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Diario di viaggio: il bottone

Eccomi seduta al mio posto! Il treno ha avuto 25 minuti di ritardo, ma ora ci sono!!
Non c’è molta gente in questa ultima carrozza. Sistemo la valigia e mi lascio cadere, felice e soddisfatta sulla poltroncina… PLOP!!
Nel sedermi, la stoffa della giacca si tende e parte un bottone! Mi sembra di vedere la traiettoria che compie, andandosi ad infilare in qualche spazio tra la mia poltrona e quella immediatamente accanto.

Poco male: cerco di recuperarlo.. Che ci vuole? E’ lì!! Deve essere lì! Al massimo può essere caduto per terra, ma di sicuro è lì…

Cerco, frugo un po’ alla cieca ma il bottone non lo trovo.
Qualche viaggiatore comincia a notare la mia ricerca e mi osserva..

Non c’è nessuno che non si faccia notare con più efficacia di chi non lo vorrebbe!
Cerco di assumere un’aria “sportiva e rilassata” ma intanto continuo, discretamente, a cercare il bottone birbantello… Nulla da fare..
In compenso, durante la mia ricerca mi faccio una cultura su ciò che si nasconde negli oscuri anfratti dei sedili di un treno Intercity. Nell’ordine: una bottiglina di plastica compattata e ridotta a pizzetta, un pacchettino di crackers sbriciolati; un pezzo di foglio di giornale piegato; vari fazzolettini di carta e 3 linguette di barattoli di bibita.

Del bottone, nulla!! Scomparso, sparito, svaporato, dileguato, fuggito..

La faccenda comincia ad indispettirmi però mi consolo dicendomi che in fondo è solo un bottone. Va bene, mi spiace, ma in fondo, dico io, è solo un bottone. Non me ne farò una tragedia..

Tutum tutù…. tutum tutù …. Tutum tutù…. tutum tutù ..

Il treno va verso la sua meta e io non ho bisogno di quel bottone, provo a pensare. Anzi, quasi quasi mi fa piacere, così ho una buona scusa per cambiarli tutti. Ne prenderò di più belli..
Ok, ok non è vero!!! Mi rode (e tanto) il pensiero di quel maledetto che è riuscito a nascondersi così bene…
Proverò a distrarmi facendo un cruciverba..
25 vert: Il nome di Stoppani … Chi cavolo è Stoppani?? (Il bottone è lì…)
14 orizz.: Piccola peste … Entra bene la parola “monello” .. (Il mio bottone…)
Mi annoiano queste parole incrociate: passiamo allora alle crittografie..
13= a; 21=b; 2=c; 10=p; 8=i (forse)
P.. I.. P… P.. A….C…I ?
Uhm, mi sa che qualcosa non va…
E’ il mio bottone che non va, altro che il cruciverba!!

Idea!!! Vogliamo scommettere che ho visto male quale traiettoria abbia preso il bottone e questo sia caduto non tra i due sedili ma invece dietro la poltrona?? (Ormai è una questione personale tra me e il bottone.)
No, scommessa persa. Neanche dietro il sedile c’è.
In compenso ho le mani sporche lerce.
Siamo quasi a Grosseto. Nel mio scompartimento sono andati via tutti. Credo che l’abbiano fatto a malincuore perché non sapranno mai cosa stessi cercando con tanto affanno.
Ok! Sono sola. Ora è il momento, bello mio. A noi due!
Mi inginocchio e con un accendino in mano faccio luce sotto il sedile per controllare meglio.. Nulla.. nulla.. nulla..

Ci sono momenti nella vita di una persona nei quali bisogna arrendersi all’evidenza e accettare la sconfitta, fosse pure da parte di un bottone. E’ soprattutto una questione di convenienza: se ci si rassegna almeno si risparmiano energie e non ci si fa il sangue marcio.

Tutum tutù…. tutum tutù …. Tutum tutù…. tutum tutù… tutuuuuuuuuuuuu….
Civitavecchia… Tutum tutù…. tutum tutù….

Entra un uomo nel mio scompartimento e si siede di fronte a me.
Ho smesso di contorcermi, ho smesso di cercare. Fra poco arriveremo a Roma e le nostre strade si divideranno: il bottone proseguirà non so verso dove; io scenderò a Roma-Termini…
Si sente una voce femminile che annuncia: “ TRA POCHI MINUTI ARRIVEREMO ALLA STAZIONE DI ROMA TERMINI… NEXT STOP: ROMA TERMINI. VI RINGRAZIAMO PER AVER VIAGGIATO CON NOI.“
Il tipo mi guarda armeggiare rassegnata con sacchetto di viveri e valigia. E’ tutto pronto ma mi siedo di nuovo…
Il treno entra in stazione. Rallenta sempre più… Poi, con un ultimo sussulto, una specie di colpetto secco e deciso, si ferma completamente.

Ed ecco, come per magia, apparire il bottone, proprio vicino al mio piede.

E’ lì!! Brilla nella sua doratura e sembra quasi contento…
Probabilmente il movimento del treno deve averlo pian piano fatto uscire dal suo nascondiglio e la frenata in stazione l’ha fatto sbucare fuori.
Lo guardo storto: è inutile che faccia l’innocentino.. Però, in fondo, sono contenta di rivederlo e mi scappa un’esclamazione di allegra sorpresa..
Lo raccolgo e lo metto in tasca in tutta fretta, mentre mi accingo a scendere.
Il tipo continua a guardarmi con l’aria interrogativa, molto interrogativa. Non chiede nulla per educazione, ma è evidente che avrebbe una domanda da farmi…
E io, con un sorrisetto disarmante, in tutta semplicità, gli faccio: “ Ci crederebbe lei se le dicessi che questo bottone l’ho perso a Genova e ora l’ho ritrovato a Roma?”

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