Commentaria

11/07/2018

Auto elettriche, auto ibride

La Stampa Motori – l’Ue spinge per la diffusione. Ma per i costruttori “sono ancora macchine per ricchi”

Ho una vecchia vettura a benzina, un antiquariato affettivo,  e desideravo farle aggiungere un motore elettrico. Il posto c’è e pensavo che il problema ulteriore fosse avere solo il denaro, cosa questa oggi difficile.  Ho scoperto invece un altro ostacolo normativo che al momento appare insuperabile. La legge in vigore non permetterebbe di trasformare un’auto  in ibrido, ma permette di trasformarla in un’auto a sola trazione elettrica. Con una trazione solamente elettrica, il costo di installazione potrebbe dare un risultato praticamente non così conveniente, poca autonomia e difficoltà di ricarica, che in questo caso non sarebbe  più possibile fare attraverso l’uso del proprio stesso motore a scoppio. Chiedo quindi che qualcuno si faccia carico di far modificare la legge onde permettere tale, allora si, praticabile la trasformazione in ibrido con il vantaggio di poter  utilizzare la vettura nei lunghi percorsi con il motore originale e di poter utilizzare la medesima vettura  in città con il motore elettrico riducendo così non solo i costi di esercizio ma soprattutto l’inquinamento. Ciò creerebbe anche nuovo lavoro. Penso che questa ipotesi di soluzione non dovrebbe portare pregiudizio nella vendita del nuovo in quanto interesserebbe fasce di consumatori che nella maggior parte dei casi non sarebbe in condizioni di acquistare una nuova auto. Mi farebbe piacere avere dei pareri su questa proposta ed idea
Grazie.

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30/06/2010

Mare nostrum

Filed under: ambiente,inquinamento,Italia,mare,Marea Nera,petrolio,problemi,riflessioni,società — M. Luisa Cinque @ 10:39 AM
Invece di essere di monito e incentivo a  cercare con tutte le nostre forze delle alternative
energetiche più pulite, stiamo dimostrando nei fatti che la Marea Nera del Golfo del Messico non ci sta insegnando nulla.
 l’Italia si propone di attrarre le compagnie petrolifere svendendo letteralmente mari e monti, cioè un patrimonio nazionale che appartiene a tutti.
Per la sua  particolare configurazione geografica,  il Mediterraneo è una conchetta per pediluvio e se qualcosa va male (v. Luisiana)  l’Italia diventa responsabile dei danni ambientali non solo verso i propri connazionali ma anche anche verso altre nazioni costiere…  
Se io fossi il presidente di una Nazione costiera, tipo Albania, Slovenia, Croazia, Grecia  farei scoppiare un caso diplomatico. Invece temo che ci sarà la corsa all’emulazione…
“Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia. 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo, circa 11.000 metri quadrati. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all’isola d’Elba a quelle sarde di Oristano. La corsa al petrolio italiano e alla distruzione dell’ambiente e del turismo è un richiamo irresistibile per i petrolieri di mezzo mondo, inclusi ovviamente quelli italiani. E’ quasi uno stampede della corsa all’oro nero. Il presidente di Assomineraria Claudio Scalzi spiega che c’è “un certo disordine iniziale” compensato però dal “movimento che porta investimenti, royalties e vivacità”. Mi risulta che in Italia non è prevista la responsabilità delle compagnie petrolifere in caso di incidente. Le bandiere blu delle nostre coste diventeranno nere come il petrolio e sono, in realtà, già sulla buona strada. L’italia ha il maggior numero di siti non balneabili d’Europa.” ( tratto da: http://www.beppegrillo.it/ )

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