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Il 19

Il 19 è un pullman che dal ponente cittadino porta al centro città; io lo prendo spesso quando mi reco al lavoro. Nella parte posteriore ha due coppie di sedili che si fronteggiano. Credo che sia l’unico pullman in città ancora fatto così…

Moltissimi extracomunitari lo prendono, lingue di tante parti del mondo si sentono con maggior frequenza dell’italiano. Spesso si vedono passeggeri che siedono uno di fronte o accanto all’altro, pacificamente immersi nei loro pensieri, mentre dai vari notiziari televisivi veniamo a sapere che non di rado ci sono guerre e odi tra i loro paesi di origine.

Un giorno ho notato che i 4 posti erano occupati rispettivamente da una donna sudamericana, dai capelli nerissimi e il viso largo e tondo, fisico troppo oltre, di chili e di età, per la maglietta di un paio di misure meno del necessario e i jeans a vita bassa. Accanto a lei una ragazzetta esile, quasi filiforme dagli occhi a mandorla, forse una dei tanti cinesi che silenziosamente e laboriosamente hanno occupato il settore del commercio dell’abbigliamento a basso prezzo e scarsa qualità, poco adatto a gente mediterranea che non ha ancora rinunciato a fianchi, seni, pancetta pronunciata e cellulite sui glutei. Uno dei sedili di fronte era occupato da un ragazzo nero come la notte, che cercava di togliere dal passaggio l’ingombro di una immensa busta di plastica azzurra, rinforzata nei lati con del nastro adesivo da pacchi, colma di borse e strofinacci da vendere sotto qualche portico o su una panchina di qualche viale. Di lato all’africano, una donna dai lineamenti marcati, zigomi sporgenti, occhi chiari, acquosi e capelli giallastri, risultato di una decolorazione mal riuscita. Non ci voleva molto a capire che proveniva da uno di quei paesi dell’est europeo che fanno i conti con la novità di una qualche forma di democrazia piovuta loro addosso senza che fossero preparati, e soprattutto attrezzati economicamente per sostenerla. In piedi, in precario equilibrio, un magrebino dai capelli ricci e brizzolati coperti da uno zuccotto di filet biano, le guance scavate e pochi denti, con due o tre giacchette indossate l’una sull’altra e sopra ancora un gilet pieno di tasche gonfie di foglietti sparsi, tenuti insieme da degli elastici.

Nello spazio di circa un metro quadrato era rappresentato l’80% della popolazione mondiale. Sud America, Asia, Africa, Europa dell’Est; Mediterraneo….

Siamo saliti su questo pullman venendo da luoghi diversi, ci troviamo, noi gente sconosciuta, accanto a gente altrettanto sconosciuta, che si perderà di vista man mano che raggiungerà la meta cui è diretta e non si vedrà forse mai più, ammesso che i nostri sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.

Non so perché ma mi domando cosa avrebbe detto, vedendo questa scena, nonno Peppe, morto 16 anni fa alla veneranda età di 92 anni. Il suo spirito acuto avrebbe certamente commentato sagacemente quella situazione o forse avrebbe ricordato quante sue conoscenze giovanili avevano fatto valigie e fagotto, la cosiddetta “mappata”, per tentare la fortuna “in terra all’America” lasciando moglie e figli al paese, con la promessa di tornare con una piccola fortuna, oppure di chiamarli a sé, una volta trovata sistemazione. Molto spesso invece, dopo i primi anni, i contatti diventavano sempre più rari, i soldi non arrivavano più con puntualità perché “in terra all’America”, oltre a qualche dollaro sudato, qualcuno aveva trovato una donna e si era rifatto una vita.

Ora il nostro Paese è diventato, per tanti disperati, la loro “terra d’America” ma senza possederne quelle stesse potenzialità…. E questa è la realtà che genera tutti gli altri problemi che ne derivano.

Intanto il 19 continua il suo tragitto e d’un tratto mi accorgo che la donna slava, la cinesina, il marocchino e il ragazzo nero come la notte nera con la sua busta piena di paccottiglia sono già scesi..

Li immagino ingoiati nei vicoli scuri e puzzolenti di questa città che ha scelto di offrire loro il proprio ventre sfatto, quello che una volta era dei marinai e dei bordelli, degli artigiani e dei ricchi mercanti e banchieri, degli ubriachi e dei monaci questuanti.

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