Commentaria

Il piacere di scrivere

Qualche tempo fa, mi sono capitati in mano alcuni vecchi floppy nei quali ho ritrovato delle cose che avevo scritto in passato e che avevo quasi dimenticato. Me le sono rilette con interesse per capire se, e come, fossero cambiati il mio modo di pensare e di scrivere.
Ho fatto le mie considerazioni e poi mi sono chiesta: ma tutto questo lavoro, paginate e paginate di scritti, lettere mai giunte a destinazione, altre invece spedite ma, alla luce degli eventi, rivelatesi inefficaci, appunti, riflessioni che senso hanno avuto?
Scritti che nessuno ha letto o leggerà mai perchè certamente non avevano la pretesa di cambiare il corso della storia, a chi erano destinati?
E ancora… Da quando ho questo blog e ancor prima, quando per anni ho amministrato un forum con una mansione che definirei di “coordinatrice editoriale”, spesso mi sono domandata, e mi sono sentita chiedere dai miei “redattori” se davvero valeva la pena continuare a scrivere, specie in quei momenti di delusione e di scoraggiamento che capitano di frequente, soprattutto quando forse ci si aspettava una maggiore partecipazione degli altri, e invece sembra che nessuno apprezzi e legga quello che ci è costato fatica, impegno, ricerche. La mia risposta è sempre la stessa: “Continua a scrivere, sempre e comunque perchè non si scrive per gli altri, si scrive soprattutto per se stessi”
I primi destinatari delle cose che scriviamo siamo noi. Se scrivessimo solo per far piacere agli altri si perderebbero l’autenticità e l’originalità del contenuto.
Inoltre, non si deve mai dimenticare che scrivere è una forma di dialogo sopratutto con la nostra parte più intima.

In genere, chi scrive molto ha vissuto dei periodi di forte interiorizzazione, i cui effetti, in una sommatoria di emozioni e sensazioni, per qualche verso devono venire a galla per essere esternate, quasi a volersene liberare.
Lo “scrittore”, in genere, non è un gran parlatore e usa la scrittura quasi come una terapia, quando non diventa davvero una cura per l’anima.

In ogni caso, sono convinta che le parole scritte partano da noi e a noi ritornino. Qualche volta nel loro cammino passano sotto gli occhi di altra gente: qualcuno le apprezzerà, altri le disprezzeranno, altri le dimenticheranno. Qualcuno le ignorerà.
Ma quando torneranno a noi chi mai potrà dire quali effetti avranno prodotto o produrranno?

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