quale già in primo che in secondo grado di giudizio era stato ritenuto colpevole e condannato a 8 mesi di carcere. (v. articolo completo su rainews24 )

Tale sentenza ha annullato i due giudicati precedenti,  e  ha aperto un’autostrada a 4 carreggiate all’uso impunibile della violenza dell’uomo sulle donna se queste “hanno un carattere forte”, se esse cioé non si fanno intimorire dai mariti maneschi, se pur subendo maltrattamenti,  si vanno a far medicare al Pronto soccorso, sopportano in silenzio, e  rinunciano alla denuncia.
Per cui:
A) Se una donna subisce in silenzio, magari rinuncia alla denuncia significa che poi tanto male non le è stato fatto, quindi non può essere considerata una vittima. Ovvero, se una donna  adotta un  atteggiamento remissivo, che ben lungi dall’essere una manifestazione di forza di carattere, potrebbe essere dettato da paura, debolezza o da altre ragioni,  vuol dire che non c’è stata violenza o maltrattamento tale da doversene lamentare.
B) Se invece ella cerca di difendersi e di far valere le sue ragioni viene accusata di avere un carattere forte, quindi  di essere essa stessa la causa del maltrattamento subito, e che tali violenze o maltrattementi non abbiano una forte incidenza nella sua vita, quindi non è una vittima.
Così, per assurdo, si potrebbe arrivare al concetto di “punibilità” delle donne che abbiano un carattere “forte”,   tale da poter essere considerato un elemento provocatorio che scatena la reazione violenta dell’uomo,  il quale potrebbe invocare  un diritto  che la legge non gli consente, ovvero  di usare la  violenza “per fini educativi” o correttivi.
Mi vengono in mente le battaglie civili che si sono fatte, e ancora si fanno, in sedi istituzionali nazionali ed estere per permettere alle donne di essere considerate alla pari dell’uomo in tutti i campi del sociale, le cosiddette quote rosa in politica…
Mi vengono in mente le campagne di Pubblicita Progresso con la faccia tumefatta di una donna che diceva di aver sbattuto contro lo spigolo di una porta, e che invitavano a denunciare le violenze subite..
Quale donna ora troverà il coraggio di farlo? Quante altre donne dovranno essere ammazzate da padri, mariti o compagni violenti, che sanno ora di poter scaricare sulle proprie vittime la responsabilità delle loro azioni?

In filigrana, dunque, questa sentenza svela le contraddizioni della nostra società.
Finalmente si capisce perchè la donna, a parità di livello, sul lavoro viene mediamente pagata meno e rivela la persistenza perniciosa, in casa nostra, nella culla dell’Umanesimo e del Diritto, di una mentalità ancestrale che non accetta la parità di diritti tra i sessi, quella stessa mentalità che diciamo di voler combattere in Paesi che impongono burqa e considerano lo stupro e la violenza sulle donne come un fatto di irrilevante gravità.
Le lapidazioni e le fustigazioni, le mutilazioni genitali, la soppressione delle figlie femmine di fatto o per inedia, l’impedire l’accesso alla scolarizzazione e alle cure mediche alle donne vengono di conseguenza, sono pensieri – figli legittimi di una mentalità che credevamo di aver superato e cancellato.

Oltre la portata sociale e morale di tale sentenza, mi chiedo se essa abbia almeno un fondamento giuridicamente valido.
La nostra Costituzione recita come segue:

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità,
e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale
e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali.

Non vado a scomodare il Codice civile e penale perchè bastano questi due articoli per poter affermare che la sentenza in questione è assolutamente illegittima perchè anticostituzionale. E questo i giudici dovrebbero saperlo bene..

Allora perchè una sentenza tanto discutibile quanto vergognosa?
I giudici si sono fatti interpreti di una sorta di fascinazione subita dall’Occidente alle usanze di altri Paesi, quegli  stessi paesi cui vogliamo portare la libertà, il diritto e la cultura occidentale?
E’ forse una sentenza che, in nome di una sempre maggiore integrazione sociale e culturale delle persone in una società multietnica, vorrebbe far sentire a casa loro tutti coloro che per abitudine secolare usano la violenza sulle mogli e sulle figlie femmine, fino a sgozzarle come capretti se esse osano la ribellione  alle vessazioni?
E’ stato semplicemente un gran  colpo di calore che ha fuso e confuso le menti dei giudici?
Cerco di scacciare dalla mia mente le ipotesi peggiori ma non ci riesco…

Tempo fa leggevo una frase  che mi ha colpita:
“Attualmente, la principale  causa di morte sul pianeta è dovuto al solo fatto di essere nata donna”

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