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Le storie che finiscono…

quando una storia finisceLe belle storie che finiscono nascondono spesso qualche velata ingiustizia che ne ha minato le basi.
Sono quelle piccole prepotenze che si subiscono giorno dopo giorno, con un sorriso e a cuor leggero, dalle persone a cui sei legata da vincoli di affetto, di amore, di amicizia,di simpatia così che all’inizio non ti pesano più di tanto..
Sono piccole sopraffazioni nascoste nelle pieghe del quotidiano: non finiscono sui giornali, nessuno ne parla ma sono forse quelle più penose da vivere soprattutto quando ti accorgi che queste diventano via via più grandi e profonde, fino a compromettere gli equilibri di un rapporto…
I sintomi sono sempre gli stessi: i musi lunghi, i rimbrotti, gli scatti di nervi, le assenze, i silenzi….
Poi, un giorno scopri che da un po’ di tempo in qua, e non ti spieghi come mai, sembra che tu sia costantemente dalla parte sbagliata delle sue idee; qualunque cosa tu dica o faccia ti ritrovi ai margini.

E’ come se tutto ciò che fai, che dici e che pensi venisse costantemente schizzato via come l’acqua dal bucato durante la centrifuga della lavatrice .
Senti affiorare un disagio che non conoscevi prima, e con il disagio comincia il timore di essere la causa di quanto sta avvenendo. Cerchi di capire, di giustificare; ti interroghi ma intanto perdi stima di te stessa e sicurezza, e non prendi più alcuna iniziativa per paura di peggiorare la situazione..
Tutto intorno spuntano invisibili barriere: si parla a monosillabi; non si ride più.. Cominciano le dimenticanze, aumentano le distanze, ci si perde di vista….

Poi viene la fase delle indagini per la ricerca delle “colpe”: l’altro comincia a passarti ai raggi X in cerca di una qualsiasi tua mancanza che possa renderti “colpevole” mentre, alle tue spalle sta cercando altrove consensi e complicità alla propria versione dei fatti perchè sia ben chiaro che c’è un colpevole nella situazione che si sta creando….
E questa minuziosa ricerca porta sicuramente a trovare il difetto che ti marchia e ti condanna, perché si da il caso che tu abbia davvero dei difetti – per altro mai tenuti nascosti – che improvvisamente però appaiono insopportabili.
Molto spesso ti viene rimproverato di non essere stata capace di vedere la sua parte più profonda, forse talmente profonda da sfuggire a chiunque, interessato compreso; non hai capito, non sai leggere i suoi umori, le sue esigenze. Ti sei appiattita, non sai cercare nuovi orizzonti, pochi interessi condivisi, troppe distrazioni: insomma non sei più divertente..
Le frasi tipo di questo momento: “Sei cambiata…” “ Mi sento a disagio perché non c’è sintonia..” “Hai dei gusti orribili..” “Non mi capisci..” “Ho bisogno di qualcosa di nuovo..” “Il carattere sta venendo fuori e non mi piace.. “Mi deludi..” “Che posto occupo nella tua giornata?.. Dove vivi?” “Ora si usa fare così?..” “ Porti le cose sempre al limite estremo della sopportazione, anche le sciocchezze..” “Fai dei drammi inutili per tutto e non fai vivere..”
Quando poi arriva la frase: – Stai vivendo male – si può essere certi che la crisi è irreversibile. Il senso diventa assoluto e perfidamente sottile. Tu hai dei problemi quindi vivi male; io ti voglio bene e soffro per te che vivi male: dunque vivo male anche io di riflesso, e vivendo male io è inevitabile che stia male anche tu. Una sofferenza che continua ad alimentarsi giorno dopo giorno non è il modo migliore per vivere, e finirà per consumare qualsiasi sentimento positivo tra noi…
Ci sono vari atteggiamenti che possono essere assunti per chi ha deciso di non farsi carico di alcuna colpa per ciò che sta avvenendo, uno di questi è tentare di sdrammatizzare. “Non facciamone in dramma, la vita è anche questo, siamo cresciuti..” oppure “Non ti sei accorta, non sei stata attenta, non ti sei adeguata, non mi lasci spazi, non c’è dialogo, non mi aiuti..”

Quando l’altro avrà trovato il difetto, avrà trovato anche la scusa per giustificare le proprie insoddisfazioni o più semplicemente la caduta di interesse. Il proseguimento della faccenda è solo una scelta caratteriale.

Le storie che finiscono a questo punto sono arrivate alla fase delle recriminazioni, e la cosa più facile che può capitare è che ti ritrovi un dito puntato contro e una voce che ripete in ogni occasione: “tu.. tu … tu…” come un telefono occupato.
In realtà, chi accusa è alla ricerca di opportuni motivi per chiudere il rapporto, perché quello che dai e quello che l’altro vuole non coincide più, e non sempre si ha il coraggio o la voglia di affrontare in maniera diretta e sincera la realtà delle cose.

Se poi provi a far valere le tue ragioni, arriva inevitabile il momento della fatidica frase che ti inchioda: “Io sono fatto così!! Se non ti va bene…”
Il disprezzo contenuto in quelle parole prende potere e occupa tutti gli spazi disponibili del rapporto, anche quel posticino che credevi ti appartenesse, e nel giro di pochi attimi sparisci dal suo orizzonte…
Non sei un peso, non sei un ostacolo: semplicemente non conti niente…

Il ricatto che fa leva sui migliori sentimenti dell’altro è tanto banale quanto doloroso per chi lo subisce.
Ti lascia seduta su una sedia in compagnia delle tante domande cui vorresti dare risposte che non hai, mentre una parte di te sa bene come dovrebbe concludere la vicenda e lotta con quell’altra parte di te che non l’accetta. E il tempo che passi a farti sterili domande offre una dilazione alla rabbia, alla delusione, al vuoto che provi dentro, specie se ancora una volta cerchi di capire non tanto il comportamento di chi ti sta facendo soffrire, ma la ragione di questa tua stupida remissività.
Ti domandi cosa fare..
Ti domandi cosa non fare..
Ti domandi se valga la pena…
Ti domandi se credi davvero che sia solo un momento di difficoltà…
Ti domandi: “Posso reggere ancora per un giorno o due?”
Senza più storia e con poche speranze, aspetti solo che qualcosa cambi o accada …

6 commenti »

  1. Un’ottima e attenta analisi. Complimenti, ne condivido ogni aspetto!

    Commento di Benny — 22/11/2012 @ 11:42 AM | Rispondi

  2. capire perchè inizia una storia è un’ottima partenza per arrivare al perchè finisce. cosa succede nel durante è solo lo svolgimento della vita. quando inizia una storia si è troppo presi da ciò che ci si aspetta, dalla novità, dalla felicità che è l’avere in mano un biglietto vincente. essere innamorati è sempre un biglietto vincente ma nessuno dice che oltre al biglietto il premio lo devi conquistare superando mille prove e quella più ardua è l’appiattimento che a volte arriva per stanchezza, per abitudine o semplicemente perchè ci si accorge di volere altro. l’inizio e la fine di una storia hanno uno svolgimento standard più o meno, seguono un protocollo prevedibile. prima “attenzioni” anche per le piccole cose che vengono notate e annotate per valutare il livello dell’innamoramento dell’altro/a, dopo “disattenzione” anche per le grandi cose che vengono notate e annotate per stilare la lista che ciascuno poi apertamente o meno imputerà all’altro/a. la conclusione effettiva è ciò che ne viene fuori da tutta una serie di fattori esterni: l’educazione familiare, le regole sociali e religiose, le situazioni economiche, l’ambiente dove si vive, i progetti iniziati, etc etc… e… il libero arbitrio.
    detto questo, mi associo a benny

    Commento di marek — 24/11/2012 @ 1:47 PM | Rispondi

    • 🙂 10kiù for the approvation

      Commento di Benny — 24/11/2012 @ 1:57 PM | Rispondi

    • @ merek —> Cercare di capire da dove si è partiti, con quanto carburante nel motore, ed eventualmente quale meta si volesse raggiungere sono, in genere, valutazioni che si fanno con il senno del poi…

      Commento di M. Cinque — 26/11/2012 @ 2:58 AM | Rispondi

  3. All’inizio di ogni storia, breve o duratura che sia (come può esserlo un matrimonio) troviamo facili risposte alle nostre domande e forniamo ovvie risposte alle domande del partner. Via via queste domande (fatte o richieste) trovano sempre meno risposte e sempre meno ovvie. E’, credo, l’appiattimento di cui diceva Marek. Se cambiano le richieste e non abbiamo più feedbak dal partner, la storia è finita. Le risposte già date non valgono più. A prescindere dall’educazione, dalle regole sociali e religiose, dalle situazioni economiche, dall’ambiente dove si vive e dai progetti comuni. Si può continuare anche a vivere insieme, se permangono affetto e rispetto, ma la “storia” è comunque finita.

    Commento di Benny — 26/11/2012 @ 8:14 AM | Rispondi


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