Commentaria

29/05/2010

Provvedimenti in materia di invalidità civile nella finanziaria – Lettera al Presidente della Repubblica

Filed under: handicap,Italia,problemi,società,Uncategorized — M. Luisa Cinque @ 11:25 AM

Spedita al Presidente della Repubblica in data odierna e al Ministero degli Interni.

Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei affinché  voglia impedire una grandissima ingiustizia
che si verificherà nel nostro Paese se  passerà il provvedimento di innalzare le percentuali  per ottenere  il riconoscimento ad aver diritto  ad una pensione di invalidità civile.
Tale provvedimento,  di cui si parla nella prossima manovra finanziaria,  potrà avere una qualche rilevanza in termini di  risparmio, ma contribuirà a colpire duramente quella fascia di cittadini che necessitano invece di  maggiori attenzioni e cure poichè sono doppiamente provati sia dalle evidenti difficoltà  del momento che da uno stato di salute, di fatto,  seriamente  compromesso.

Mi riferisco a quella fascia  “border line” di handicap,  quella che, per intenderci, lascia una percentuale minima di residua di abilità  tale da permettere teoricamente di inserirsi  in qualche maniera nel mondo del lavoro e godere così  di una  autonomia economica.
Tutto questo nelle buone intenzioni dei legislatori ma la realtà, Sig. Presidente, è diversa.
Attualmente, chi ha un handicap fisico, anche in presenza di residua abilità,  non ha praticamente alcuna possibilità di trovare lavoro, nè nel settore privato vista come è strutturata l’impresa media italiana, nè nel pubblico  per le note difficoltà ad accedervi  seguendo percorsi ordinari. E se si superano non i 40-50 anni di età ma anche solo i 30,  le difficoltà diventano insormontabili.
Le liste speciali appositamente create per l’avviamento al lavoro dei  “diversamente abili” non funzionano e non hanno mai funzionato a dovere. Questa  è  la realtà del nostro Paese, e Lei sa che ciò che affermo è vero perchè Lei vive e conosce profondamente l’Italia.
Coloro che  attualmente si vedono riconosciuta una  percentuale del 74-75%  con il diritto ad avere una pensione di invalidità – ben poca cosa ma sicuramente un aiuto per le necessità che un handicappato ha per vivere con un minimo di dignità,  anche in seno alla propria famiglia – in un prossimo futuro, se passerà il provvedimento,  ad un eventuale controllo di verifica e con la stessa percentuale si troveranno ad essere  ufficialmente e “miracolosamente” validi e abili. Ma questo solo sulla carta. Nella realtà, la propria situazione non cambia affatto. Anzi, può solo peggiorare.
Ben vengano dunque i controlli a tappeto, ben vengano maggior rigore e attenzione, ma Le chiedo di non permettere che la crisi  attuale tocchi anche le fondamenta della solidarietà, del diritto, della giustizia nel nostro Paese, e disumanizzi  la nostra società. 
Per tanto, mi rivolgo a Lei che rappresenta  la massima Autorità del Paese  per chiedere di impedire che di fatto “vengano messe le mani nelle tasche dei cittadini”  – specificatamente  di cittadini che invece andrebbero aiutati maggiormente e tutelati.
Unisco la mia voce a quelle dei tanti che temono  fortemente  le ripercussioni gravissime di un provvedimento iniquo, ma soprattutto vorrei che la mia voce possa essere quella dei tanti invalidi che voce non ne hanno, che non hanno protezione, che non sanno a chi rivolgersi nè cosa fare.
Grata per la Sua attenzione, distinti saluti

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11/07/2008

La disavventura del cavalier Grillo

Si da il caso che in Italia ci siano tanta persone che hanno idee, volontà, capacità, serietà e intelligenza (per fortuna che ci sono!) ma che vivono nell’ombra.
Poi ve ne sono alcune che,  più o meno in buonafede, pur di acquistare un po’ di visibilità, salgono su un cavallo, si sistemano in sella e cominciano a cavalcare.
Finché riescono a stare eretti, si credono dei cavallerizzi provetti, e la gente li osserva. Dopo un po’ di tempo però la gente perde interesse nel vederli andare al passo e volge la testa altrove. Allora per riguadagnare l’attenzione occorre cambiare l’andatura, sperando che il cavallo risponda sempre docilmente ai comandi.
Ma il cavallo, si sa, è un animale sensibile, spesso ombroso e con una buona dose di indipendenza: un cavallo non può mai dirsi completamente addomesticato.
Così succede che il novello cavallerizzo, sempre più convinto di avere il polso della situazione, decide di lanciarsi in una vigorosa galoppata. Sprona il cavallo, molla le briglie e in breve si ritrova a non poter più controllare nulla, anzi diventa egli stesso vittima del suo errore di valutazione.
Questo è ciò che è capitato al cavalier Grillo in quel di Roma, durante il “No CavDay”
Una manifestazione che voleva essere di denuncia e di protesta è invece degenerata nei termini e negli intenti, tanto che alla fine hanno preso le distanze anche chi l’aveva sostenuta e vi aveva partecipato.

Personalmente non ce l’ho con Grillo: qualche merito bisogna pur riconoscerglielo e un capitombolo può sempre capitare quando ci si espone, soprattutto quando si manca di stile e spessore culturale (ora è anche in miglior compagnia, da che Di Pietro è venuto a dargli man forte ….)
Io ce l’ho con chi, pur di ottenere facile consenso non si è reso conto che c’è una certa differenza tra una manifestazione di protesta e una piazzata.
Spingere al galoppo il cavallo può essere esaltante ma è anche pericoloso. E se capita di cadere, molto facilmente ci si ritrova soli.          

 

 

27/06/2008

Immagine Italia

Filed under: Estero,idee,Italia,società,Uncategorized — M. Luisa Cinque @ 7:40 PM
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Una proposta: perchè non prendiamo le impronte digitali di tutti, adulti e bambini, italiani e stranieri?
Senza troppe cerimonie, una volta che si prendessero le impronte digitali di tutti, non ci sarebbe più alcuna discriminazione. Così si creerebbe una banca dati che consentirebbe alle forze dell’ordine di poter dare con molta più facilità un volto a chi commette un crimine.
In fondo cosa ci sarebbe di male?
Saremmo schedati?
Perchè, ora che succede?
Di ciascuno di noi si sa di tutto e di più, e la maggior parte dei dati sensibili sono ormai pressocchè pubblici e facilmente reperibili, in barba alla tutela della privacy.
Che le impronte digitali siano dunque a corredo dei nostri dati personali e nessuno avrebbe più nulla da eccepire!

A proposito di obiezioni… Ma avete fatto caso che da qualche tempo in qua, sempre più spesso e con maggior veemenza, leggiamo i commenti di uomini politici esteri o di organizzazioni internazionali che fanno la voce grossa e stigmatizzano le faccende di casa nostra?
Il figlio di Gheddafi protesta per la ventilata ipotesi di Calderoli quale Ministro degli Esteri. A momenti non sapeva neanche Berlusconi dove piazzarlo nel nuovo ordinamento governativo, e già qualcuno si faceva sentire…
Poi ci si è messa la Spagna che con l’accusa di razzismo esplicitamente indirizzato al nostro Paese, rischiava di far scoppiare un incidente diplomatico.
Non occorre avere lunga memoria, per ricordare come solo qualche settimana fa, Bush davanti alle telecamere italiane affermava che in linea di massima non avrebbe avuto nulla da ridire nel far entrare l’Italia nel gruppo dei 5+1 per condurre le trattative per lo stop al nucleare con l’ostico Iran. Alcuni giorni dopo l’Italia si è vista esclusa dal tavolo delle negoziazioni (in questo modo ci hanno evitato il sonoro: No, grazie! ricevuto dai negoziatori sulla faccia come uno sganassone dal portavoce di quel simpaticone di Ahmadinejad, ma certo questa esclusione è il segno della considerazione di cui godiamo all’estero).
Forse Bush non aveva nulla da ridire, ma gli altri 5 sì!
Ora ci si mettono l’UNICEF, la Commissione Europea che puntano irati e scandalizzati il dito contro l’Italia per la questione delle impronte dei bambini rom..
C’è ancora qualcuno che chiede la parola per sindacare sui fatti nostri?
Avanti, c’è ancora posto!

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